L’Arctic Circle Trail: un trekking di 10 giorni e 160 km nel cuore dell’Artico, in Groenlandia. Una vera e propria spedizione artica, in uno dei luoghi più remoti del pianeta 🇬🇱
In un angolo remoto del mondo, dove la natura selvaggia incontra la magia dell'Artico,
c'è un luogo che pochi osano esplorare.
Veramente tanta roba.
Un percorso che attraversa una delle terre più inospitali e spettacolari del pianeta.
E da qua sopra il panorama è mozzaffiato, cioè ci sono montagne con la neve, laghi enormi,
colori assurdi, boh questa spedizione mi sta piacendo sempre di più chilometro dopo chilometro.
Un viaggio in solitaria di 160 chilometri.
Da Kangerlussak a Sisimut, lungo il circolo polare artico.
In tre parole, Arctic Circle Trail.
Hanno iniziato a urlare Northern Lights, Northern Lights!
E siamo corsi fuori, c'era uno spettacolo in tutto il cielo.
Otto giorni di cammino nella tundra artica grollandese,
accompagnato solo dalla mia tenda e dalla mia macchina fotografica.
Una vera e propria spedizione.
Attraverso un silenzio interrotto solo dal rumore dei miei passi e dalla natura.
Finalmente posso dirlo, benvenuti in Grollandia!
Ciao a tutti e bentornati sul canale.
Oggi finalmente realizzo uno dei miei sogni e se mi conoscete da un po' saprete che tutti
i miei sogni si trovano nei pressi del circolo polare artico.
Raga ve la dedico tutta!
Oggi vi porto ad esplorare il luogo che più di tutti racchiude il fascino e la magia dell'artico,
la Groellandia.
Ma ovviamente lo faccio a modo mio, con un trekking di 160 km, l'Arctic Circle Trail.
La Groellandia, la più grande isola del mondo,
è situata tra l'oceano atlantico e il circolo polare artico, tra Nord America ed Europa.
Oltre l'80% del suo territorio è coperto dagli acciai,
il che la rende una delle regioni più remote e incontaminate del pianeta.
Nonostante il suo clima rigido, la costa occidentale della Groellandia
offre un paesaggio incredibilmente vario.
Fiordi, tundre e catene montuose che si alternano in un mosaico naturale di rara bellezza.
Ed è proprio in questa cornice selvaggia che si trova l'Arctic Circle Trail,
un percorso di circa 160 km che si estende da Kangerlusak a Sizimut,
attraversando il circolo polare artico.
Nel cuore della Groellandia, infatti, 50 km sopra il circolo polare artico,
si snoda uno dei trekking più selvaggi e affascinati del mondo,
che attraversa una delle zone più incontaminate del pianeta.
Il nome viene essenzialmente dal fatto che siamo sempre a cavallo del circolo polare artico,
ci troviamo sempre tra il 66° e il 67° Parallelo Nord,
e quindi siamo in piena regione artica,
tanto che tutta la vegetazione che vediamo,
tutto quello che c'è intorno a me in questo momento, è tundra artica.
Il trail attraversa una delle regioni più importanti della Groellandia,
che dal 2018 è anche patrimonio dell'UNESCO, la Sibisuit Nibisat,
che è stato il terreno di caccia per gli Inuit per oltre 4.000 anni,
e oggi rappresenta l'esempio perfetto di come il legame tra uomo e natura
in queste terre sia molto più forte di quel che sembri.
Una regione che collega l'oceano alla calotta glaciale,
ed è proprio qui che inizia il mio viaggio.
Sto camminando sulla seconda massa di ghiaccio più grande al mondo dopo l'Antartide, ed è incredibile.
Cioè, sembra infinita, sono milioni di chilometri quadri di ghiaccio,
e nient'altro che ghiaccio, ed è fantastico.
Adesso è settembre.
Per i groellandesi settembre è già inverno,
in effetti sta nevicando e ci saranno più o meno meno 5 gradi a pelle.
Però durante l'Arctic Circle Trail non dovrai trovare temperature così basse,
dovrai stare sempre tra i 5 e i 10 gradi.
Di notte forse potrebbe scendere sotto zero,
ma comunque le temperature dovrebbero essere un po' più gradevoli ai miti.
Non che mi dispiace il freddo,
anche perché con il giusto abbigliamento tecnico praticamente non si senta.
Anzi, è quasi piacevole.
Immaginate un vasto deserto bianco esteso fino all'orizzonte,
dove la terra si fonde con il cielo
e il silenzio è interrotto solo dal suono del vento artico che sferza la superficie del ghiaccio.
Questa è la calotta glaciale della Groellandia,
una delle meraviglie più imponenti e silenziose del nostro pianeta.
Estendendosi per quasi 1,7 milioni di chilometri quadrati,
una distesa quasi 6 volte più grande dell'Italia,
la calotta domina l'80% della Groellandia
e Point 660 è la porta d'ingresso per questa distesa glaciale,
a poca distanza dalla città di Kangaroosak.
Qui la strada finisce
e davanti a te si apre un deserto di ghiaccio che si estende a perdita d'occhio.
E comunque per un amante dell'arctico come me questi posti sono fuori di testa,
cioè questo posto è la fine del mondo, è incredibile.
Ti si riempie il cuore di un sacco di emozioni,
cioè passa tutto in secondo piano, il freddo,
la preoccupazione per quello che mi aspetterà domani quando inizierà il trail,
tutto quanto qua sembra superfluo davanti a uno spettacolo del genere.
L'Arctic Circle Trail però non inizierà qua sulla calotta ma dalla città di Kangaroosak.
A dire la verità questa avventura è iniziata ben sei mesi fa,
infatti pianificare l'Arctic Circle Trail è già di per sé parte della spedizione.
Da Kangaroosak a Sizinut, lungo 160 chilometri di paesaggi selvaggi,
l'ACT è uno dei trekking più remoti e affascinanti del mondo.
Per molti l'idea di completare questo trail è un sogno che richiede mesi di pianificazione e di preparazione.
La pianificazione inizia con lo studio attento del percorso.
L'Arctic Circle Trail è completamente privo di segnaletica,
il che significa che conoscere ogni curva del sentiero
e avere mappe dettagliate è fondamentale.
La navigazione si basa su dispositivi gps e mappe topografiche per orientarsi tra laghi,
valli e colline dove il paesaggio si ripete aperta d'occhio.
Ok questo ho deciso che sarà il luogo dove pranzerò, pranzo con vista anche oggi.
Comunque prima di iniziare a cucinare volevo parlarvi di questo che è il Garmin Reach.
Praticamente in questo trail non c'è copertura telefonica,
anzi è uno dei trail più isolati al mondo proprio perché
per tutta la durata del trail non c'è copertura telefonica.
Quindi utilizzo questo Garmin Reach sia per eventualmente dover mandare SOS,
quindi se dovesse aver bisogno di aiuto o succedesse qualsiasi cosa posso mandare un SOS,
e sia per comunicare con casa.
Infatti ho messaggi illimitati e anche previsioni meteo illimitate.
Questo è uno strumento veramente utile in situazioni come questa
dove sei praticamente in mezzo al nulla e dove il telefono non prende.
Ogni grammo conta quando si cammina nella tundra artica.
In questo zaino c'è tutto quello che mi serve per affrontare la natura groenlandese.
Kit di primo soccorso, sacco a pelo, tenda, vestiti ed ovviamente attrezzatura fotografica.
Ma di questo ne parleremo nel video in cui vi racconterò tutto quello che mi sono portato in questa spedizione.
Ora torniamo alla Groenlandia.
Kangerlussak, grande fiordo in Kalalissut, è l'inizio dell'avventura.
Un piccolo avamposto nel cuore della Groenlandia,
che segna il confine tra il mondo civilizzato e l'immensità selvaggia dell'Aptico.
Da qui il sentiero inizia, snodandosi verso ovest,
conducendo attraverso valli incontaminate,
laghi cristallini e paesaggi che sembrano essersi fermati nel tempo.
I primi passi da Kangerlussak ti fanno sentire come un esploratore,
dove l'impronta umana è quasi inesistente.
Ogni metro ti porta più lontano dal mondo moderno,
immergendoti in un'esperienza che al tempo stesso fisica e spirituale.
Il contrasto è affascinante.
Alle tue spalle il piccolo villaggio e il suono degli aerei che decollano.
Davanti a te una vastità silenziosa, dove regnano solo il vento, la terra e il ghiaccio.
Kangerlussak è il primo respiro di una lunga avventura,
una soglia che segna il confine con l'ignoto dell'Aptico.
Cioè, guardate in che posto magico, sono arrivato.
È ufficialmente iniziato l'Arctic Circle Trail.
Ho lasciato da pochissimo Kangerlussak.
Io ho intrapreso i 160 chilometri che mi porteranno fra circa 8-9-10 giorni,
in base a quello che mi sentirò a Sissimut.
Ora, come ora, sto seguendo questa traccia dei quad.
Fra un po' inizierà a sentire ovvero e proprio in mezzo a questa tundra artica
e solo dopo nemmeno 10 chilometri, cioè, è uno spettacolo.
Anche perché adesso è settembre, quindi a parte la temperatura che è abbastanza fresca,
infatti stanotte ha nevicato parecchio e le cime delle montagne sono innevate,
però i colori in questa stagione sono stupendi.
E poi sapete cosa succede a settembre, vero?
Che iniziano ad esserci, a queste latitudini, delle nottate abbastanza lunghe.
E quindi, non dico niente, però sì, sapete che sto pensando benissimo all'aurora boreale.
Se il tempo non fosse così, cioè tutto nuvoloso, magari sarebbe anche meglio,
però dai, direi che per ora è uno spettacolo.
Ho fatto i primi chilometri in compagnia di alcuni ragazzi ciechi,
nel senso della Repubblica cieca, non che fossero ciechi,
però loro piottavano parecchio perché volevano fare in cinque giorni,
quindi ora mi sono staccato, mi prendo una piccola pausa,
mi godo un po' la natura perché comunque anche questo bisogna fare, godersi questo trail,
non solo faticare.
Poi riprendo il mio umile zaino da 27 chili e mi rincammino.
Piccolo snecchino, come vista.
A dire la verità, ho già passato la prima AT, ma non mi sono fermato,
ho voluto continuare un po' anche nella seconda tappa, quanto è, sono il pomeriggio,
quindi penso di farmi ancora una decina di chilometri verso la seconda AT,
in modo da guadagnare un po' di strada per i prossimi giorni,
nel caso dovesse succedere qualsiasi cosa, pioggia o una tempesta,
che mi impedisca di fare tutti i chilometri prefissati.
Quindi sì, meglio portarsi avanti, meglio essere un po' previdenti,
anche perché qua nell'artico, come ben sapete, il tempo è imprevedibile,
quello che può succedere è veramente imprevedibile,
ma soprattutto c'è un silenzio assurdo ed è fantastico godersi questi momenti.
Anche una semplice pausa, il fatto di non avere lo zaino sulle spalle,
veramente tanta roba.
Comunque ci sono 5 gradi, però camminando ci si scalda parecchio,
cioè non dico che ci sia caldo, però no, in realtà c'è caldo, sono tutto sudato,
ora continuo senza giacca perché altrimenti mi squaglio.
Ed eccomi qui, dopo mesi che lo sognavo, tutto ciò è finalmente realtà.
Davanti a me solo il vuoto dell'artico, ma che per me contiene tutto.
Nessuna strada, nessuna traccia, solo un sentiero sottile che si dissolve nell'orizzonte.
Ad essere precisi, il sentiero dell'Arctic Circle Trail inizia proprio qua,
perché prima era più una traccia per i quad, quindi molto percorribile facilmente.
Adesso inizia il vero sentiero in mezzo alla tundra e ho la pelle d'oca dall'adrenalina.
È mesi e mesi che preparo questo trail, che studio le carte, che studio le mappe,
le tracce GPS, non sembra nemmeno vero di essere arrivati qua,
però adesso è meglio che mi sbrighi perché nonostante sia pomeriggio,
non vorrei mai iniziarsi a piovere.
E quindi adesso posso dire di iniziare veramente.
Ora che il sentiero è entrato veramente nel vivo, è iniziato anche il fango.
Adesso questa è una zona un po' tranquilla,
però fino a un chilometro fa c'era un sacco di fango e si sprofondava un sacco.
Però comunque i panorami restano la cosa in assoluto più figa, i panorami e soprattutto i colori.
I colori veramente mi stanno sorprendendo.
Il colore di questo rosso è tanta tanta tanta roba.
Poi il bello di essere da solo, tra virgolette,
uno dei pro di essere da solo è che posso fare pause quando voglio io,
quindi fermarmi a fotografare, fermarmi anche solo a godermi il palmaramo,
a godermi lo spettacolo di questa natura.
Quindi sì, mi sto veramente divertendo, va beh che è solo il primo giorno.
Ne riparliamo magari fra una settimana.
E man mano che i chilometri passano, il vento inizia a farsi più freddo.
La notte artica si prepara per avvolgere ogni cosa.
E quindi è arrivato il momento di montare la mia prima tenda,
quella che poi ogni sera diventerà una sorta di rito.
Però la prima volta è stato qualcosa di speciale e mi ha dato un sacco di emozioni,
non solo perché stavo creando un rifugio caldo per la notte,
ma soprattutto un luogo dove trovare sicurezza,
in una terra che mette a dura prova ogni incertezza.
Io ho trovato il post tenda per stanotte,
riva del lago così posso bere, lavarmi, eccetera,
e soprattutto cucinare.
E poi c'è questo spiazzo che sembra fatto apposta,
probabilmente c'è già piantato dando a qualcuno, però veramente figo.
È un po' fuori dal sentiero, saranno cinquantina di metri dal sentiero,
quindi se dovesse passare qualcuno non mi disturba nemmeno.
Anche se qua c'è tutta natura selvaggia, quindi non penso passi moltissima gente,
però oh.
E dopo c'è lo spettacolo di questo lago.
Si preannuncia una cena con vista e anche una notte con vista.
Speriamo si liberi anche il cielo,
perché sarebbe figo vedere qualcosa stanotte, ma non penso.
Si liberi più di così, è già tanto che non piova.
E ora si pianta la tenda e poi si inizia a cucinare.
Ed ecco qui casa mia per questa notte.
Adesso mi sistemo per bene tutto quanto dentro,
gonfio il materassino, eccetera, e poi mi metto a cucinare.
Comunque questa tenda è da due e in uno ci si sta larghissimi anni.
È quasi una villa extra lusso, quasi.
Che pace.
Per la cena di stasera scramble di uova e goulash di pollo.
Già dopo la prima notte mi era sempre più chiaro
che questo viaggio si stava rivelando sempre di più una vera e propria spedizione.
Comunque dopo una notte al freddo, sotto la pioggia,
non c'è niente di meglio che mangiarsi un bel pasto caldo per scaldarsi.
È veramente la fine del mondo.
E fra un po' comunque parto.
Inizia la seconda tappa dell'ACT, dell'Arctic Circle Trail.
Adesso smonto la tenda.
E stamattina mi sono svegliato così tantissimo freddo tutta notte.
Perciò fare colazione con qualcosa di caldo è stato veramente un salva vita.
E ora sta nevitando leggermente.
Le previsioni danno neve ancora per un'oretta,
però è meglio che parta perché sono già le nove di mattina
e oggi sono in menu 30 km, quindi sì, è meglio che parta.
E comunque finché nevica così non è un problema.
Ora devo attraversare tutta questa zona che è piena di laghi
fino ad arrivare al Lago Grand, dove c'è la Lat di Katifik, una delle più importanti.
E poi da lì, da lì vedrete.
Perché da lì si può o proseguire a piedi o, se sono fortunato, proseguire in canoa.
Ma quello lo vedremo più avanti.
Ora smonto la tenda e mi incammino.
Il bello dell'Arctic Circle Trail è che sei tu a decidere come gestirti i 160 km.
Puoi impiegarci 5, 6, 8, 10 giorni a seconda di come decidi il ritmo.
Durante il percorso ci sono una serie di hut che scambiscono i chilometri,
dei rifugi molto spartani.
Però con la propria tenda si ha una libertà totale
nel decidere dove dormire per godersi appieno la natura selvaggia grellandese.
Meno male sta finendo di nevicare un po', comunque c'è tantissimo freddo.
Ora riposo un po' la schiena.
Ho già fatto qualche chilometro, quindi un bello spedito,
anche se questa zona qua era tutta una palude piena di fango,
quindi ci ho messo un sacco a percorrere,
però adesso riposo un attimino la schiena perché i 27 kg si fanno sentire
e poi continuo.
Ecco, per esempio questa era una palude.
Io venivo da quel lago là, in realtà questa zona è pienissima di laghi.
Ho dovuto attraversare la palude e qua per fortuna siamo leggermente in montagna,
quindi non più palude.
Pausa per riposare un po' le spalle
e nel frattempo ne approfitto, siccome ha quasi smesso di nevicare,
in realtà sta ancora cadendo qualche fiocco, ma molto meno rispetto a prima,
e visto che c'è una bella vista,
ne approfitto per raccontarvi un po' cos'è l'Arctic Circle Trail.
In pratica è questo trekking di 160 km
che dalla città di Kangerlussuaq arriva a Sisimut in Grellandia
e questo è uno dei trekking più isolati del mondo,
non che sia anche uno dei più famosi.
Infatti non c'è copertura telefonica.
Io per avere delle comunicazioni sto usando un telefono satellitare
in modo da avvertire a casa che sia ancora vivo,
in modo da avere le previsioni mete e tutto quanto,
ho il mio Garmin Enrich e però è anche uno dei più frequentati del mondo.
Infatti ogni anno lo fanno quasi 1200-1500 persone
e sia ieri che oggi ho trovato tanta gente,
e tanta gente anche da Kangerlussuaq che o l'aveva finito o lo stava per iniziare.
Sicuramente la stagione più frequentata è quella estiva,
però ci sono dei pro e dei contro.
Infatti l'estate abbiamo il sole sempre,
perché abbiamo il sole di mezzanotte,
abbiamo temperature molto più miti,
quindi spesso l'estate non nevica come sta facendo adesso,
solo che l'estate c'è il problema delle zanzare,
che in questa zona sono veramente tante.
D'autunno non ci sono le zanzare.
C'è pieno di moscerini, veramente pienissimo,
senza la retina probabilmente non riuscirei a fare 10 metri,
perché ti entrano dappertutto.
I colori sono molto più fibri, tutto rosso,
e questi colori mi stanno facendo letteralmente impazzire.
Abbiamo la possibilità di vedere l'aura boreale,
se il cielo non fosse così praticamente quasi sempre.
Di contro, d'autunno, quindi adesso abbiamo il fatto che c'è veramente freddo.
Sta nevicando, le cime là in fondo sono tutte innevate,
quindi questo è uno dei contro di questa stagione,
però direi che sono quasi più pro.
E in ogni caso, guardate che spettacolo questo posto.
Ora devo scendere, arrivare sulla riva del lago,
e poi continuare verso di là.
E non ci vuole molto prima che la natura mi ricordi la sua presenza.
Un fiume glaciale, limpido e freddo, mi blocca la strada.
Qui non ci sono ponti, nessuna segnaletica.
L'unica soluzione è godare, attraversarlo a piedi nudi e sentire la forza dell'acqua.
Ecco qua, sono arrivato al primo guado.
Vedete che qua c'è un lago sulla sinistra,
un altro lago sulla destra, collegato da un piccolo fiume,
io devo passare proprio in mezzo.
Quindi adesso arrivo giù, scarpette da scogli e si guada.
Dovrebbe essere abbastanza semplice come guado.
Ok, adesso è arrivato il momento di guadare,
quindi prima di tutto scarpette da scogli,
e ci si prepara a bagnarsi i piedi,
e poi sarà divertente entrare nell'acqua.
Non so quanto profondo sia il guado,
quindi è meglio che mi tira su bene anche i pantaloni,
perché probabilmente fino alle ginocchia arriva sicuro.
Spero non più in alto, ma vedremo.
Comunque scarpette da scogli salvano sempre la vita
quando c'è da guadare qualche fiume,
però poi non è che sia tanto simpatico bagnarsi con questa temperatura.
Guarda che i piedi ce li ho già bagnati,
perché con tutte le paludico attraversato,
i piedi sono la prima cosa che si bagna.
Infatti in questa trekking c'è da mettere in preventivo
che si camminerà sempre con i piedi bagnati.
Ok, direi che ci siamo.
Possiamo guadare?
Direi di sì.
Il freddo dell'acqua finché si guada non è solo una sensazione,
ma è un qualcosa di reale che arriva fino alle ossa,
ma devi continuare.
Il fiume sembra scorrere indifferente,
incurante della mia presenza.
Io sono solo di passaggio, mentre lui è qui da sempre.
Bella, il guado l'ho fatto.
L'acqua era freddissima e profondissima,
arrivava fino alla vita quasi.
Infatti ho bagnato tutti i pantaloni.
La cosa divertente è che ho perso le scarpette da scogli,
perché era tutta melma.
Mi sono rimaste impigliate dentro,
quindi i prossimi guadi li farò senza scarpette da scogli.
Che figata però.
Eccolo qua, il guado che mi ha rubato le scarpette da scogli.
In realtà il guado è quello,
però tutto là, fino alla montagna, è tutto a palude.
Ed è lì che ho perso le scarpette da scogli,
perché se profondavi nella melma
e poi tirare fuori il piede era un casino comunque.
Sì, sono abbastanza bagnato.
Nonostante avessi tirato sui pantaloni, non era sufficiente.
Però dai, il guado è fatto.
I piedi stanno riprendendo un po' di sensibilità
e ora ha ricominciato a nevicare e ora si continua.
Ma questa è solo una delle tante sfide
che mi aspettano durante l'Arctic Circle Trail.
Ogni fiume, ogni valle, ogni montagna
è parte di un'avventura che sembra infinita.
Però sicuramente le soddisfazioni non mancano.
Finalmente sta anche venendo fuori un piccolo sprazzo di sole
e quindi è molto meglio camminare.
Comunque, sono già asciutto.
Cioè, è tempo qualche chilometro
e inizia anche a vedersi il cielo azzurro.
E direi che non è male camminare con un po' di sole,
anche perché stamattina con vento e neve
non è che fosse proprio il top.
Però, vabbè, il tempo dell'Artico è così
e potrebbe cambiare altre dieci volte prima di stasera.
Quindi, vabbè, è questo il bello, no?
E quando esce il sole inizia anche a fare caldo.
Infatti, sono tolto la giacca.
E ora proseguo solo con il pile
perché comunque ci saranno meno di dieci gradi sicuro.
Non so quantificare quanti, ma ce ne saranno cinque.
Ecco, sono quasi arrivato alla seconda hut.
Probabilmente non mi fermerò lì.
Io mi fermerò solo un po' per mangiare
e poi proseguirò verso la terza hut.
Siccome ho tempo, siccome è solo mezzogiorno.
Quindi ho ancora un bel po' di tempo.
Eccola qua, l'hut di Katifik.
E questo qua che ho dietro è un lago
che ha un nome in kanali sud molto difficile da pronunciare.
Quindi non ci provo nemmeno.
Però quando ho girato l'angolo e me lo sono trovato davanti
è stato un spettacolo.
Tra l'altro ci sono un po' di fasci di sole che lo colpiscono.
Quindi è veramente tantissima roba.
Ora devo scendere da questo scarpata, arrivare all'hut,
mangiare qualcosa, vedere se ci sono le canoe
per proseguire in canoa.
E mal cavallo, invece, inizio a camminare a piedi
verso la terza hut.
Sono arrivato all'hut di Katifik.
Ora piccola pausa pranzo per riprendere un po' di energia
e poi si continua.
L'unica cosa è che da qua teoricamente
si potevano prendere delle canoe
per arrivare al Kanoe Center che sarebbe la terza hut.
Il problema è che ovviamente la maggior parte delle persone
fa l'Arctic Circle Trail nel verso in cui lo sto facendo io.
Quindi tutte le canoe vengono lasciate al Kanoe Center.
E sono poche le persone che lo fanno da Sisimiut
a Kangerlussake, quindi che riportano le canoe.
Quindi era abbastanza preveribile non trovare canoe.
Sarebbe stato bello perché intanto la giornata è pazzesca.
Il lago è fighissimo, è una tavola.
E poi mi avrebbe fatto risposare un po' le spalle,
pagagliare senza il peso dello zaino.
Sarebbe stata un'esperienza carina, però è andata così.
Quindi adesso mi rifocillo e poi riparto a camminare.
Sono 20 chilometri ad arrivare all'altra hut.
Probabilmente non arriverò all'altra hut.
Mi fermerò un po' prima, ma giusto per portarmi un po' avanti.
Visto che è ancora presto.
Comunque che figata di tempo.
Ad oggi al sole è veramente uno spettacolo.
E questa hut è molto molto bella.
Ha due letti, uno sopra e uno sotto.
Ma ci si può dormire tranquillamente in sei, otto persone.
Poi qua ci sono le bombolette del gas,
che probabilmente fanno a caso mio.
Una stufetta per riscaldarsi, che è una figata.
Quindi è veramente veramente una hut fatta bene.
Allora come pranzo oggi la casa offre chili con carne.
Tra l'altro questo qua l'ho trovato nella hut.
Quindi per cui è stato lasciato da qualcuno.
E ne approfitto per mangiare un po' di chili con carne.
Un bel pasto calorico.
Sono circa 700 calorie.
Quindi un buon quantitativo.
Ok praticamente come tutti i pastigli ufficializzati.
Basta scaldare l'acqua, buttargliela dentro.
E aspettare che avvenga la magia.
Quindi vado a riempire l'acqua al lago.
Prima di tutto volevo controllare che effettivamente
ci fosse gas in questa bombola che ho trovato nella hut.
Volevo evitare di consumare tutto il mio gas siccome ce n'era un po' nella hut.
Poteva tornarmi comodo per il pranzo di oggi.
Poi lo lascio qua se ci dovesse essere qualche bisognoso come me.
Non ce n'è tantissimo.
Qualcosa si riesce a fare dai.
Ottimo.
Adesso aspetta che bolla.
Dovremmo metterci circa un minuto.
E poi 10 minuti cieli con carne e 20 chilometri a piedi.
Forse un po' meno, forse un po' di più.
No di più sicuramente no.
Dai.
A dopo.
Ho iniziato la parte lungo il lago.
I 20 chilometri lungo il lago.
Adesso continuo finché ce la faccio e poi pianto la tenda.
E comunque acqua per bere, per lavarsi, per cucinare.
Ce n'è fino a che sono stupo.
Non ho problemi di questo e via.
Punto a fare almeno 15 chilometri.
Anche perché si sta nebulando il cielo.
Anche se le previsioni danno che fra un'oretta o due dovrebbe tornare il sole.
Speriamo.
Comunque ogni volta che mi fermo a fare delle pause.
C'è sempre una pianta che profuma un sacco.
Non riesco a capire qual sia.
Eccolo.
Minchia.
Profuma veramente tantissimo.
Penso siano questi qua.
Qua ci sono anche delle bacche ma non che mi fida molto a mangiarle sinceramente.
Questo dovrebbe essere un empetro nero.
Escono anche in Islanda.
In Islanda li chiamano Krakibar.
Solo con la natura.
Sia con le sue cose più belle come gli odori, i paesaggi e tanta roba.
E sia con il meteoartico che è risaputo non essere troppo clemente.
E in questi 10 chilometri è successo veramente di tutto.
Ha iniziato a deluviare.
Sono usciti un sacco di arcobaleni.
Non so se lo vedete ma ce n'è uno proprio lì solo che è molto debole.
E quindi finché il tempo si è calmato un secondo.
Ho pianto la tenda.
Ho trovato uno spot qua sul lago.
Abbastanza in pianura.
Questo terreno muschioso che è abbastanza morbido.
Stanotte si dovrebbe dormire relativamente bene.
E mancano ancora 10 chilometri al Kanoa Center che è la prossima hut.
Che raggiungerò domani mattina o domani a mezzogiorno.
Punto comunque partire abbastanza presto se non piove domani mattina.
In modo da recuperare un po' di strada ancora.
Intanto via di tenda e poi si cucina e si va a letto.
Sono le 6 però in Italia sono le 9 di sera quindi inizio ad essere un po' stanco.
Qua ci sono tre ore di fuso.
Mi sono rintanato in tenda appena in tempo perché ha iniziato a sviluppare.
Nel posto in cui mi sono accampato ci sono centinaia di moscerini.
Pensavo fosse tardi per i moscerini invece no.
Ce ne sono centinaia.
Infatti ho dovuto chiudere la zanzariera per evitare che entrino.
E vabbè adesso mi sistemo un po' la mia umile dimora.
Poi cucino poi mi sistemo mi preparo e poi andrò a letto.
Un bello spot.
Anche oggi vista lago.
Il meteo in questo viaggio è stato il vero protagonista.
E' lui che decide come sarà il resto della giornata.
Quanta fatica si farà e quanto sarà alto l'umore durante i chilometri a piedi.
Ti costringe ad adattarti.
Il freddo ti penetra nelle ossa.
Il vento ti schiaffeggia il viso e tu devi trovare il modo di resistere.
Ma ogni tempesta porta con sé una lezione.
Per sopravvivere in questo posto così estremo devi imparare ad accettare
ciò che non si può controllare.
E dopo aver accettato ciò forse inizia anche a diventare piacevole.
E dopo ogni tempesta arriva una calma irreale.
Ma per me sono stati proprio questi momenti.
Quando non dovevo pensare alla pioggia, a ripararmi dal vento o a fare fatica nel fango.
I momenti più duri.
Quando ti trovi faccia a faccia con te stesso.
Quando i pensieri vengono amplificati.
Molti cercano questo silenzio per sfuggire dal rumore del mondo.
Ma qua è diverso.
Qua non puoi fuggire da te stesso.
Eccomi qua.
Sto mangiando il mio purè di patate con la carne.
E penso che stia arrivando quel momento.
Sapevo che sarebbe arrivato prima o poi.
Inizio ad avere un po' di sconforto.
Inizio ad aver voglia di finire in fretta.
Sto cercando di accorpare l'età per finire il prima possibile.
Perché non è semplice.
Il fatto di essere soli ha un sacco di pro.
Inizia a conoscere i tuoi limiti.
Hai i tuoi ritmi.
Sei tranquillo.
Puoi goderti la natura.
Però ha anche un sacco di contro.
Devi scontrarti col fatto di non avere nessuno con cui parlare.
Di essere letteralmente da solo.
Vabbè, io parlo con una fotocamera.
Però non è la stessa cosa.
Inizia a essere un po' dura.
Sapevo che sarebbe arrivato questo momento.
So che è passeggero.
So che passerà.
Però adesso, domani, ho voglia di svegliarmi prestissimo.
Partire per cercare di macinare più chilometri possibili.
In modo da finire prima possibile.
In modo da arrivare a Sissimut prima del previsto.
Penso che in tutti i viaggi in solitaria, soprattutto in questi così complicati, arrivi questo momento.
Ecco, volevo condividerlo con voi.
Niente, finisco di mangiare il mio purè.
Mi metto a letto che sono abbastanza cotto.
Domani mi sveglio presto.
Faccio quello che mi sono progettato.
Cerco di macinare più chilometri e poi spero che questo momento passi.
E vabbè, noi ci vediamo domani.
Con la terza tappa.
Buonanotte.
Beh, buonanotte.
Fuori c'è ancora luce e lo sarà ancora per un bel po'.
Però io sono demolito, quindi mangio e vado a letto.
Sicuramente però, svegliarsi con i colori dell'autunno e dell'alba, che danno fuoco a qualsiasi cosa.
E con delle renne curiose attorno alla tenda, fa sentire un po' meno soli.
Pronto per affrontare tanti altri chilometri.
Comunque volevo rendervi partecipi del disagio in cui dormo.
Allora, io sono con un pantalone termico, sotto una magna termica, il pile,
e delle calze asciutte importantissime.
Poi ho socco a pelo, cuscino e materassino.
E poi qua ho tutta la roba.
Vestiti, cibo, robe elettroniche varie.
Lo zaino praticamente vuoto.
Qua si sta caricando l'altra roba.
La dry bag piena di acqua che si sta purificando.
Alla fine mi tratto anche bene in una tenda da due da solo.
Si sta quasi comodi, quasi.
Buongiorno, sta per iniziare la terza tappa.
Io ho già fatto colazione, mi sono svegliato quando ho alveggiato.
Anzi, mi sono svegliato anche un po' prima dell'alba, verso le sei.
E qua alveggio verso le sei e mezza.
Ho fatto colazione, mi sono preparato tutto.
Ora non mi resta che smontare la tenda.
Finire di preparare lo zaino e poi partire.
Il menù di oggi prevede dieci chilometri per arrivare in fondo a questo lago.
Al Kanoa Center, alla hut del Kanoa Center.
E poi inizio quella che dovrebbe essere la quarta tappa ufficiale.
Quindi mi butto avanti e vado verso la quarta hut.
Sarebbe bello arrivare alla quarta hut, ma dal Kanoa Center sono ventitré chilometri circa.
Quindi non so se riesco a fare 35 chilometri, 32 chilometri, quel che sono oggi.
Comunque stanotte ha fatto veramente freddo, siamo scesi sotto lo zero.
Le cime là sopra sono innevate perché ha anche dato una spolveratina di neve.
Sinceramente avevo puntato una sveglia a mezzanotte per vedere se ci fosse l'aurora,
ma l'ho spenta subito perché sentivo piovere.
Quindi sicuramente il cielo non era pulito.
In ogni caso adesso si sta liberando e secondo me tra un'oretta viene fuori anche un bel sole.
Ora io parto, mi metterò guanti, mi barderò per bene perché fa parecchio freddo.
Però secondo me fra un po' si inizierà a stare bene.
Quindi in cammino.
Ogni tanto per riposare la schiena una sosta così appoggiata su un sasso è d'obbligo.
E anche per godersi un po' i primi raggi dell'alba che iniziano a baciarmi il viso.
Che romantico che sono.
Questa è una pausa che faccio circa ogni chilometro di un minuto, due minuti proprio
per scaricare un po' il peso dalle spalle perché è importante soprattutto con un peso così.
Poi vi racconterò anche cosa ho dentro però è sui 27 chili abbondanti quindi è un bel peso.
E adesso sì che è una bella giornata con il sole.
Tutto un'altra storia.
Adesso mi tolgo anche la giacca per finire a scaldarsi.
Comunque durante il sentiero c'erano delle pozzanghere congelate quindi
stanotte decisamente ha fatto freddo.
Però ora è tutta un'altra storia.
In teoria oggi e domani dovrebbe essere così perché con il Garmin posso anche richiedere
le previsioni meteo e ti arrivano le previsioni meteo di due giorni.
Quindi se fosse così sarebbe veramente top.
Veramente bellissimo.
Vabbè mi sarò perso anche l'esperienza di pagaiare nel lago Amitorsuak penso che si
pronunci così ma non ne sono sicuro.
Ma i chilometri che ho fatto lungo le sfonde di questo lago sono stati veramente tantissima
roba merenda con vista e che vista.
Tutta la fatica e il peso dello zaino sono stati ampiamente ripagati dalla bellezza dei
paesaggi e poi piano piano anche i pensieri negativi se ne sono andati lasciando spazio
a tanta determinazione e tanta voglia di andare avanti.
Cioè ma sentite solo che silenzio che tranquillità che pace che sta veramente bene.
Comunque mi sono ripreso rispetto a ieri.
Quel momento un po' di down ci stava perché me lo aspettavo però è durato poco.
Adesso sono già carico.
Sarà anche il sole forse che chi aiuta però sì molto molto meglio rispetto a ieri e forse
mi ha fatto bene anche condividerlo con voi anzi sicuramente mi ha fatto bene quindi grazie.
Arrivo mangio qualcosina e riparto verso la prossima Hutt.
Faccio un'altra decina o quindicina di chilometri in base al tempo in base a come sto eccetera.
E eccomi arrivato al Canoa Center.
Questa qua è la Hutt più grande di tutto l'Arctic Circle Trail e quelle sono le canoe
di cui parlavo sono tutte qua perché ovviamente la maggior parte della gente fa il percorso
nello stesso verso in cui lo faccio io quindi le canoe sono parcheggiate qua e comunque
lì c'è una motoslitta ma la Hutt è abbastanza carina, grande, spaziosa, ci sono pure due
bagni dentro, ci sono circa 16 posti per dormire, è veramente veramente figo.
Ma bando alle ciance arriviamo alle cose importanti mangiare perché sto morendo di fame che poi
bisogna ripartire metto qua il sole così almeno sto un po' al caldo.
Un menù di solito chili con carne e poi un pudding alla vaniglia per antipasto.
Ok e dopo un bel pranzetto è il momento di lasciare Canoa Center, la Hutt, ripartire
perché è vero che il cielo è azzurro non c'è neanche una nuvola però inizia ad esserci
parecchio freddo cioè mi si sono congelate le mani mi sono messo anche il piumino quindi
meglio ripartire e meglio muoversi e vediamo quanti chilometri riesco a fare oggi pomeriggio.
Negli ultimi chilometri che mi separavano dalla fine della giornata ho iniziato a convivere
con due sensazioni che mi avrebbero accompagnato durante tutto il trekking.
La prima data dalla mia dipendenza per questo fenomeno è stata sicuramente l'attesa e la
speranza di vedere l'aurora boreale danzare nel cielo. Durante tutte le ore di cammino
era un pensiero che mi accompagnava sempre mentre di notte diventava vera e propria ossessione.
Chissà magari prima della fine del viaggio l'avrei anche vista. Hanno iniziato a urlare
Northern Lights Northern Lights e siamo corsi fuori e c'era uno spettacolo in tutto il cielo.
La seconda cosa con cui ho dovuto iniziare a convivere in maniera molto forzata e traumatica
è stato il fatto di avere i piedi sempre completamente bagnati
per via dei fiumi e delle paludi che dovevo continuare ad attraversare.
Alla fine fare 20 chilometri così non è nemmeno troppo faticoso. Cioè sì è faticoso ma almeno la
vista ripaga tutto. Beh se dovesse rimanere così il tempo oggi pomeriggio sarebbe fantastico
camminare col sole e poi stanotte... stanotte si vedrà però se dovesse rimanere senza nuvole
quasi quasi un paio di sveglia nel cuore della notte le metto così giusto per.
Altro fiume guardato. Questa qua era un'immensa palude dove ci sono tutti quei fioraglioni.
Ho dovuto saltare non mi sono sentito di bagnare i piedi.
Sono riuscito a trovare un punto abbastanza stretto questo qua per saltare via e adesso su.
Comunque questa è una tappa famosa per gli acquitirini. Quando mi sono studiato il percorso
mi sono proprio segnato che questa era una tappa molto paludosa e con molto dislivello quindi
ottimo.
Questo è quello che intendo con camminare letteralmente in un acquitirino. Praticamente
tutta palude, tutta palude. Ho le scarpe che sono bagnatissime, i piedi pure però vabbè.
L'avevo già messo in conto che facendo l'Arctic Circle Trail avrei avuto piedi bagnati sempre
quindi è normale, normale. Almeno non ci sono le zanzare perché qua d'estate sarebbe stato
pieno di moscerini e zanzare in queste zone così paludose.
Ma nonostante tutto la natura riesce sempre a sorprenderti.
Quando meno te lo aspetti ci si trova faccia a faccia
con delle renne che attraversano il percorso, maestose e silenziose.
Anzi a dire la verità ero io l'ospite che attraversava il loro percorso
e tutti questi pensieri mi hanno fatto volare con la mente
fino a quando non ho trovato il posto perfetto per dormire.
Stanotte dormirò sulle sponde di questo lago, devo solo trovare uno spot adeguato
soprattutto riparato dal vento perché si sta alzando parecchio il vento.
Ecco esattamente dove dormirò stanotte,
su una spiaggia che sembra uscita da un film, sembra una spiaggia delle Maldive.
Allora sono arrivato nel posto in cui pianterò la tenda.
Siamo sulle rive di questo bellissimo lago,
come potete vedere non c'è neanche una nuvola quindi stanotte si starà svegli, speriamo.
Domani l'etapa parte subito in salita, mancano ancora 8 km alla prossima AT,
ma sono troppo stanco per arrivarci.
E poi questa dovrebbe essere l'ultima notte in cui dormirò in tenda,
dopo dovrei sempre riuscire a dormire in una AT, sempre trovando posto.
Ecco ora preparo la tenda, mi preparo da mangiare e poi mi organizzo,
carico un po' di materiale eccetera.
E comunque dopo un po' che si continuano a montare e a montare tende si accusisce una
certa dimestichezza, infatti ora è abbastanza semplice,
basta trovare il luogo adatto qua e poi in tre secondi ho fatto.
Ok, tenda montata.
Comunque siccome è presto per mangiare e finché aspetto che la tenda si asciughi un
po' perché stanotte ha piovuto e quindi adesso con il sole si asciugherà un pochino,
volevo farvi vedere cosa ho portato in questa spedizione a livello di attrezzatura fotografica.
Intanto ho la mia Sony a7 IV che sta registrando con il 16-35 2.8,
poi ho il cavalletto peso in più che però mi serve e forse mi servirà anche stanotte,
e poi questo è il mio zaino e qua c'è tutto lo scompartimento elettronico.
Abbiamo un 70-200 f4 per gli animali e dopo mi servirà anche nell'ultima parte di questo
viaggio, telecomando del drone, drone, tutti i cavi e i cavetti e due powerbank da 20.000
e uno da 30.000 per non farci mancare niente e poi ho il Garmin in reach.
Lasciate stare qua le calze che si stanno asciugando.
Ecco a livello di attrezzatura fotografica questo è più o meno quello che mi sono portato dietro
e visto che c'è questo sole e ci sarà ancora per qualche ora,
ne approfitto anche per asciugarmi le scarpe e le calze che oggi si sono infangate e bagnate
completamente.
Voilà, altra cena.
Stossera menù pasto alla bolognese e come antipasto raspberry crumble, un crumble di
fragole.
Ho tanto cibo e posso permettermi di mangiare tanto, anzi devo mangiare tanto.
Comunque ho riorganizzato un po' le tap, ne ho altre 5 per arrivare a Sisimiut,
tutto è più o meno sui 20 chilometri quindi dovrei arrivare in altri 5 giorni di cammino.
Le prossime notti però non dovrei dormire in tenda se trovo posto nelle atte perché
le prossime notti dovrei farle sempre nei presci di qualche atte, non come quest'ultima
dove ero un po' in mezzo al nulla.
Anche se è completamente frigo.
Comunque il cielo continua ad essere così, cavolo.
Quindi sono ancora le 7 quindi il buio arriva fra almeno 3-4 ore, però intanto mi preparo,
mi sistemo, posso un po' riposare e dopo il mio palletto è già pronto.
La macchina fotografica ha anche il fotografo un po' meno ma quello non è un problema.
In realtà a dirla tutta c'è stata anche una terza sensazione che mi ha accompagnato
fin dal primo giorno, però un po' per paura e un po' per scaramanzia non ne ho mai voluto
parlare durante il trekking.
La Groenlandia mi ha accolto con un silenzio irreale, rotto solo dai miei passi e dal vento.
Ma è proprio in questa vastità che mi sono reso conto di quanto fosse fragile la mia
presenza qui.
La quantità di emozioni che provavo ad ogni singolo passo era indescrivibile.
Dalla gioia di star realizzando uno dei miei sogni, all'euforia, allo stupore, alla curiosità.
Ma piano piano un'altra stava prendendo sempre più piede.
Ero solo un ospite, forse non proprio così gradito in queste terre.
E toccare con mano la possibilità di incontrare il più grande carnivoro terrestre del pianeta
a casa sua si poteva esprimere in una sola parola.
Paura.