PESCO COME UNO DI VOI: FACILE E SEMPLICE

Lovefish
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13 Visualizzazioni video·27 dic 2024
Purtroppo negli ultimi mesi sto vedendo sempre più video di pescatori subacquei che scendono a 30,
40, 50 metri. Attenzione: guardiamo questi video con gli occhi di chi,
se vuole farlo, ha bisogno veramente di un allenamento specifico e prolungato nel tempo.
Non voglio però discutere del fatto che, secondo me, questo tipo di pesca ci allontana
un pochino dal vero senso di farsi una bella immersione, godersi il mare e, soprattutto,
esplorare i bassi fondali. Purtroppo la pesca sta diventando solo un andare al supermercato,
scegliersi il pesce più grosso, prenderlo e magari anche rivenderlo. Questo sta
veramente distruggendo lo spirito della pesca, ma soprattutto il mare.
Stesso discorso per altri video di persone che pescano nel basso fondale con fucili in carbonio
complessi. In realtà, se uno è bravo, soprattutto in acqua bassa, può pescare anche con il manico
di una scopa e l’elastico delle mutande, proprio come diceva Dairan.
Io ho voluto realizzare un video dove, pescando in scogliere bassissime,
si può catturare con qualsiasi arma, con qualsiasi fucile,
perché il pesce arriva anche a 20 cm. Oggi vedrete proprio questo.
Ora vi porto sott’acqua: oggi mi immergerò su una scogliera che conosco molto bene. Siamo
nel Lazio, e sono circa 10 anni che non mi immergo in questo posto. È dicembre,
l’acqua è fredda e il sole è basso, un fattore che influirà durante la pescata.
Nonostante ciò, non potrò fare a meno di andare in alcuni punti contro sole.
La scogliera in questione è una scogliera semisommersa, lunga circa 300 metri. Partirò
dal lato sinistro, dove di solito c’è qualche spigola. Al centro, invece, è sempre ricco di
cefali e salpe, mentre sulla destra mi ricordo che un tempo c’erano bei saraghi, ma ora non so.
Lungo questa scogliera l’acqua è molto bassa, da 50 cm a un massimo di 3 metri. Non servono
grandi doti da apneista; bisogna tuttavia essere bravi a non fare rumore e a riuscire
ad avvicinare il pesce. Come al solito, sto utilizzando il mio fucile in legno:
misura 80 cm ed è il famoso Corallo monoelastico, molto veloce e pratico per questo tipo di acque.
Decido di utilizzare la tecnica che più mi piace, quella dell’agguato: prendo aria
senza far uscire le pinne, mi immergo e mi muovo molto lentamente lungo la scogliera, cercando di
intercettare qualche bella preda. All’occorrenza, mi fermerò sperando che il pesce si avvicini.
C’è molto particolato nell’acqua e non si riesce a vedere bene. Tuttavia, avete già visto un piccolo
banco di latterini. Lontano dall’occhio della telecamera vedo un banco di cefali:
non sono enormi, ma potrebbe essere un buon inizio di giornata. Mi avvicino cercando di
intercettarli; purtroppo sono contro sole e non è facile vederli. Il banco mi sfila sulla destra,
e cerco di utilizzare una roccia come riparo. Qualcuno è un po’ più
grandicello. Pescare in quest’acqua torbida, contro sole, a volte aiuta.
È stato un tiro abbastanza lungo, ma tra le onde riesco a recuperare con facilità questo cefalo,
finito in sagola. Ricarico velocemente il fucile: questo è il bello di avere un attrezzo
semplice e non troppo complesso, perché in acqua bassa è molto più facile da gestire.
Mi muovo al centro della scogliera. Davanti a me c’è un grosso banco di salpe,
ma qui è davvero difficile pescare: le onde sono quasi più alte del fondo,
e mi impediscono di muovermi in modo silenzioso. Infatti, il pesce mi avverte e si allontana,
anche se non velocemente. Un’onda, però, mi rovescia. Decido quindi di
spostarmi sull’altro lato della scogliera, provando a muovermi con il sole alle spalle.
Qui l’ambiente è molto particolare. Sul fondo, infatti, ci sono rocce e quella
che noi chiamiamo tremolina: costruzioni di sabbia fatte da alcuni vermi che creano
enormi strutture sottomarine ricche di tane. Pesci, polpi, piccoli invertebrati e
crostacei vivono in queste strutture, estremamente friabili e costruite in pochissimo tempo.
Il rumore potrebbe attirare qualche orata o spigola, ma non si vede nulla. Visto che non
amo stare fermo ad aspettare pesci che non arrivano, decido di attuare la mia solita
tattica dell’agguato. Non solo per me è più produttiva, ma mi consente anche di esplorare
il territorio. Con un lunghissimo allenamento di apnea, mi guardo sempre a destra e a sinistra.
Sebbene il masso di fronte sia produttivo, sulla destra vedo un bel banco di cefali. Mi giro di
più di 90° e comincio ad avvicinarmi. Guardando a sinistra, noto un cefalo isolato sulla destra.
Come avete visto, non servono chissà quali doti da apneista. Bisogna però
saper osservare il territorio, muoversi come un cacciatore e cercare di non spaventare il pesce,
anche se questo ci ha già visto. Sto facendo una serie di agguati che finiscono con degli
aspetti. Questo cefalo faceva parte di un banco enorme che mi è passato sulla
destra. Ho girato il fucile, e il pesce più grande è venuto all’aspetto: l’ho catturato.
Davanti a me c’è un grosso banco di salpe. Questi pesci sono estremamente sospettosi,
ma se ci si muove con cautela si riesce ad avvicinarli. In questo punto la corrente è molto
forte e mi porta avanti e indietro. Guardate il movimento dei pesci: bisogna imitarlo,
lasciandosi trasportare dalla corrente, ma restando attaccati al fondo senza alzare le pinne.
Sto osservando il banco di salpe, sperando ci sia qualche pesce interessante. Tuttavia,
stavolta non c’è nulla di speciale. Solo qualche cefalo passa in superficie,
ma sono piccoli e non ne vale la pena.
Ora inizia un altro problema: la visibilità si riduce in modo significativo e l’acqua è piena
di particolato. Dalla maschera è molto difficile vedere. Inoltre, mi accorgo di aver caricato male
il fucile: l’elastico di destra non è sulla parte superiore dell’arma. In acqua, però,
non me ne sono accorto. Sono ancora in apnea, cercando di individuare qualche bella preda.
Il fondale è ricco di vita rispetto ai graniti della Sardegna. La conformazione
delle rocce è diversa: queste sono più porose, consentendo alla vita di attecchire facilmente
sulla loro superficie. Ora ho il sole alle spalle, e davanti a me vedo un banco di cefali. Miro il
più grande e sparo. Anche con l’elastico storto, riesco a centrarlo perfettamente.
Come avete visto, non faccio degli aspetti: per me l’agguato è la tecnica più efficace
nel bassofondo. Purtroppo, nonostante il punto sia ricco di pesce, l’acqua
è diventata troppo torbida, quindi sono costretto a tornare indietro contro sole.
Decido di scendere per dare un’occhiata sotto le tane di tremolina, ma sembra
che le mareggiate abbiano insabbiato questa zona. L’idea di curiosare sotto mi affascina,
così faccio diversi tuffi. Oltre al pesce, andare sott’acqua è emozionante perché si
scoprono cose incredibili. Siamo in un mondo che non è il nostro.
In questa zona del Lazio, non è difficile trovare vecchi pezzi di anfore,
risalenti addirittura ai Romani. Spesso, quando trovo questi reperti,
li lascio sul fondo del mare, a meno che non siano così preziosi da portarli in un museo.
Durante una discesa, noto qualcosa di particolare:
tre grossi sassi bianchi sul fondo. Mi avvicino per controllare: potrebbe essere
la tana di un polpo. Infatti, c’è un polpo, ed è anche molto grosso. Aspetto un attimo
per capire cosa fare. Inizialmente penso di riuscire a tirarlo fuori con le mani,
ma la tana è più profonda di quanto immaginassi. Risalgo per trovare una soluzione migliore.
Tolgo i sassi di mezzo per evitare che il polpo si attacchi alla tana,
rendendo più difficile estrarlo. Lui ormai sa che sono lì,
ed è disturbato. Provo a punzecchiarlo con il fucile, e il polpo reagisce bene. Alla
seconda discesa, riesco a farlo uscire. Molti potrebbero pensare che sia crudele,
ma è molto più crudele comprare un polpo al supermercato, senza sapere con quali tecniche
distruttive sia stato pescato. Io ne prendo uno al mese e lo mangio tutto, senza scarti.
Per uccidere il polpo senza farlo soffrire, si taglia in mezzo agli occhi. Subito dopo, il
polpo inizia a cambiare colore e si affloscia. Dopo aver catturato il polpo,
decido di immergermi di nuovo per cercare qualche altro pesce. Sul fondo vedo degli
strani cocci fusi tra loro, ma non riesco a toglierli, così continuo con la mia pescata.
Davanti a me ci sono delle rocce interessanti. Guardo sotto e mi concentro,
sperando che i cefali si avvicinino. Mentre mi sposto, sbatto il fucile contro uno scoglio.
Un cefalo si accorge del rumore e scappa via. Come vedete, nel bassofondo basta
davvero poco per spaventare il pesce, quindi bisogna prestare la massima attenzione.
Più avanti noto qualcosa di particolare: un vecchio Rapala, così deteriorato che la
vernice è completamente sparita e parte del legno è esposto. Sott’acqua trovo spesso artificiali,
e molte volte, quando non ne avevo, ho riempito le mie cassettine con quelli recuperati. Continuo
a muovermi lungo la scogliera: qui l’acqua è molto più torbida rispetto alla parte precedente.
La tecnica rimane sempre la stessa: lunghi agguati e, alla fine, qualche aspetto. In
lontananza vedo dei cefali, ma appaiono solo come ombre. La visibilità è davvero scarsa. Cerco il
momento giusto per avvicinarmi, ma è difficile mirare. Finalmente ne vedo uno un po’ più grande,
mi avvicino e sparo. Pensavo di non averlo preso, invece l’ho centrato perfettamente.
Nel frattempo, la GoPro principale si spegne, quindi sono costretto a prendere l’altra
videocamera che avevo in mano. Con difficoltà, riesco a sistemarla e continuo la pescata.
A questo punto, opto per una strategia diversa: vista l’acqua torbida, fare agguati non ha senso.
Meglio restare alla base delle rocce, fare degli aspetti e aspettare che il pesce si
avvicini. Tuttavia, non riesco a stare fermo in queste condizioni e mi muovo lentamente.
Improvvisamente, un grosso cefalo si materializza davanti a me. Il pesce
è spaventato e non si avvicina all’aspetto. Inoltre, il fucile è troppo lungo e non riesco
a brandeggiarlo velocemente. Provo comunque un tiro difficile e, sorprendentemente,
riesco a centrarlo perfettamente. Questo cefalo è davvero un ottimo esemplare.
Il pesce c’è, ma sono quasi arrivato alla fine della scogliera. Ora ho il sole in faccia e
l’acqua è ancora più torbida. Si capiscono i limiti di avere un fucile lungo in queste
condizioni: sarebbe più utile uno più corto e veloce, ma devo adeguarmi a ciò che ho. Provo a
fare qualche aspetto contro sole: è più facile vedere le sagome dei pesci che si avvicinano.
Mentre scruto a destra e sinistra, vedo un grosso cefalo. La telecamera lo riprende prima
di me grazie al grandangolo. Sono lento a spostare il fucile e il pesce se ne va. Decido di fare un
altro aspetto nello stesso punto, immergendomi di nuovo e immobilizzandomi. Purtroppo,
l’acqua è sempre più torbida e vedo ancora meno rispetto a quanto mostra la telecamera.
Da tanto non pescavo in queste condizioni,
abituato all’acqua limpida della Sardegna. Continuo a girarmi in continuazione,
quasi temendo che qualche pesce si materializzi all’improvviso. E così accade: nell’ombra,
un cefalo passa velocemente. Riesco appena a vederlo, ma lo manco. Nei tuffi successivi l’acqua
diventa ancora più torbida. I cefali ci sono, ma passano troppo velocemente e non riesco a mirare.
Più avanti, l’acqua migliora leggermente e riesco a scendere senza problemi. I cefali
passano accanto a me, ma sono piccoli e non ne vale la pena. Alla mia sinistra,
noto finalmente un cefalo più grande che si avvicina. Questa volta è un
tiro impossibile da sbagliare, e lo prendo con precisione.
Quest’ultimo tiro dimostra che non servono mimetismi incredibili o fucili complessi
per pescare in questi fondali. Io sono un pescatore normalissimo,
senza doti eccezionali. Mi piace però immergermi, catturare qualche pesce e mangiarlo. Nella
settimana successiva ho mangiato sia il polpo che i cefali. I cefali li ho gustati crudi, con un po’
di limone, sale e olio: il modo migliore per mangiare il pesce, dopo averlo abbattuto.
Anche in questa immersione avrei potuto continuare a pescare e avere un carniere
più ricco, ma avrebbe avuto senso? Secondo me, la parola chiave è sostenibilità:
pescare il giusto per una cena o un pranzo. Come dico sempre:
non esageriamo mai. E ricordiamoci che il mare non è un supermercato, e il pesce non va rivenduto.
Ci vediamo al prossimo video.
