Ciao ragazzi!
Eccoci di nuovo.
Oggi, parliamo di un altro argomento molto interessante: il plurale.
Allora, cosa intendiamo per plurale?
Ovviamente intendiamo un cambiamento di numero, cioè da una cosa singolare si passa ad un
qualcosa di più numeroso, appunto, plurale.
Come si forma in italiano il plurale?
Generalmente, ecco qui, si forma il plurale di un nome italiano cambiando la desinenza.
Ma, cos'è una desinenza?
La desinenza è l'elemento finale variabile, perché, appunto, cambia per genere e per
numero, poi lo vedremo, di una parola della quale, e quindi della parola, ci fornisce
indicazioni su genere e numero, per quanto riguarda i nomi; su modo, tempo e persona
per quanto riguarda i verbi, dei verbi ci occupiamo in un secondo momento.
Adesso parliamo di nomi.
A partire dalla loro desinenza, al singolare, quindi, appunto, dell'elemento finale variabile,
i nomi vengono suddivisi in tre classi: allora, abbiamo nomi uscenti in “-a”, questa è
la desinenza, nomi uscenti in “-e” e nomi uscenti in “-o”, tre classi di nomi a
seconda della desinenza, parte finale, variabile della parola.
Allora, vediamo un po' per quanto riguarda i nomi uscenti in “-a”, sia maschili che
femminili: i nomi che terminano in “-a” e che sono maschili, al plurale, prendono
una “-i” → “il pianistA”, ecco la desinenza singolare, “i pianistI”, desinenza
plurale.
Per quanto riguarda il femminile... cosa succede?
I nomi femminili che terminano in “-a”, al plurale prendono una “-e”, quindi “la
cremA” → “le cremE”, ecco qui, “-a”, “-e”.
Seconda classe, nomi uscenti in “-e”... cosa succede in questo caso?
Se si tratta di nomi maschili, questi, al plurale, prendono una “-i” → “il calicE”,
ecco la desinenza “-e”, “i calicI”.
Per quanto riguarda, invece, il femminile se un nome termina in “-e” ma è femminile,
prenderà anche in questo caso la “-i” al plurale → “la lezionE”, “le lezionI”.
Per quanto riguarda, invece, la terza classe, quindi nomi uscenti in “-o”, questi, se
sono maschili, prendono, ancora una volta, al plurale la “-i” e quindi “il postO”, “i
postI”.
Se, invece, sono femminili allo stesso modo prenderanno la “-i” → “la manO”,
“le manI”.
Per adesso non è difficile ragazzi, vero?
Però, se vi state chiedendo, proprio come questo omino, se ci sono delle particolarità,
come quasi sempre nella lingua italiana, ebbene la risposta è si, ci sono.
Ma niente di preoccupante ragazzi, vediamo un po'.
Allora, il plurale di nomi che terminano in “-ca” è “-ga”, succede qualcosa di
particolare, allora, al maschile “-ca” e “-ga” diventeranno “-chi” e “-ghi”,
per esempio: “il monarcA” → “i monarchI”, “il collegA” → “i colleghI”, come
vi dicevo nell'altro video sugli articoli, a volte gli articoli hanno un ruolo veramente
importante... perché?
Perché, come vedete, al femminile, abbiamo ancora una volta “-ca” e “-ga”, per
esempio: “IL collegA” → “La collegA”, quindi, l'articolo gioca un ruolo veramente
molto importante.
Ma, tornando al plurale “-ca” e “-ga”del femminile, diventeranno “-che” e “-ghe”,
quindi: “LA colleGA” → “le colleGHE”; mentre qui “il collega” → “i colleghi”.
“La maniCA” → “le maniCHE” e così via.
Vediamo, invece, nomi femminili che terminano in “-cia” e in “-gia”.
Allora, va fatta una distinzione: se “-cia” e “-gia” sono precedute da vocale o se
“-cia” e “-gia” sono precedute da consonante.
Allora, se un nome femminile, che termina in “-cia” e in “-gia” è però receduto
da una vocale, allora quel nome manterrà la “-i” di “-cia” e “-gia” al
plurale, quindi: “la ciliEGIA”, come vedete "-gia" in questo caso è preceduto da
una vocale, la “-e”, allora al plurale manterrà la “-i” in “-gia”, “la
farmaCIA”, come vedete anche in questo caso “-cia” è preceduto da una vocale, dalla
“-a” e per questo motivo diventerà “le farmaCIE”, al plurale, sempre conservando
la “-i”.
Se, invece, “-cia” e “-gia” sono precedute da una consonante, allora perderanno la “-i”
al plurale, per esempio: “la marCIA”, “-cia”, ok, però, prima abbiamo una “-r”
che quindi è una consonante, allora, come vedete, al plurale sarà “le marCE”, senza
“-i”, la “-i” non si conserva perché “-cia” è preceduto da una consonante,
scusatemi, e non da una vocale.
“La gocCIA”... “la gocCIA”, come vedete “-cia”, consonante, al plurale → “le
gocCE” e, quindi, solo “-ce”, senza la “-i”.
Ragazzi, c'è qualche altra particolarità.
Prendiamo, per esempio, il plurale dei nomi femminili che terminano in “-scia”, al
plurale “-scia” diventerà “-sce”: “la faSCIA” diventerà “le faSCE”,
quindi si perde la “-i” a prescindere, in questo caso, che ci sia o meno una vocale che non c'entra
nulla, si perde la “-i”.
Poi, ecco, il plurale dei nomi maschili in “-co” e “-go”, qui ragazzi, purtroppo,
come vi dicevo, non c'è una regola fissa, a volte questi nomi finiranno con “-ci”
e “-gi”, altre volte con “-chi”, “-ghi”.
Purtroppo, non posso dirvi una regola, se avete dei dubbi, se avete perplessità su
qualche parola maschile che termina in “-co” oppure in “-go”e circa il loro plurale, potete
scriverla qui sotto, sotto il video, nei commenti e noi provvederemo a rispondervi e, quindi,
a dirvi se si tratta di una parola che al plurale diventerà “-ci” oppure “-chi”,
allo stesso modo “-gi” oppure “-ghi”.
Tornando a noi: “l'amiCO” → “gli amiCI”, “il parCO” → “i parCHI”, come vi
dicevo non c'è una regola, in realtà, sono nomi e quindi particolarità che vanno un
po' apprese con l'uso, con la lettura.
“L'asparaGO” → “gli asparaGI”, anche in questo caso, “l'alberGO” → “gli
alberGHI”.
Altra particolarità, il plurale dei nomi che terminano con “-ìo”, con la “-i”
accentata, al plurale prenderanno una doppia “-i” (ii): “il pendìO” → “i pendII”.
Ragazzi, va detto che, generalmente, non troverete mai la “i” accentata (-ì) nella lettura,
quindi nella scrittura, appunto.
L'ho fatta io, semlicemente, per farvi notare la differenza con quello di dopo, in realtà,
voi troverete, semplicemente, “il pendio” senza, appunto, accento, però, a seconda
di come lo leggete se capite che quella “-i” è accentata, allora al plurale sarà “pendII”,
come vedete qui.
Per quanto riguarda, invece, i nomi in “-io” quindi con la “-i” non accentata, semplicemente
“-i”.
Questa so benissimo che è una particolarità un po' difficile, soprattutto per questa differenza,
però ragazzi, pensate sempre a come pronunciate la parola, se la “-i” non è accentata,
allora al plurale una sola “-i”: “lo studIO” → “gli studI”... notate la
differenza con “pendìo”, “studio”?
Quindi al plurale “pendìo” sarà “pendii”, “studio” sarà “studi”.
Ragazzi, ci sono ancora delle irregolarità, cioè quelle parole che fanno eccezione al
plurale, per esempio perché il singolare è maschile e il plurale diventa femminile,
come: “il dito” → “le dita”, eccole qui, “il ginocchio” → “le ginocchia”,
“l'uovo”, maschile anche in questo caso, → “le uova”, femminile, “il lenzuolo”
→ “le lenzuola”, “l'osso” → “le ossa”, “l'orecchio” → “le orecchie”.
Questo caso, invece, semplicemente cambia la parola, quindi non soltanto la desinenza
diventa un po' più complessa quindi: “l'uomo” diventa “gli uomini”.
Però, qui, torniamo sempre con maschile al singolare e femminile al plurale, quindi:
“il migliaio” → “le migliaia”,
“il centinaio” → “ le centinaia”,
“il braccio” → “le braccia”, qui, invece, ecco che “l'arma” diventa “le armi”, nel senso
che la desinenza da “-a” non diventa “-e”, “le armE”, ma “le armI”.
Ancora, ragazzi, ci sono dei nomi che non cambiano mai al numero, ciò significa che
al singolare e al plurale sono sempre gli stessi, ecco l'importanza degli articoli.
Quali sono questi nomi invariabili?
I nomi monosillabi: “Il re” → “i re”, “lo sci” → “gli sci”.
I nomi che terminano con vocale accentata: “Il caffè” → “i caffè”, “la attività → le attività"
"la città”, “le città”, molto semplice, non succede nulla.
Ancora, nomi che terminano in “-i” e quindi: “l'ipotesi” → “le ipotesi”,
"la crisi” → “le crisi”.
Alcuni nomi maschili che terminano in “-a” come: “il sosia” → “i sosia”, non
cambiano.
Nomi femminili che terminano in “-ie”, quindi: “la serie” → “le serie”,
fatta eccezione per due parole “la moglie” e “la superficie”.
“La moglie” diventerà “le mogli”, “la superficie” → “le superfici”,
uniche eccezioni, per il resto come “serie”, “serie” al singolare, “serie” al plurale.
Nomi, che in realtà, sono abbreviazioni di altri nomi, non cambiano, per esempio: “la
foto” diventerà “le foto”... perché?
Perché “foto” viene da “fotografia”, se voi dite “la fotografia”, allora al
plurale avrete bisogno di cambiare la desinenza (le fotografie), ma se voi utilizzate l'abbreviazione, no.
“La foto” → “le foto”, stessa cosa per “la moto” che viene da “la motocicletta”,
al plurale sarà “le moto”.
Ancora, nomi stranieri terminanti per consonante: “IL CD” → “I CD”, “IL computer”,
“I computer”, non cambiano, non prendono la “-s”, anche se nella loro lingua al plurale la
prendono.
Ragazzi, ho quasi terminato, vorrei parlarvi semplicemente dei nomi “difettivi”...
quali sono questi nomi “difettivi”?
Sono nomi che hanno o solo il singolare, come vedete qui, o solo al plurale.
Partiamo dai nomi che hanno solo il singolare, insomma, non prendono mai il plurale, non
hanno un plurale... quali sono?
Quei nomi che in inglese chiamano uncountable, i non numerabili: “il buio”, “non si
può dire “due bui”, “tre bui”, “la fame”, allo stesso modo non si può dire
“le fami”, “la pasta”, “il sangue” e così via, tutti i nomi non numerabili.
Ancora, molti nomi che esprimono, invece, qualità sentimenti, entità astratte insomma: “il
coraggio”, non ci sono “due coraggi”, “la bontà”, “l'equità”.
Nomi appartenenti a linguaggi settoriali: “la botanica”, “l'informatica”, “il
glucosio”, sono termini, ovviamente, appunto, settoriali, specifici, magari anche scientifici,
quindi non hanno plurale in questo senso.
Al contrario, ci sono quei nomi che hanno solo il plurale, quindi non il singolare,
per esempio, nomi che si riferiscono a oggetti formati da due componenti oppure un gruppo
di componenti, ma tutti dello stesso genere, per esempio “le forbici”, sappiamo benissimo
come sono formate le forbici, no?
Hanno questi due, effettivamente, componenti in uno.
“I calzoni”, stessa cosa, no?
Le due, insomma, parti del pantalone.
“I viveri” non sono due parti, ma, come dicevo qui, gruppo di componenti dello stesso
genere.
E “le stoviglie”, come vedete, più o meno stesso genere, un gruppo di cose,
non hanno il singolare.
Molti nomi, invece, che vengono dal latino: “le nozze”, “le esequie”, “le ferie”
non hanno il plurale.
Allora, la nostra lezione finisce qui ma, se vi è piaciuto il video, lasciate un mi
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Spero di risentirvi presto, alla prossima!
Ciao!