🇮🇹 18 Minutes of Daily Italian Conversations (A1–A2).

The secret to learning Italian well
13 iscritti
6 Visualizzazioni video·27 giu 2026
Italian Conversations for Beginners A1/A2
In this video you’ll hear 10 authentic Italian dialogues, with English subtitles (or subtitles in your preferred language). Practice everyday Italian with real-life dialogues, perfect for boosting listening comprehension and picking up the expressions Italians use every day.
Generato dall'IA·Potrebbe contenere errori
Riepilogo del video
Generato dall'IAThis transcript consists of a series of short, disconnected dialogues depicting various everyday life situations, ranging from travel mishaps and domestic accidents to social anxiety and nostalgic reflections.
Mi sono perso. Ma questo dov'è? Non capisco nulla.
Buongiorno. Posso aiutarla? Sembra un po' confuso.
Buongiorno. Sì, grazie. Sono molto confuso. Mi sono perso.
Dove vuole andare?
Sto cercando il Duomo. Sulla guida dice linea gialla.
Esatto. Questa dove siamo noi è la linea rossa.
Ah, ecco il problema. Pensavo fosse la gialla. I colori sono simili.
No, la rossa va in un'altra direzione. Deve cambiare treno.
Devo cambiare? Oh mamma, è complicato.
No, è facilissimo. Guardi qui.
Ok, la ascolto.
Prenda questo treno, linea rossa, per due fermate. Scenda a Cadorna.
Ok, due fermate. Cadorna. E poi?
A Cadorna prende la linea verde per tre fermate.
Aspetti. Rossa, poi verde? Ma io voglio la gialla.
Ha ragione, scusi. Mi sono confusa io. Che pasticcio.
Allora è difficile anche per lei.
Ricominciamo. Faccia la cosa più semplice.
Sì, la prego. La cosa più semplice.
Prenda la rossa fino a Duomo. C'è la fermata diretta.
Davvero? Non devo cambiare?
No, mi ero dimenticata che la rossa ferma in Duomo.
Ah, fantastico. E in che direzione vado?
Direzione Sesto San Giovanni. È da quella parte.
Quante fermate sono?
Sono quattro fermate. Scenda quando vede la cattedrale.
Grazie mille, signora. È stata gentilissima.
Di nulla. Buona visita a Milano.
Dov'è il portafoglio?
No, no, no. Non è possibile.
Amore, cosa c'è? Perché urli?
Ho perso il portafoglio.
Ma sei sicura? Hai guardato nella borsa?
Guarda. È vuota. Non c'è.
Ok, calma. Niente panico. Dov'è sei stata oggi?
Sono andata al supermercato e poi dal benzinaio.
Hai pagato al supermercato?
Sì, certo. Poi l'ho rimesso in borsa, credo.
E dal benzinaio?
No, lì ho pagato con il telefono.
Forse ti è caduto in macchina, sotto il sedile?
Sono già andata a vedere. Niente.
Oddio. C'erano le carte di credito dentro?
Tutto. Carte, patente, carta d'identità, contanti.
Dobbiamo bloccare le carte. Subito.
Aspetta. Fammi controllare un'ultima volta qui in salotto.
Guarda sotto i cuscini del divano.
Qui non c'è. Qui neanche.
E sul mobile dell'ingresso?
No, lì ci sono solo le chiavi.
Guarda dentro la busta della spesa. Magari è scivolato lì.
Ma no, è impossibile. Aspetta.
Cosa?
Tocca qui, in fondo alla busta delle mele.
È duro. È lui?
Sì, è lui. Era tra le mele.
Meno male. Ma come c'è finito lì?
Non lo so. Forse quando ho messo via la spesa in fretta.
Che sollievo. Stavo già chiamando la banca.
Mi sento male dallo spavento. Il cuore mi batte a mille.
Tutto è bene quel che finisce bene. Mi sento in colpa.
Giulia, sei occupata?
No, dimmi. Sto leggendo.
Devo dirti una cosa, ma è un po' difficile.
Mi stai spaventando. Cos'è successo?
Promettimi che non ti arrabbi.
Andrea, parla. Cosa hai combinato?
Ecco, stavo spolverando in salotto.
E allora?
Per sbaglio, ho urtato il vaso blu. Quello della nonna.
No, il vaso antico.
Sì, è caduto a terra. Si è rotto in mille pezzi.
Oh no, Andrea. Ci tenevo tantissimo.
Lo so. Mi sento terribilmente in colpa.
Ma come hai fatto? Stavi correndo?
No, giuro. Mi è scivolato lo straccio. È stato un incidente.
Fammi vedere. È proprio distrutto?
Sì, purtroppo. Non si può incollare.
Che peccato. Era un ricordo importante.
Mi dispiace da morire. Sono mortificato.
Va bene. Respira. Ormai è rotto.
Sono un disastro. Scusami.
Smettila di scusarti. Non l'hai fatto apposta.
Posso fare qualcosa per farmi perdonare?
Beh, potresti stare più attento la prossima volta.
Starò attentissimo. Te lo giuro.
Ok, ti perdono. Ma sono ancora un po' triste.
Lo capisco. Mi sento davvero un verme. Non ho coraggio.
Fabio, guarda. È arrivata.
Chi? Ah, la ragazza con il vestito rosso.
Sì, lei. È bellissima, vero?
Molto carina. Vai a parlarle.
Sei matto. Non ho il coraggio.
Ma dai. Siamo a una festa. È normale parlare.
E cosa le dico? Ciao, mi piaci?
No. Dille solo ciao, come ti chiami. Semplice.
Non ce la faccio. Sono troppo timido.
Guarda che lei ti sta guardando.
Dici davvero o mi prendi in giro?
Giuro. Si è girata due volte verso di te.
Forse ho qualcosa sulla faccia o sui denti.
Ma no. Le piaci. Vai e buttati.
Ho le mani che sudano. Mi trema la voce.
Bevi un sorso d'acqua e vai. Ora o mai più.
E se mi rispondi male? Se faccio una figuraccia?
Se va male, torni qui e ci ridiamo sopra.
È facile per te. Tu sei estroverso.
Matteo, non perdere l'occasione. È lì da sola adesso.
Ok. Respiro profondo.
Bravo. Vai dritto da lei. Non pensare.
Vado. Se svengo, vieni a prendermi.
Vai, tigre. Facciamo il tifo per te.
Ciao. Vado.
Buona fortuna.
Un favore da amici.
Fiu. Finalmente abbiamo finito.
Mamma mia. Pensavo non finisse più.
Quante scatole c'erano? 50?
Almeno. E il divano pesava una tonnellata.
Senti, Marco. Volevo dirti una cosa.
Dimmi. Vuoi ancora aiuto?
No, no. Basta, fatica. Volevo solo dirti grazie.
Ma figurati. Tra amici si fa.
No, davvero. Grazie di cuore. Senza di te non ce la facevo.
È stato faticoso, ma ci siamo divertiti.
Tu hai sacrificato il tuo sabato libero per me.
Non preoccuparti. So che tu faresti lo stesso per me.
Assolutamente sì. Sei stato un angelo.
Esagerato. Ho solo portato qualche pacco.
Sì, ma al quarto piano senza ascensore.
Ah, quello è vero. Le mie gambe mi odiano adesso.
Ascolta, stasera la cena la offro io.
Non devi, davvero.
Insisto. Non accetto un no come risposta.
Va bene, mi hai convinto. Ho una fame da lupi.
Andiamo in quella pizzeria buona in centro.
Quella dove fanno la pizza gigante?
Esatto. Te la meriti tutta. E anche una birra.
Allora andiamo subito.
Grazie ancora, amico mio. Sono in debito con te.
Per sdebitarti basta una margherita con doppia mozzarella.
Affare fatto.
Sorpresa disgustosa.
Guarda che bella questa pasticceria. Molto chic.
Sì, e guarda i dolci in vetrina. Sembrano opere d'arte.
Ordiniamo quella torta al cioccolato e peperoncino?
Mmm, originale. Proviamola.
Eccola. Ha un profumo strano, vero?
Forse è il peperoncino. Dai, assaggia tu per prima.
Ok. Prendo un bel pezzo.
Allora, com'è? Ehi, tutto bene? Perché fai quella faccia?
Bleh, che schifo.
Ma cosa dici? È cattiva?
È orribile. Non è cioccolato.
E cos'è?
È fegato. È una torta salata di carne.
Ma va, fammi provare.
Oddio, hai ragione. Che gusto disgustoso.
Sembrava cioccolato fondente.
Invece è patè di fegato.
E sopra c'è della gelatina amara. Terribile.
Ho la bocca impastata. Mi viene da vomitare.
Bevi subito l'acqua. Sciacquati la bocca.
Ma chi ordina una cosa del genere a merenda?
Abbiamo sbagliato noi a non leggere il menù.
Chiamiamo il cameriere. Portiamo via questa cosa.
Scusi, possiamo avere un cornetto semplice?
Sì, solo zucchero, per favore. Basta esperimenti.
Sono in ansia.
Niente. Ancora segreteria telefonica.
Mamma, smettila di guardare quel telefono ogni dieci secondi.
Ma sono le otto di sera. Tua sorella doveva essere qui alle sette.
Sarà in ritardo. Sai com'è fatto il traffico a quest'ora.
Sì, ma di solito avvisa. Mi manda un messaggio su WhatsApp.
Magari le si è scaricata la batteria.
E se è successo qualcosa? Ho un brutto presentimento.
Mamma, stai tranquilla.
Non riesco a stare tranquilla. Le ho fatto dieci chiamate.
È andata al cinema con le amiche, giusto?
Sì, ma il film finiva alle sei.
Magari sono andate a mangiare una pizza dopo.
Poteva chiamare. Sono molto preoccupata.
Vuoi che provi a scrivere a Giulia, la sua amica?
Ce l'ha il numero di Giulia?
Sì, aspetta. Cerco su Instagram.
Bravo. Controlla se ha messo delle storie.
Vediamo. Sì, ecco una storia di dieci minuti fa.
Fammi vedere. Ci sono?
Sì, guarda. Sono in gelateria. Stanno ridendo.
Ah, meno male. È viva.
Vedi? Te l'avevo detto. Nessun disastro.
Però sono arrabbiata. Perché non risponde?
Guarda bene la foto. Il telefono è sul tavolo. Non lo sente.
Quando torna a casa la sgrido. Mi ha fatto prendere un colpo.
L'importante è che stia bene. Ora rilassati.
Hai ragione. Che stress fare la mamma.
Che vergogna. Imbarazzo.
Ehi, ma cos'hai? Sei rosso come un peperone.
Non me ne parlare. Voglio sotterrarmi.
Cos'è successo? Hai fatto una gaff?
Una gaff? Ho fatto la figura più brutta della mia vita.
Raccontami subito. Voglio ridere.
Ero in piazza, vicino alla fontana.
E allora?
Ho visto una ragazza di spalle, capelli biondi, capotto blu.
Sembrava la tua fidanzata, Lucia.
Identica. Ero sicuro al cento per cento che fosse lei.
E cosa hai fatto?
Sono arrivato da dietro, l'ho abbracciata forte e le ho dato un bacio sul collo.
No, non ci credo.
Le ho detto, ciao amore mio.
E lei? Si è girata?
Sì, si è girata. Ma non era Lucia.
Oddio, era una sconosciuta.
Sì, una ragazza mai vista. Mi ha guardato scioccata.
E tu?
Io sono diventato viola. Ho balbettato, scusi, scusi, ho sbagliato persona.
E lei si è arrabbiata?
Mi ha detto, ma sei matto? Toglimi le mani di dosso.
Che imbarazzo totale.
Volevo sparire. La gente intorno rideva.
Beh dai, ora ci ridi anche tu, no?
Insomma, mi tremano ancora le gambe per la vergogna.
La prossima volta controlla bene la faccia prima di baciare.
Sicuramente. Mai più una cosa del genere. Mai più.
Che peccato. Delusione.
Finalmente siamo arrivati. Ho una fame da lupi.
Anch'io. Ho sognato la pizza tutto il giorno.
Parcheggiamo qui. Il ristorante è lì davanti.
Marco, aspetta un attimo.
Cosa c'è? Ho parcheggiato male?
No. Guarda il locale. È tutto spento.
Come spento?
Non vedo nessuno dentro. Le sedie sono sui tavoli.
Ma no. Scendiamo a controllare.
Guarda. C'è un cartello sulla porta.
Fammi leggere. Chiuso per ferie fino al 20.
No. Che delusione.
Ma oggi è il 18. Per due giorni.
Che peccato. Volevo proprio mangiare qui.
Avevo controllato su internet. Diceva aperto.
Sai che non aggiornano mai gli orari online.
Mi dispiace. È colpa mia. Dovevo chiamare.
Ma figurati. Non fa niente. Capita.
E adesso? Sono le nove di sera.
Dobbiamo trovare un'alternativa veloce.
Qui vicino c'è solo quel posto di hamburger.
Non è molto sano. Ma ho troppa fame.
Accontentiamoci?
Sì. Andiamo. Basta che si mangi qualcosa.
Che sfortuna però.
Dai. La prossima volta chiamiamo prima.
Promesso. Guardando le vecchie foto.
Sofia. Guarda cosa ho trovato sul vecchio telefono.
Cosa? Fammi vedere.
Guarda questa foto. Ti ricordi?
Oddio. Ma siamo noi?
Sì. Eravamo a Parigi. Cinque anni fa.
Non ci credo. Guarda i miei capelli.
Perché? Stavi benissimo con la frangetta.
Ma no. Ero orribile. E guarda quegli occhiali da sole.
Eravamo così giovani e spensierate.
Che bei ricordi. Mi viene quasi da piangere.
Ti ricordi quel giorno? Avevamo mangiato le crepes.
Sì. Sotto la torre Eiffel.
Le crepe alla Nutella più buone del mondo.
E poi abbiamo camminato per ore lungo la Senna.
Mi mancano quei tempi.
Anche a me. La vita era più semplice, vero?
Sì. Niente lavoro. Niente stress. Solo viaggi.
Guarda anche questa. Qui stavamo ridendo come matte.
Ah sì. Quando è caduto il gelato sulla tua scarpa.
Non me lo ricordare. Che disastro.
Però che risate. È stata una vacanza perfetta.
Sai cosa? Dobbiamo organizzare un altro viaggio.
Magari. Dove andiamo?
Non lo so. Spagna? Grecia?
Basta che stiamo insieme. Ho voglia di creare nuovi ricordi.
Hai ragione. Stasera guardiamo i voli?
Sì dai. Basta nostalgia. Pensiamo al futuro.
Brava. Mandami quelle foto però. Le voglio stampare.
Te le mando subito su WhatsApp.
