Presented by the Italian Cultural Institute - Hong Kong
THE SECRETS OF THE GREAT ITALIAN OPERA HOUSES A series of ten episodes dedicated to curiosities and anecdotes related to ten Italian Opera Houses.
EPISODE 09 - OLYMPIC THEATRE IN VICENZA
The Olympic Theatre, Palladio and the Myth of Oedipus. Conceived and narrated by Andrea Scarduelli
Generato dall'IA·Potrebbe contenere errori
Riepilogo del video
Generato dall'IA
This video explores the Teatro Olimpico in Vicenza, designed by Andrea Palladio and Vincenzo Scamozzi. Although not a traditional opera house, it is a unique architectural masterpiece that pays homage to Roman antiquity. The narrator discusses Palladio's life, his transition from a stonemason to a renowned architect, and the specific artistic and technical innovations used to create the theater's famous perspective illusions.
Un saluto a tutti. Quest'oggi, nonna puntata della nostra serie dedicata ai segreti dei grandi teatri d'opera italiani.
Questa volta vi porterò a Vicenza a scoprire qualche curiosità legata al teatro olimpico di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi.
Voi mi direte, certo voi mi direte, ma non è un teatro d'opera, è un teatro antico, un teatro che quando nacque nel 1585
era già vecchio perché iniziavano a fiorire i teatri barocchi che avrebbero poi dato il passo al teatro moderno
con il Bibiena, con il Piermarini e gli altri architetti.
Ma vedete, è la prima volta che io ho visitato il teatro olimpico di Vicenza.
Non l'ho fatto da turista, quindi visitando il teatro olimpico quanto edificio architettonico,
ma sono stato spettatore, anni fa, al Festival Mozart, di due opere rare di Mozart.
Una è il Mitridate di Tredi Ponto e l'altra il Sogno di Scipione, Somnium Scipionis da Cicerone,
con l'ebretto di Pietro Metastasio, composti rispettivamente nel 1770 al Mitridate e nel 1772 il Sogno di Scipione.
Scipione che si addormenta, Scipione che sogna ed entra in contatto con le divinità.
Questo è tipico del mito, il Dio si mette in contatto con noi attraverso il sogno.
Poi non solo il Festival Mozart, ma ad esempio un grande regista come Joseph Losey
ambientò alcune delle scene del suo Don Giovanni Corruggero Raimondi
proprio al teatro olimpico di Vicenza di Andrea Palladio.
Ma si chiamava realmente così Andrea Palladio?
No, un soprannome che gli venne dato da un suo amico, da un suo mecenate, da un grande letterato,
Gian Giorgio Trissino, che era un classicista militante, un classicista operativo
e voleva che tutto ritornasse come nella Roma antica.
Anche ad esempio l'esercito di Venezia doveva essere addestrato e preparato come l'esercito romano.
E allora perché Palladio?
Pensiamo ad esempio a Pallade Atena, Atena che è Pallade, Atena che è saggia,
Atena che è giovane, Atene che sa come amministrare la città.
Oppure Palladius che è stato un importante scrittore romano, un grande agronomo.
Oppure anche Palladio semplicemente, che è il nome di un angelo
protagonista di un'opera dello stesso Gian Giorgio Trissino, l'Italia liberata dai goti.
Perché l'Italia liberata dai goti? Perché il classicismo libererà l'Italia
dallo stile gotico che era imperante.
Una vicenza gotica, quella degli anni 40 del 1500,
una vicenza policroma in cui Trissino e Palladio entrano in maniera prepotente.
Prima con una scenografia effimera per Rivo del,
e quindi che era destinata a durare un giro di sole,
praticamente 24 ore, in onore dell'entrata in città del nuovo cardinale.
Ma che sarebbe stata banco di prova per il Palladio,
per poi avvicinarsi meglio all'arte romana,
conoscendola direttamente a Verona, pensiamo all'Arena,
e poi andare a Roma, a imparare, a conoscere,
dalle grandi capolavori che si trovavano, lo stile puro, lo stile classico.
Così nella sua architettura, a questo punto,
architettura e decorazione sono strettamente correlate.
Un po' come nella musica di Rossini,
quando pensate alla coloratura, non è un abbellimento,
ma fa parte integrante ed è costitutiva del discorso musicale.
E allora Palladio inserisce, per esempio,
degli elementi tipicamente classici,
quali lesene e colonne che presentino un entasis.
Cos'è l'entasis? È quel rigonfiamento
della parte inferiore, del terzo inferiore,
di una colonna o di una lesena,
che simula il peso dell'architrave, del timpano,
sopra la colonna appunto.
Ricordiamoci che nell'antichità i primi templi,
i primi templi greci, non erano costituiti di colonne di pietra,
ma erano in legno. Ecco il perché di questo rigonfiamento.
Andrea Palladio, intorno alla metà,
era icheranato come lapicida e scalpellino,
quindi sapeva perfettamente intagliare la pietra,
così bene da poterla dividere in pezzi ben definiti
e lui aveva già l'idea completa dello schema
quando tagliava una pietra,
per creare per esempio delle colonne
che poi dovessero essere rivestite in tonaco,
simulando appunto una colonna in pietra.
Questo facilitava naturalmente la costruzione
e soprattutto costava estremamente meno.
Nel primo periodo Andrea Palladio si occupa della città di Vicenza
e inizia a costruire delle ville per dei committenti locali,
per delle famiglie nobili vicentini.
I nobili vicentini erano fondamentalmente degli imprenditori,
quindi avevano la necessità di lavorare,
quindi la loro villa aveva una duplice funzione.
C'era la sezione centrale dedicata al dominus, al padrone,
e una parte invece laterale,
quelle che saranno poi le barchesse nel Palladio,
che avevano invece la funzione di ospitare la zona operativa.
Quindi ad esempio c'era una fiorente industria
dei bachi da seta e così via.
In un secondo momento Palladio opera un grande salto di qualità,
inizia a disegnare e a concepire delle ville
per le ricche famiglie di Venezia
e qui inserisce degli elementi ancora tipici dell'architettura classica,
ad esempio il pronao,
quella specie di balcone che si affaccia sulla natura circostante
e permette di entrare in contatto,
per il dominus, per il proprietario della villa,
con la natura che lo circonda.
Poi arriva a Venezia e si occupa di progetti sempre più grandi
e soprattutto lavora in ambito religioso,
in grandi quindi chiese, cattedrali,
in refettori, in conventi.
E poi c'è un momento di stasi
dovuto alla guerra dei veneziani contro il Turchi,
c'è meno denaro a disposizione
e questo si riflette sull'attività del Palladio,
che inizia a occuparsi di attività editoriale.
Siamo arrivati all'ultimo periodo,
all'ultimo periodo fine degli anni 70, 1578-1580
e nel febbraio del 1580
Andrea Palladio inizierà a occuparsi
del suo capolavoro, del suo testamento finale,
il teatro olimpico appunto.
Quello che vi ho detto non essere un teatro d'opera
ma che abbiamo voluto inserire nella lista
dei nostri grandi teatri d'opera italiani
perché è un capolavoro unico e assolutamente irripetibile.
Un teatro che nasce già vecchio,
che nasce già antico perché è un omaggio
al più grande architetto della storia, Vitruvius.
Vitruvio che nel 15 avanti Cristo
consegna all'imperatore Augusto
la sua monumentale opera, il De Architectura.
E allora il Palladio immagina un teatro romano
con una vanscena fissa,
quindi che non andrà assolutamente bene
con le nuove macchine del teatro barocco.
Quindi nasce quasi che non lo si potrebbe utilizzare
e oltretutto deve essere costruito del Palladio
in un ambiente preesistente medievale
che è molto ristretto.
E allora lì il colpo di genio suo
e di Vincenzo Scamozzi
inventarsi un'illusione prospettica
a livello delle scene fisse
che facciano sì di avere un punto di fuga lontano
che sembra quasi infinito
perché per la prima rappresentazione
Palladio era morto
perché lui opererà sul teatro olimpico
dal febbraio del 1580 fino all'agosto
poi verrà completato dal figlio
il teatro olimpico e da Vincenzo Scamozzi.
Le scene fisse che dovevano essere effimere
perché accompagnare solo i primi spettacoli
il teatro viene inaugurato dalle Diporè di Soffocle
dovevano essere poi modificate
ma rimasero cristallizzate per sempre in questo teatro
perché? Perché sono magnifiche
sono bellissime
rappresentano le vie di Tebe
di una Tebe in preda alla pestilenza
alla carestia
una Tebe che chiede aiuto
al Soffos, al Saggio, a Edipo
che ha sconfitto la Sfinge
che ha interpretato e risolto e sciolto il suo enigma
un enigma che la Sfinge gli canta
qual è quell'essere
che nel corso della sua vita
non cambia mai la propria voce
ma cammina a quattro
a due
e poi a tre zampe
quando cammina a tre zampe
è il momento in cui si trova a essere più debole
e allora Edipo che cosa fa?
con un atteggiamento che ancora oggi
noi utilizziamo quando pensiamo
appoggia la mano al mento
pensa e risolve l'enigma
una delle tantissime variazioni del mito
che ho trovato
è che a quel punto
Apollofebo
avendo paura che il filo del destino si interrompa
Edipo venga ucciso dalla Sfinge
fa rischiarare improvvisamente il cielo
le nubi si dissolvono
e il sole proietta a terra l'ombra
di Edipo del Viandante
le sue due gambe
più il bastone
perché oedipus
vuol dire l'uomo dal piede gonfio
Edipo zoppicava
quando il suo piede era stato uffeso
quando lui era bambino
e allora l'oggetto dell'enigma
è lo stesso soggetto che deve risolverlo
Edipo appunto
e quando lascerete il teatro olimpico
guardate per un'ultima volta
le scene
le scene in legno e spucco
che si trovano all'interno del teatro olimpico
disegnate e volute da Vincenzo Scamozzi
se chiuderete gli occhi per un istante
vi sembrerà di sentire un sussurro
è il coro di Edipo re di Sofocle
che accompagna il grande re
il grande tiranno
sconfitto dal destino
nella propria reggia
nella reggia che adesso è di Creonte
e ascolterete queste parole
che sono da monito a tutta l'umanità
non dite di un uomo fortunato
sino a che non avrete visto il suo ultimo giorno