In questo episodio esploriamo il drammatico racconto della caduta di Troia, ingannata dai greci con il famoso cavallo di legno. ISCRIVITI: http://www.youtube.com/c/AlessandroGelain?sub_confirmation=1 Riviviamo il piano astuto di Odisseo, il sacrificio coraggioso di Sinone e la tragica fine di Laocoonte.
Scopriamo come la maledizione di Cassandra, l’odio di Atena e la disperazione dei Troiani abbiano condotto alla loro rovina.
Un viaggio nel cuore della mitologia greca, tra eroi, divinità e destini intrecciati in un epico racconto di inganno e tradimento.
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Ciao! Troia è in festa, il lungo assedio sembra finalmente concluso. Ma una statua di legno,
lasciata dai greci in fuga, cela un oscuro segreto. Cosa spinge il pavido
Sinone a subire torture indicibili? E perché Cassandra, dotata del dono della preveggenza,
non riesce a convincere i suoi concittadini del pericolo imminente? Perché Atena ce l’ha
con Laocoonte? Beh rimani qui per scoprire i misteri e gli inganni dietro la caduta di Troia.
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Questo che stai ascoltando è Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico.
Sono Alessandro Gelain, insegnante di Filosofia,
Psicologia e Scienze umane. Se vorrai stare in mia compagnia,
ti offrirò le storie più interessanti della mitologia greca e romana.
Il mito ha ancora molto da insegnarci e talvolta,
come uno specchio, è capace di mostrare meglio a noi stessi quello che siamo.
Puntata numero 189 Il cavallo in Troia: Laocoonte e il presagio di Cassandra
I troiani sono usciti dalle loro imprendibili mura e si affollano attorno al cavallo di legno,
la gigantesca statua lasciata dai greci che sono partiti per tornare a casa.
In verità i greci si sono acquattati presso le spiagge occidentali dell’isola
di Tenedo, al sicuro dallo sguardo delle vedette troiane; per quanto riguarda la statua,
non serve certo che ti ricordi come dentro quel finto dono ad Atena si nascondano zitti
e immobili trenta tra soldati ed eroi achei: più o meno pazientemente costoro attendono
il momento opportuno per fare la loro sortita all’interno delle mura della città di Priamo.
Questo è infatti il piano di Odisseo: entrare in città, attendere che tutti dormano,
uscire dal cavallo e silenziosamente uccidere i soldati posti a sentinella;
fare i segnali convenuti alle vedette greche che comunicheranno alla flotta di tornare veloce alla
rada di Troia per iniziare lo sterminio. Aprire le pesanti porte della città e,
nel silenzio della notte, liberarsi di quanti più troiani si può: bisogna
evitare a tutti i costi che qualcuno sfugga alle lame greche e possa dare l’allarme.
Ma i piani raramente vanno esattamente come
uno li ha progettati, c’è sempre un ostacolo a sorgere, un imprevisto.
E così, preoccupati, i greci dentro al cavallo, ascoltano l’interrogatorio
di Sinone, il greco finto disertore.
I troiani lo circondano, gli fanno domande pressanti cercando di trovare una contraddizione
che lo faccia scoprire, ma Sinone rimane attaccato alla versione concordata con Odisseo che è questa:
egli è riuscito a scampare alla propria uccisione nascondendosi sotto una zampa del cavallo… Quei
maledetti greci lo volevano sacrificare ad Atena come auspicio di un buon ritorno a casa!
E lo volevano fare proprio su suggerimento di quel subdolo re di Itaca che aveva
indicato lui come vittima, di proposito! Sinone è stato testimone del tranello che
Odisseo ha a suo tempo teso a Palamede, portando l’integerrimo eroe alla morte:
Odisseo ha deciso di liberarsi, “sacrificandolo”, di un pericolo per la sua ascesa al potere.
I Troiani sono ancora dubbiosi e lo torturano arrivando ad amputargli le orecchie e il naso!
I greci nel cavallo tremano: riuscirà Sinone a sopportare questo ingiurioso dolore?
Sinone non è mai stato un soldato di valore, non si è mai trovato in una situazione in cui
poter dimostrare il proprio coraggio. Per questo quando egli si è reso volontario per
questa missione non pochi hanno espresso qualche perplessità sull’adeguatezza del
carattere all’impresa pericolosa. Odisseo, però, ha visto negli occhi
di Sinone il desiderio di dimostrare una volta per tutte il proprio valore. Quando il re di
Itaca gli ha chiesto poi per quale motivo si fosse proposto, Sinone ha fermamente esposto
il proprio pensiero: “La guerra è al termine e non avrò occasioni per dimostrare quel che valgo:
posso davvero tornare in Patria senza onorare me stesso di una qualche impresa? Davvero mi
dovrei accontentare di aver partecipato allo sterminio dei troiani nella notte?”
Sinone, torturato, piange e urla,
chiede pietà e sputa sangue ma non si allontana di un capello dalla sua storia,
tanto che alla fine i troiani lo spediscono dal cerusico per fargli curare le ferite…
Che fare, ora, di quel cavallo?
Beh, è un dono ad Atena, questo non si può certo ignorare. Lo si lascia sulla
terra battuta attorno alle mura? Certo questa statua votiva meriterebbe un luogo migliore
dove essere ammirata, magari dentro Troia. Ecco! Rimarrebbe in eterno come segno della
imbattibilità della stirpe di Priamo e della insuperabilità delle mura della sua città!
Il popolo comincia ad adorare l’idea di quella statua in mezzo alla città e si
comincia a vedere come spingerla, tirarla, come spostarla, insomma…
Qualcuno nota che l’altezza della statua supera il passaggio concesso
dall’architrave posta sopra le porte Scee e che non si potrà trasportarla in città senza
segarne via la testa per poi riassemblare tutto una volta oltrepassata la soglia.
La folla si solleva: tagliare la testa al cavallo sarebbe una offesa alla dea dagli
occhi azzurri! Chi può avere il coraggio di commettere un’azione tanto sconsiderata?
A chiare lettere si trova scolpito sul fianco: “In segno di gratitudine per un
sereno ritorno in patria, i Greci dedicano questa offerta alla dea”.
Di quale altra prova c’è bisogno? Il cavallo è intoccabile!
C’è un’altra soluzione, suggerisce qualcuno: abbattere l’architrave che sovrasta le porte:
in questo modo il cavallo potrà entrare senza problemi in Troia!
Priamo decreta che il cavallo deve essere portato, incolume,
alla parte più alta della città. Non ascolta le urla disperate di chi sospetta l’inganno.
Laocoonte, figlio di Antenore, veggente e sacerdote di Poseidone,
implora i concittadini di distruggere quell'ingannevole statua. Egli è sicuro
che dentro di essa si agiti la morte per Troia. Atena che odia Laocoonte, che le sta rovinando
i piani, alle sue parole fa tremare la terra dal profondo. Nella mente
del povero veggente cala il buio, comincia a vedere doppio e i suoi occhi sono arrossati!
Eppure egli continua ad implorare i suoi concittadini di disfarsi di quel cavallo.
Atena lo punisce di nuovo e gli occhi del veggente si fanno bianchi, come se non avesse le pupille!
Egli si inginocchia e intontito dal dolore biascica sottovoce maledizioni verso i greci.
Questi eventi vengono interpretati come una conferma sulla necessità di portare in Troia quel
cavallo. E dunque, con grande fatica, i troiani aprono una breccia nelle mura, facendo crollare le
porte Scee che li hanno protetti per tutti questi anni e trascinano il cavallo dentro la cinta.
Pensando alla prudenza, molti cercano di chiudere
alla bell’e meglio quel passaggio accatastando rocce e legname.
Laocoonte, che nel frattempo si è un po’ ripreso,
tenta nuovamente di convincere i concittadini. Lancia una pesante
asta verso il cavallo e questa si conficca nel fianco della statua, con forte clangore delle
armi stipate all’interno… ma questo rumore viene soffocato dalla confusione del momento…
Urla: “Sciocchi troiani, i greci si devono temere, anche quando portano
doni! Bruciamo questo cavallo o facciamolo a pezzi e precipitiamolo giù dalle mura!”
Atena questa volta decide di punire atrocemente lo scomodo Laocoonte.
Da una profonda cavità nella roccia, una caverna inaccessibile agli esseri umani,
Atena fa sorgere due orribili serpenti, della stirpe di tifone che li spinge verso Troia.
La dea risveglia la violenza in quei mostri tanto che con il loro movimento scuotono la
terra e fanno spumeggiare le onde. Salgono dal mare e si dirigono verso quella breccia,
ancora aperta, in cui tutte le persone affastellate stanno festeggiando.
Come appaiono alla vista tutti fuggono, nessun soldato rimane a fronteggiarlo,
uomini donne e figli fuggono veloci, solo Laocoonte e i suoi due figli rimangono come
impietriti in mezzo alla via, abbandonati al loro destino. Sono state le Chere, le divinità
della morte violenta in battaglia, a inchiodare i piedi del sacerdote e dei suoi due figli a terra!
I due serpenti con i denti aguzzi si avventano sui due figli di Laocoonte il quale cerca di
salvarli ma anche lui, imprigionato dalle spire, non riesce a fare nulla per quelle giovani vite! I
suoi figli vengono smembrati e divorati davanti agli occhi terrorizzati della popolazione.
Così come sono apparse, le due mostruose creature si dileguano lasciando morte e disperazione dietro
di loro. La madre dei giovani uccisi e Laocoonte, ormai definitivamente cieco, si accasciano e si
abbandonano ad un disperato pianto. Nell’Eneide viene raccontato che
Laooconte muore, smembrato dai due mostri che hanno ucciso i suoi figli.
In ogni caso, i troiani, convinti che la tragedia cui hanno appena assistito sia un segno di come
la statua debba davvero essere trasportata nella cittadella, riprendono a spingerla…
Un nuovo pianto si alza sulla folla: Cassandra, dritta in piedi, sbarra la strada al cavallo.
“Troiani, fratelli, amici! Un grande pericolo abbiamo portato nella nostra bianca città!
Questo cavallo di legno che cammina sulle nostre fatiche e sul nostro sudore, contiene la morte che
ci sterminerà tutti nel sonno! Dentro il ventre di questo cavallo, dentro la sua testa sono in
attesa come serpenti decine di greci pronti all’assassinio! Fermatevi! Cerchiamo il pertugio
d’entrata per scovarli oppure diamo fuoco ora a questo nefasto strumento di morte!”
Gli uomini di Odisseo tremano, all’interno del cavallo:
sono stati scoperti! E sono di certo spacciati: non potranno difendersi uscendo uno ad uno da
quella minuscola botola né potranno fuggire quando il cavallo verrà dato alle fiamme!
Poi i loro cuori hanno un nuovo sussulto! I troiani dopo un attimo di silenzio sbottano
tutti in una agghiacciante risata, ridicolizzano le affermazioni di
Cassandra e affermano che sono solo le sue parole ad essere portatrici di sventura!
Cassandra è una delle più giovani figlie di Priamo, di una bellezza delicata e virginale. Ella
è così avvenente e pura da aver attratto l’occhio di Apollo ed ha da lui avuto in dono il vaticinio.
Forse ricordi la sua storia: in cambio per venire addestrata in questa arte,
ha promesso di concedere il suo corpo immacolato al desiderio del Dio splendente.
Nel momento in cui la giovane diviene regina nel predire il futuro, decide però di fare
un passo indietro rispetto agli accordi presi con il Dio, e di rimanere casta.
Nella sua giovanile fierezza, ella ignora quanto può essere dannoso sfidare una divinità:
Cassandra confida nel fatto che un dono ricevuto dagli dei non può essere rifiutato ne’ restituito…
lei è sicura che il dono del vaticinio rimarrà con lei fino al suo ultimo respiro.
Apollo al sentire questo ripensamento ci rimane certo male, ma se c’è una cosa che
gli dei amano fare è il vendicarsi sempre e a volte anche con astuzia.
Facendo finta di far, come si dice, “buon viso a cattivo gioco”, Apollo si rivolge alla giovane
rassicurandola, e le dice che va bene così, che è giusto che la sua purezza rimanga intatta e
che questo darà maggior peso e potenza al suo vaticinare. Una vergine che predice il futuro
non potrà che essere rispettata e onorata! Certo egli non può violare la sua purezza
così fortemente difesa ma un minimo di riconoscenza da parte
di Cassandra sarebbe giusto che venisse espresso. La giovane, che si vede già vittoriosa, pensa che
un solo, piccolo, innocente bacio a fior di labbra dato ad un dio non intaccherà la sua purezza.
Porge il bellissimo e acerbo volto verso Apollo,
dischiude lievemente le sue labbra e chiude gli occhi. Il dio si avvicina
dolcemente a lei ma prima di premere le labbra sulle sue sottovoce le sospira:
“Non insozzerò la tua purezza con un bacio”. E sputa su quelle labbra dischiuse,
su quella lingua, condannando la giovane ad un triste destino.
Cassandra avrà per intero il fantastico dono del vaticinio, certo, nulla di quello che accadrà
sarà mai nascosto alla sua vista, ella potrà prevedere ogni singolo evento… Cassandra non
potrà mai mentire, non potrà mai tacere la verità e solo la verità potrà uscire dalle sue labbra…
Ma da questo momento nessuno sulla faccia della terra crederà mai ad
una sua singola parola. Quando lei consiglierà qualcuno di effettuare una
certa scelta, costui verrà spinto dalla sua maledizione a compiere l'esatto contrario!
Ecco il motivo delle risate sguaiate in risposta alle sue parole riguardo
il cavallo di legno che trasporta la morte per Troia! Ora nessuno ha più
dubbi sulla necessità di trasportare quel cavallo fino alla cittadella!
Cassandra prova ripetutamente ad avvicinarsi a quel cavallo una
volta con una torcia accesa un'altra con un'ascia a due lame per provare se non a
distruggerlo almeno ad aprire un varco e a scoprirne il contenuto! Ma ogni volta
viene allontanata con disprezzo e viene sbeffeggiata dai Troiani.
Così, verso il calare del sole, dopo una giornata intera di sforzi, il grande
cavallo di legno raggiunge il centro della città. Le sue zampe sono adornate di fiori
e ghirlande sono tese sui suoi garretti. Banchetti e danze iniziano: è la prima notte
di pace da dieci anni e tutti hanno voglia di festeggiare, mangiare e bere spensieratamente!
In fin dei conti, con i greci che se ne sono andati, ma cosa mai potrà succedere?
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