209 - I migliori momenti del 2024 - Seconda parte

Alessandro Gelain
22 iscritti
7 Visualizzazioni video·7 gen 2025
(musica)
Questo che stai ascoltando è Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico.
(glitch)
Questa che stai per ascoltare è la puntata numero 209,
il secondo episodio speciale che raccoglie alcuni dei momenti più
intensi e significativi delle puntate pubblicate nel 2024. Quest’anno, insieme,
abbiamo attraversato storie di eroi, tragedie, e destini intrecciati con quelli degli dei.
In questa puntata rivivremo tre storie potenti e commoventi, legate alla Guerra di Troia:
la tragica morte di Achille, il dolore che conduce Aiace alla follia,
e il disperato tentativo di Cassandra di salvare la sua città da un destino segnato.
Sono episodi che ho amato raccontare e che spero possano ancora toccare il cuore di chi ascolta,
proprio come hanno toccato il mio. Mettiti comodo, ti auguro un buon ascolto!
.-.-.
Il primo momento che ho scelto riguarda uno degli eroi più grandi della mitologia greca:
Achille. Invincibile in battaglia, invulnerabile quasi ovunque, eppure colpito a tradimento nel
punto che gli dei e il destino avevano lasciato scoperto. Riviviamo insieme il momento in cui
la vita del Pelide si spezza, portando con sé un’eco di gloria e di tragedia.
Secondo il Mitografo Vaticano, nel testo “La distruzione di Troia”, Polissena diviene lo
strumento nelle mani addirittura di Priamo: ella individua un “punto debole” in Achille e decide di
sfruttarlo a vantaggio della sua città. La restituzione
del corpo di Ettore a Priamo avviene platealmente sotto le mura di Troia.
Su una bizzarra e inquietante bilancia si deposita su uno dei due piatti tanto oro quanto fino a
raggiungere il peso dell’eroe deceduto. Ma quanto offerto da Priamo non basta.
Dagli spalti una voce argentina interviene a interrompere quell’imbarazzante momento.
È proprio Polissena che getta i suoi preziosi braccialetti sul piatto facendo
muovere finalmente quella bilancia in favore del desiderio del vecchio re.
Achille, sguardo in alto, riconosce la giovinetta che ha incontrato già una volta,
tantissimo tempo prima e se ne innamora all’istante.
Muove due passi e parla sottovoce a Priamo dicendogli che gli restituirà il corpo di Ettore
e tutto l’oro versato, se il re acconsentirà di dargli in sposa la bella Polissena.
Priamo acconsente a questa trattativa diciamo “riservata” di cui nessuno deve sapere nulla.
Polissena presto diviene sposa di Achille e grazie alle sue
blandizie e al suo calore negli amplessi, assurge in breve allo status di favorita.
Il corpo del suo sposo non ha segreti per lei,
lei che ne ha percorso con lo sguardo e con le mani ogni muscolo e ogni piega.
Agli occhi di Achille ella appare devota, non c’è un solo gesto della giovane che
non indichi all’eroe nient’altro che un forte interesse nei suoi confronti… egli
confonde queste attenzioni per, mentre invece lo scopo di Polissena è altro.
Ella ha ben chiare in mente le parole di suo padre, re Priamo:
«Quando sarai con lui, da sola a solo, concedi te stessa alle sue voglie e avvicinati al suo
cuore. Con le armi dell’amore fagli cadere le difese fino a scoprire quale sia in
lui un punto debole, che possa essere raggiunto da una lama e che, colpito,
lo possa condurre a morte. Non c’è segreto che un marito nasconda che non possa essere
scoperto da una moglie che sa come cercare. Achille, figlia mia, che ha osato uccidere
senza pietà così tanti dei tuoi fratelli, deve trovare la morte!
Quando tornerai da noi, vedova gloriosa di quel crudele assassino,
sapremo darti uno sposo tuo pari!»
In altre versioni, lievemente differenti, è Ecuba a proferire queste parole a Polissena.
A me piace pensare che sia stata proprio la madre a dare queste indicazioni alla giovane.
Non per il rispetto che si può portare a Priamo,
ma per quello che accadrà ad Ecuba dopo la distruzione di Troia…
Torniamo ad Achille e alla sua appassionata sposa.
Con le armi dell’amore, Polissena giunge finalmente a scoprire
questo punto debole e riesce di comunicarlo alle forze troiane.
Priamo ed Ecuba invitano Achille e Polissena
ad una cerimonia di adorazione nel tempio di Apollo Timbreo.
Achille volentieri giunge, si denuda e si toglie i calzari di ferro da cui mai si separa.
Entra infine, come è d’uso, senza armi nel tempio.
Giunto all’altare, prepara delle fiaccole e le accende: egli non sospetta nulla.
Paride, nascosto dietro all’altare, di spalle ad Achille, con una freccia ben mirata colpisce
l’eroe al tallone. La punta di quella freccia è stata intinta in un mortale veleno che ora,
repente, entra in circolo indebolendo e fiaccando la forza di Achille.
Da dietro le colonne saltano fuori dei soldati che lo vogliono finire,
ma Achille con le sole torce che ha in mano riesce, pur morente, ad aver la meglio su di loro.
Infine, vinto dal veleno, cade a terra morto.
Nessuno degli amici ad aiutarlo, solo e circondato da nemici: così,
tristemente, Achille abbandona questa vita.
Il suo cadavere viene restituito ai greci che si preparano a dargli sepoltura.
Il corpo di Achille viene messo sulla pira e poi le sue ossa vengono,
secondo il desiderio dell’eroe, mescolate in una urna insieme a quelle di Patroclo.
Secondo estratto: la follia di Aiace
La seconda storia che ho voluto riproporre è quella di Aiace, l’eroe ferito nell’orgoglio
e travolto da un dolore insopportabile. Non è una follia qualsiasi quella che lo colpisce,
ma il risultato di un’ingiustizia che nemmeno i più forti riescono a tollerare. Un dolore che
diventa distruzione e un atto finale che rimane inciso per sempre nelle pagine della mitologia.
La dea manda dunque una follia cieca ad Aiace, così cieca che
non riuscirà a distinguere su chi affonderà la sua spada.
Così Aiace, urlando furibondo, credendo di essere in mezzo all’accampamento acheo,
in realtà se ne allontana. Digrigna i denti e il suo
cuore di nero ribolle mentre giunge ad un gregge sulla piana.
Le sue urla risvegliano gli achei che impauriti, temono la sua vendetta.
È quasi l’alba quando un terribile spettacolo si mostra agli occhi dei soldati d’Agamennone:
con la bava alla bocca e con gli occhi iniettati di sangue, Aiace abbatte tutti gli animali,
uno ad uno, chiamandoli per nome: ai suoi occhi appaiono come Agamennone, Menelao, Odisseo…
Menelao, che scruta tutto, sussurra al fratello:
«Che giorno nefasto! La follia del grande Aiace si rivolgerà
presto alle navi e a noi… ci ucciderà tutti! Perché siamo stati così ciechi da non dare a
lui le armi che gli spettavano di diritto? Dopo Achille, il nostro più valente baluardo abbiamo
stupidamente offeso. E ora l’abbiamo perduto! E per cosa? Per cosa? Per aver consegnato le armi
di Achille ad un uomo che ha dimostrato di badare più alla propria gloria che alla lungimiranza!»
E Agamennone «Non adirarti con Odisseo, ma con gli dei che oggi lavorano per la nostra rovina!»
Una risata si alza terribile. È Aiace che urla, tenendo con una mano un
grosso ariete sanguinante. Egli crede di avere davanti il corpo morto di Odisseo:
«Giaci nella cenere, adesso che sei pasto per cani ed uccelli! Non ti hanno salvato
neppure le armi gloriose di Achille per le quali, stolto, con me sei venuto a contesa,
con me che di te sono sempre stato più forte! Giaci ora, cane! Tua moglie non ti rivedrà
e nemmeno tuo figlio e nemmeno ai genitori sarai accanto, loro che speravano in te per
un sicuro soccorso nella vecchiaia, perché a fare da cibo ai cani sei venuto a Troia!»
La scena è grottesca ma nessuno degli achei sta ridendo,
anzi un cupo terrore pervade tutti gli animi… Cosa capiterà ora?
Atena dissolve la follia nella mente di Aiace, che si ritrova stranito, in mezzo ad un gregge
rosso e palpitante. I poveri pastori si sono nascosti chi sulle piante, chi dietro delle rocce…
Aiace sente che la forza lo abbandona; le sue ossa una
ad una paiono spezzarsi e il suo petto guerriero è ferito da un nuovo dolore.
Non riesce a muoversi, non può fuggire da quella scena di morte: come una roccia inamovibile che
sulla cima dei monti mette radici, così Aiace rimane immobile davanti alla strage compiuta.
Poi, geme: «Ahimè! Perché sono così tanto in odio agli Dei? Sono loro che mi hanno sconvolto
la mente, che mi hanno inflitto una follia funesta che mi ha portato a fare strage di
pecore che non erano causa della mia collera. Avessi punito il cuore infido di Odisseo con
le mie mani poiché lui, che è miserabile in assoluto, è la causa del mio accecamento.
Che egli possa soffrire le pene nell’anima, quante le Erinni gliene porteranno. E che
nemmeno Agamennone possa tornare incolume alla sua dimora, per quanto egli desideri tornarci.
Ma perché devo rimanere tra questi scellerati, io che sono di animo nobile?
Maledetto esercito di Agamennone! Maledetti questi tempi insopportabili in cui il peggiore riceve
onori e non più il migliore ottiene il premio! Odisseo viene onorato tra gli argivi, di me invece
del tutto sono dimentichi e immemori delle mie imprese che ho portato a favore di queste genti!»
Aiace guarda la sua spada, la spada che gli fu donata da Ettore nell’occasione del loro
scontro. Così come Ettore è stato avvolto nel panno di porpora dono di Aiace altrettanto la
spada dell'eroe troiano diverrà il compagno della morte di Aiace, figlio di Telamone.
Come già sai, la pelle di Aiace è invulnerabile: nato da pochi minuti,
egli è stato avvolto da Eracle nel suo mantello. Il mantello di Eracle è del tutto particolare:
è la pelle del leone di Nemea. Eracle, per uccidere il lenone,
ha cercato in tutti modi di trapassare quella pelle, ma non c'è riuscito:
la pelle resiste a qualsiasi attacco: frecce, spade e lance… nulla riesce a scalfirla.
Alla fine Eracle sconfigge il leone e si appropria della pelle, facendola diventare il suo mantello.
Avvolgendo il piccolo Aiace in quella pelle, Eracle per intercessione di Zeus
dona l'invulnerabilità al neonato : nessuna arma lo potrà mai ferire. Non tutto il corpo, però, è
venuto a contatto con quella fantastica pelle: le ascelle di Aiace rimangono, per così dire, umane.
Egli ha deciso di togliersi la vita e perciò con un gesto che risulta
incomprensibile a tutti gli astanti che non sono a conoscenza del suo segreto,
conficca la spada di Ettore nel terreno con la lama rivolta verso l’alto.
Senza dire una parola, senza degnare di uno sguardo quelli che fino a ieri egli reputava
fossero i suoi amici, Aiace si getta sulla lama, trapassandosi il fianco.
Il coraggioso cuore dell’eroe formidabile, sorridente vincitore di mille battaglie,
il cuore di colui che a testa alta ha sostenuto sempre le scelte più onorevoli,
il cuore di colui che non ha temuto di sfidare il comando di Agamennone,
seppellendo con onore il corpo di Palamede, il cuore di colui che insieme ad Achille ha
guidato con coraggio i greci alla battaglia, questo cuore unico si ferma per sempre.
Terzo estratto: il presagio di Cassandra
Torniamo, infine, in Troia, all’ultima disperata preghiera di Cassandra,
la profetessa inascoltata. Mentre il popolo troiano festeggia, lei sola vede il pericolo
mortale che si nasconde dentro il legno del cavallo. Riviviamo il suo grido di
avvertimento, una supplica disperata che anticipa il crollo della città.
In ogni caso, i troiani, convinti che la tragedia cui hanno appena assistito sia un segno di come
la statua debba davvero essere trasportata nella cittadella, riprendono a spingerla…
Un nuovo pianto si alza sulla folla: Cassandra, dritta in piedi, sbarra la strada al cavallo.
“Troiani, fratelli, amici! Un grande pericolo abbiamo portato nella nostra bianca città! Questo
cavallo di legno che cammina sulle nostre fatiche e sul nostro sudore, contiene la morte che ci
sterminerà tutti nel sonno! Dentro il ventre di questo cavallo, dentro la sua testa sono
in attesa come serpenti decine di greci pronti all’assassinio! Fermatevi! Cerchiamo il pertugio
d’entrata per scovarli oppure diamo fuoco ora a questo nefasto strumento di morte!”
Gli uomini di Odisseo tremano, all’interno del cavallo: sono stati scoperti! E sono di
certo spacciati: non potranno difendersi uscendo uno ad uno da quella minuscola
botola né potranno fuggire quando il cavallo verrà dato alle fiamme!
Poi i loro cuori hanno un nuovo sussulto! I troiani dopo un attimo di silenzio sbottano
tutti in una agghiacciante risata, ridicolizzano le affermazioni di
Cassandra e affermano che sono solo le sue parole ad essere portatrici di sventura!
Cassandra è una delle più giovani figlie di Priamo, di una bellezza delicata e virginale. Ella
è così avvenente e pura da aver attratto l’occhio di Apollo ed ha da lui avuto in dono il vaticinio.
Forse ricordi la sua storia: in cambio per venire addestrata in questa arte,
ha promesso di concedere il suo corpo immacolato al desiderio del Dio splendente.
Nel momento in cui la giovane diviene regina nel predire il futuro, decide però di fare
un passo indietro rispetto agli accordi presi con il Dio, e di rimanere casta.
Nella sua giovanile fierezza, ella ignora quanto può essere dannoso sfidare una divinità:
Cassandra confida nel fatto che un dono ricevuto dagli dei non può essere rifiutato ne’ restituito…
lei è sicura che il dono del vaticinio rimarrà con lei fino al suo ultimo respiro.
Apollo al sentire questo ripensamento ci rimane certo male, ma se c’è una cosa che
gli dei amano fare è il vendicarsi sempre e a volte anche con astuzia.
Facendo finta di far, come si dice, “buon viso a cattivo gioco”, Apollo si rivolge alla giovane
rassicurandola, e le dice che va bene così, che è giusto che la sua purezza rimanga intatta e
che questo darà maggior peso e potenza al suo vaticinare. Una vergine che predice il futuro
non potrà che essere rispettata e onorata! Certo egli non può violare la sua purezza
così fortemente difesa ma un minimo di riconoscenza da parte
di Cassandra sarebbe giusto che venisse espresso. La giovane, che si vede già vittoriosa, pensa che
un solo, piccolo, innocente bacio a fior di labbra dato ad un dio non intaccherà la sua purezza.
Porge il bellissimo e acerbo volto verso Apollo,
dischiude lievemente le sue labbra e chiude gli occhi. Il dio si avvicina
dolcemente a lei ma prima di premere le labbra sulle sue sottovoce le sospira:
“Non insozzerò la tua purezza con un bacio”. E sputa su quelle labbra dischiuse,
su quella lingua, condannando la giovane ad un triste destino.
Cassandra avrà per intero il fantastico dono del vaticinio,
certo, nulla di quello che accadrà sarà mai nascosto alla sua vista, ella potrà prevedere
ogni singolo evento… Cassandra non potrà mai mentire, non potrà mai tacere la verità e solo
la verità potrà uscire dalle sue labbra… Ma da questo momento nessuno sulla faccia della terra
crederà mai ad una sua singola parola. Quando lei consiglierà qualcuno di effettuare una
certa scelta, costui verrà spinto dalla sua maledizione a compiere l'esatto contrario!
Ecco il motivo delle risate sguaiate in risposta alle sue parole riguardo
il cavallo di legno che trasporta la morte per Troia! Ora nessuno ha più
dubbi sulla necessità di trasportare quel cavallo fino alla cittadella!
Cassandra prova ripetutamente ad avvicinarsi a quel cavallo una
volta con una torcia accesa un'altra con un'ascia a due lame per provare se non a
distruggerlo almeno ad aprire un varco e a scoprirne il contenuto! Ma ogni volta
viene allontanata con disprezzo e viene sbeffeggiata dai Troiani.
Così, verso il calare del sole, dopo una giornata intera di sforzi,
il grande cavallo di legno raggiunge il centro della città. Le sue zampe sono adornate di
fiori e ghirlande sono tese sui suoi garretti. Banchetti e danze iniziano: è la prima notte
di pace da dieci anni e tutti hanno voglia di festeggiare, mangiare e bere spensieratamente!
In fin dei conti, con i greci che se ne sono andati, ma cosa mai potrà succedere?
.-.-.
E con questo si conclude la puntata numero 209, una raccolta di momenti che spero
ti abbiano coinvolto tanto quanto hanno coinvolto me nel raccontarli.
In fondo tu ed io lo sappiamo, è chiaro: la mitologia non è solo un insieme di storie antiche:
è un ponte che collega il passato al presente, una voce che, da secoli, ci parla e ci interroga.
Ti ringrazio per avermi accompagnato anche oggi in questo viaggio. Se questi frammenti
ti hanno fatto riflettere, emozionare o anche solo sognare ad occhi aperti,
allora la magia di queste storie ha ancora una volta compiuto il suo dovere.
Alla prossima puntata e, come sempre,
grazie per essere qui, a condividere il fascino inesauribile della mitologia.
Auguro a tutti un felice nuovo anno, anche quei folli amici che su Tipeee supportano
questo podcast entrando anima e cuore nel progetto: Tiresia, Sisifo felice,
Mina e Giacomo che da un anno mi accompagna a livello Teti; grazie anche a Silvia fil,
Denise e Dalila; ancora ad Alessandro Gioele e Jimbo e infine Valentina, Vanessa, Raul,
Chiara Miriam, Danilo e Alessia. Inizia bene il nuovo anno e diventa anche tu parte di questa
avventura! Supporta questo podcast andando su Tipeee usando il link in descrizione!
Ami questo podcast? Ma certo che sì! Allora fammelo sapere mettendo
un Like e condividendo questo episodio con i tuoi amici! Ottima idea quella
che hai spontaneamente avuto: iscriviti ora a questo podcast!
Hai appena ascoltato una puntata speciale di Mitologia per le feste di Natale. Io
sono Alessandro Gelain e mi ritrovi qui, sulla tua piattaforma preferita!
GRAZIE PER AVER USATO I SOTTOTITOLI!
