208 - I migliori momenti del 2024 prima parte

Alessandro Gelain
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1 gen 2025
Questo che stai ascoltando è Mitologia, le meravigliose storie del mondo antico.
Questa che stai per ascoltare è la puntata numero 208, una puntata speciale, pensata
per chiudere in bellezza un anno intenso e ricco di emozioni.
Oggi ti propongo una selezione dei momenti che più mi hanno colpito nelle puntate del
2024.
Una sorta di viaggio nella memoria attraverso le vicende epiche della guerra di Troia.
Ci sono stati passaggi che mi hanno lasciato senza fiato, altri che mi hanno fatto riflettere
profondamente.
Spero che anche tu li ritroverai con lo stesso piacere con cui li ho scelti.
Prendi posto e preparati a rivivere le gesta degli eroi troiani e dachei attraverso le
storie che hanno segnato il nostro percorso insieme.
Buon ascolto.
Il primo frammento che ho scelto per questa puntata si porta sotto le mura di Troia, nel
pieno del furore di Achille.
Accecato dall'ira, il pelide si lancia in una corsa disperata, deciso a colpire i suoi
nemici, ma Apollo, astuto e beffardo, lo inganna, conducendolo lontano dalla battaglia.
Un momento in cui la forza cieca dell'eroe viene messa in ridicolo dall'intelligenza
divina.
Primo, sulla torre maestra della città, vede Achille che stermina avversari su avversari.
Scende lungo le mura ad assicurarsi che i sorveglianti alle porte le aprano e facciano
entrare quanto più velocemente i soldati e che poi altrettanto fulminamente spranghino
i battenti, lasciando fuori quel fuoco pericoloso.
Le porte si aprono e mentre un fiume di uomini entra cercando riparo, Apollo, invisibile,
esce dai battenti.
Sa che senza un suo intervento, Achille riuscirà a penetrare in Troia.
L'eroe di Iftia, infatti, sta incalzando sempre più da presso le truppe di Ettore.
Apollo si avvicina ad Agenore, figlio di Altenore, che sta decidendo di affrontare Achille proprio
per dar tempo ai compagni di entrare in città.
Nella sua mente i pensieri si accavallano alternandosi tra azioni gloriose e un umano
desiderio di fuma.
Sorretto da Apollo, deciso a salvarlo da morte, Agenore chiama a gran voce Achille e si mette
in posizione con lo scudo ben piantato davanti e la lancia appoggiata sopra.
Prende la mira, carica il braccio e lascia andare il suo tiro.
L'acuta asta colpisce Achille ad una gamba, sotto il ginocchio.
Le protezioni di Efesto salvano ancora una volta Achille, che barcolla un attimo e riprende
la sua corsa verso Agenore.
Mentre lo scontro inizia, Apollo prende le sembianze di Agenore e combatte al posto suo.
Il troiano, in una nuvola di nebbia, viene portato in salvo.
Apollo affronta Achille e poi, retrocedendo, lo attira lontano dalle porte e dalle mura
di Troia.
Poi il dio simula una fuga lasciandosi inseguire da un Achille furente.
Lo attira verso lo scamandro, rallentando ogni tanto per dargli l'illusione di essere
in grado di riuscire a raggiungerlo.
Nel frattempo le porte di Troia si richiudono dopo che l'ultimo soldato è stato tratto
in salvo.
Apollo, che tutto ode, sente che la città che ama è ora al sicuro.
Arresta la sua corsa, riprende la sua forma e attende Achille.
Achille!
Insegui un dio!
Sei pazzo!
La tua furia assassina ti ha fatto scordare dei troiani, che ora sono al sicuro dietro
mura invalicabile!
Funesto tra gli dèi, mi hai imbrogliato!
Hai deviato la mia mente portandomi lontano dalle mura e privandomi della gloria di gettare
nella polvere altri troiani.
So che non temi la mia vendetta, eppure se ne avessi l'occasione non esiterei a vendicarmi
per questa tua azione.
Veloce si gira e inizia a correre verso Troia.
Ormai non c'è più la calca davanti alle porte, le mura all'esterno paiono deserte.
Achille vede solo carri distrutti, aste rotte, pezzi di armatura ed elmi e cadaveri.
No, non c'è solo desolazione davanti alle porte di Troia.
C'è una figura alta e slanciata, armata di scudo e lancia, che immobile pare attendere
proprio lui, Ettore.
Il cuore della tragedia troiana batte più forte nel duello tra Achille ed Ettore.
Due guerrieri, due destini che si scontrano in un momento decisivo.
Ettore, consapevole del suo fato, affronta il pelide con il coraggio di chi non ha più
nulla da perdere, mentre Achille, consumato dalla vendetta, si abbandona alla sua sete
di sangue.
È il culmine della guerra di Troia, un passaggio che non smette mai di emozionare.
Invochiamo entrambi i numi, essi saranno testimoni e custodi dei nostri patti.
Non intendo martoriare il tuo corpo, se avrò la forza di avere la vittoria su di te.
Prenderò le tue armi e restituirò il tuo corpo ai greci.
Se al contrario sarai tu a vincere questo duello, ti comporterai nello stesso modo onorevole.
E Achille.
Non parlarmi.
I leoni non stringono patti con gli uomini, né i lupi con gli agnelli.
Si odiano senza tregua e così sarà tra noi.
Mai troveremo un accordo, mai stringeremo dei patti, non prima che uno dei due vada
a saziare la sete di Ade con il proprio sangue.
Preparati piuttosto a ricorrere a tutte le tue vertù guerresche, perché dovrai combattere
all'estremo, anche se non hai scampo, poiché ti ucciderò con la mia lancia.
Pagherai oggi tutte le sofferenze che hai inflitto ai miei compagni e a me in battaglia.
Senza esitare, Achille scaglia la sua lancia verso Ettore, il quale abilmente la evita.
L'arma si conficca nel terreno, ma Athena, invisibile, la riporta subito nelle mani dell'eroe greco.
Ettore sorride per essere riuscito a schivare quella pericolosa arma e getta la sua verso Achille.
La sua lancia rimbalza sullo scudo di Efesto e si conficca a terra.
Ettore allunga la mano verso Deifobo, chiedendogli sorridendo di passargli la sua di lancia,
ma nessuno risponde.
Ettoriano si gira e vede che Deifobo è scomparso.
Comprende di essere stato ingannato da Athena e nel suo petto percepisce che la sua ora è giunta.
Gli spiriti notturni della morte violenta ormai sono vicini e inevitabili.
Nonostante questa consapevolezza, sguaina la sua spada e si scaglia verso Achille, deciso a lottare fino alla fine,
consapevole che quel giorno verrà ricordato dagli uomini che verranno in futuro.
Entrambi gli eroi si gettano l'uno contro l'altro, Ettore con la spada, Achille con la sua lancia.
Achille individua l'unico punto debole dell'armatura di Ettore,
l'unica parte scoperta sopra la clavicola, alla base del collo, ed è lì che mira la sua lancia,
ed è lì che fa volare la sua terribile arma, ed è lì che Ettore viene ferito.
Il figlio di Priamo, trafitto, come fermato nel tempo, perde ogni forza e cade in ginocchio con la mercè di Achille.
Ha le canne aperte, ma la gola è rimasta intatta, così da permettergli di parlare, di dire le sue ultime parole.
Achille vomita la sua furia su Ettore.
Pensavi di rimanere impunito mentre privavi Patroclo della vita?
Ero lontano, non mi temevi quel giorno, ma oggi sono qui e ti ho costretto in ginocchio.
Il mio amico verrà seppellito, mentre il tuo corpo rimarrà qui, straziato da cani e uccelli.
Ti imploro, non lasciare il mio corpo ai rapaci, restituiscilo a mio padre e a mia madre.
Ascetta le offerte di oro per riavermi nella mia patria.
Permetti ai troiani di ardere il mio cadavere con l'onore dovuto ai morti.
Non implorarmi, cane.
La furia che provo per te mi spinge a massacrare il tuo corpo e a divorare le tue carni per tutti i crimini che hai commesso contro di me.
Nemmeno se mi vedessi offerta una ricompensa venti volte superiore al tuo valore,
nemmeno se Priamo in persona si presentasse a riscattarti a peso d'oro,
nemmeno allora tua madre potrà piangere il figlio che ha partorito tanto tempo fa.
Verrai sbranato fino al midollo dalle belve.
Nel petto hai un cuore di ferro, sapevo di non poterti convincere con le parole.
Fai attenzione però, poiché le tue azioni provocheranno sicuramente l'ira dei numi.
Ti ricorderai di me e di questo momento quando Paride e Apollo ti porteranno via la vita davanti alle porte scee.
Spira.
Achille sfila la sua lancia dal corpo dell'avversario e lo spoglie delle armi.
Arrivano molti greci che cominciano per meschina vendetta a colpire più volte con le loro spade il cadavere dell'eroe troiano.
Il figlio di Peleo alza le armi di Ettore al cielo.
La sua furia però è ben lontana dall'essere estinta.
In splegio all'onore, fuori ai tendini dei talloni di Ettore vi fa passare una forte correggia assicurata al suo carro
e ritorna così trascinando il cadavere di Ettore fino all'accampamento greco.
La testa bellissima dell'eroe troiano sobbalza sui sassi, le nere ciocche si imbiancano di sabbia.
Ecuba a tale spettacolo geme, si strappa i capelli.
Primo pare impazzito, vuole uscire ad affrontare Achille egli stesso.
Sì, lasciatemi andare, devo parlare con lui, forse per rispetto della mia età,
visto che il padre suo è anziano quanto me e mi restituirà il corpo amato di Ettore.
Achille ha ucciso i miei figli migliori, ma è per Ettore che piango di più
e questo dolore mi spingerà all'Ade, lo sento.
Con il terzo brano ci spostiamo in una notte silenziosa,
dove un vecchio padre, Primo, trova il coraggio di compiere un'impresa disperata.
Accompagnato solo da una guida, ma una guida divina, attraversa in colume il campo nemico
e raggiunge Achille per chiedergli di restituire il corpo del figlio Ettore.
È uno dei passi più famosi, commoventi e celebrati dell'intera Iliade,
un momento in cui il dolore e l'amore paterno si intrecciano con il destino e l'umanità degli eroi.
Primo entra nella tenda, Achille è seduto in fondo, indisparte.
Automedonte e un altro scudiero non si accorgono del passaggio del vecchio re,
che veloce raggiunge il figlio di Peleo, si accasce a terra e gli cinge le ginocchia,
gli bacia le mani, quelle stesse mani che hanno tolto la vita al figlio.
Achille, tuo padre che è anziano come me, attende le tue notizie affacciato sulla soglia della vecchiaia.
Egli, sentendo che ancora vivi, spera in cuor suo di vederti tornare da Troia.
Io, io sono più infelice, poiché di tanti figli gloriosi non me ne resta alcuno.
50 ne avevo quando sbarcaste, e la furia di Ares ha sciolto le vembra dei migliori fra loro.
E attraverso te, Ares, mi ha tolto per ultimo anche Ettore, difensore della patria.
Per Ettore sono giunto qui, inginocchiato davanti a te,
a chiedere di riavere il suo corpo in cambio di grandi doni.
Onora gli dei, figlio di Peleo.
Te lo chiedo io, che sono il più miserabile degli uomini.
Che bacio la mano dell'uomo che ha massacrato i miei figli.
A queste parole Achille non riesce a trattenere le lacrime.
Il ricordo del padre lontano che egli lo sa non lo potrà riabbracciare
fa breccia nel suo cuore e ne sconvolge il petto.
I due uomini piangono, uno fino sull'altro.
Poi Achille, ripreso possesso di sé, si rialza ed aiuta Priamo a rimettersi in piedi sorraggendolo.
Misero Priamo, quale coraggio ad entrarti fin qui nella mia tenda in campo nemico.
Dov'hai trovato questa forza, tu così colpito da tanti dolori.
Siedi ora a me vicino e lasciamo il pianto.
Sulla soglia del palazzo di Zeus vi sono due urne.
Una che contiene eventi buoni, l'altra solo desgrazie.
Il re degli dèi ne fa miscuglio e poi ne distribuisce agli umani.
Alcuni ne ricevono in parti uguali, altri solo tristezza, dolore, disprezzo.
Costoro fuggono inseguiti dalla fame e dal dolore
e vagabondi non trovano requie sulla terra, senza glorie né onori.
Peleo ha avuto molte fortune, colmo di onore, ricchezza e fama.
Benché destinato alla vecchiaia, ha avuto in sposa una dea.
Eppure anche a lui Zeus ha infilato un male nel destino,
non avere un figlio a succedergli sul trono.
Io sono il suo erede e tra pochi giorni morirò.
È necessario sopportare il destino e placare l'amarezza nei nostri cuori.
Piangere non porterà indietro il tuo figlio, né salverà la mia vita.
Riemo spinge per riavere Ettore e Achille quasi si altera nei confronti del vecchio.
Poi, ricordando le raccomandazioni della madre,
corre fuori e ordina alle schiave che Ettore sia lavato ed unto.
Vestito poi con una delle tuniche portate da Priemo e ricoperto da un telo di lino,
il corpo viene caricato sul carro del re.
Tuo figlio è disteso al sicuro sul tuo carro.
All'alba lo potrai vedere, ma ora siedi con noi e mangia quel che desideri.
Poi condurrai tuo figlio nella tua città e potrai tornare a piangerlo.
Dopo aver mandato giù un po' di cibo, Priemo afferma di sentirsi molto stanco,
di essere quasi vinto dal sonno.
Da quando è morto Ettore non ha chiuso occhio, gemendo tra strazi indicibili.
Achille ordina a due ancelle di preparare un giaciglio accogliente per il vecchio re al di fuori della sua tenda.
Se un consigliere di Agamemnon si presentasse ai quartieri di Achille, come spesso accade,
beh, la faccenda della restituzione del corpo di Ettore potrebbe complicarsi.
Parla con sincerità ora, venerando vecchio.
Per quanti giorni vorrai celebrare gli onori ad Ettore?
Per quel che mi dirai tratterrò le forze a che hai dall'attaccarvi.
Grande è questo regalo che mi fai.
Piangeremo per nove giorni il nostro amato figlio e il decimo lo daremo alla terra e faremo un banchetto in sua memoria.
L'undicesimo giorno innalzeremo la sua tomba.
Perciò tra dodici giorni riprenderemo il combattimento.
Farò come chiedi, oh grande re.
La guerra rimarrà sospesa per il tempo da te indicato.
Achille afferra il braccio di Priamo stipulando un contratto basato sulla reciproca fiducia.
In questo modo fuga anche l'ultimo residuo timore del re.
Priamo si stende così come Achille fa nella sua tenda tra le braccia della sua amata Briseide.
Siamo giunti alla fine di questa puntata ma il nostro viaggio non termina qui.
Nella prossima puntata ti porterò altri estratti mitici dei momenti dimenticabili che hanno reso grande il nostro percorso del 2024.
Ti aspetto come sempre per continuare insieme questo viaggio tra storie ed emozioni senza tempo.
A presto!
Auguri sinceri e bollicine dolci ideali vanno agli amici che su Tipeee supportano questo podcast entrando anima e cuore nel progetto.
Giacomo, Tiresia, Gianmario e un ben arrivato Assisifo Felice.
Grazie anche a Silvia, Phil, Denise e Dalila. Ancora ad Alessandro, Joelle, Jimbo e infine Valentina, Vanessa, Raul, Chiara, Miriam, Danilo e Alessia.
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Ottima idea quella che hai avuto! Iscriviti ora a questo podcast.
Hai appena ascoltato una puntata speciale di mitologia per le feste di Natale. Io sono Alessandro Gelain e mi ritrovi qui sulla tua piattaforma preferita.
