In questo episodio seguiamo Menelao in una delle sue avventure più straordinarie: dopo anni di peregrinazioni, scopre una verità sconvolgente che rimette in discussione tutta la guerra di Troia. E se Elena non fosse mai stata lì? ISCRIVITI: http://www.youtube.com/c/AlessandroGelain?sub_confirmation=1 E se tutta quella carneficina fosse stata per una copia, un’illusione divina? Scopriamo insieme come il re di Sparta si confronta con questa rivelazione incredibile, intrecciando mito e realtà, fino a un finale che sfida le stesse fondamenta del mito greco.
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#alessandrogelain#filosofia#mitologia Translated titles:
199-Menelao: el regreso del Rey
199-Menelaos: Die Rückkehr des Königs
199-Ménélas : le retour du Roi
199-Menelau: o retorno do Rei
199-मेनेलॉस: राजा की वापसी
199-Menelaus: the return of the King
199-منلاوس : عودة الملك
199-墨涅拉俄斯:王者归来
199-Μενέλαος: η επιστροφή του Βασιλιά
199-Менелай: возвращение царя
Immagina di aver combattuto per dieci anni in una guerra devastante... solo
per scoprire che il motivo di tutto quel sangue versato
non è mai stato reale. Vuoi sapere come è possibile? Beh, rimani qui!
Oggi ti porto in Egitto, dove Menelao, re di Sparta, scopre una verità che cambia
tutto ciò che crede di sapere. Per anni ha combattuto per la donna che ama… ma cosa può
accadere quando scopre che la sua Elena, forse, non è nemmeno mai stata a Troia?
Miti, illusioni e verità si intrecciano in un racconto
che lascia senza fiato. Rimani con me per una rivelazione che,
sono certo, sconvolgerà tutto quello che sei sicuro di sapere sulla Guerra di Troia.
Ti prego non scordare di mettere un “mi piace” a questa puntata,
a te non costa nulla ma è fondamentale per la salute del nostro canale!
Desidero ringraziare i meravigliosi mecenati di questa puntata: Giacomo, Fabio, Tiresia,
Marco, Gianmario e Angelo! Dalila, the-nise, Valentina, Dahlia. Grazie anche a Gioele e
Jimbo e infine a Raul, Chiara e Len. Diventa anche tu parte di questa avventura! Supporta
questo podcast andando su Tipeee usando il link in descrizione!
Buon ascolto!
Questo che stai ascoltando è Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico.
Sono Alessandro Gelain, insegnante di Filosofia,
Psicologia e scienze umane. Se vorrai stare in mia compagnia,
ti offrirò le storie più interessanti della mitologia greca e romana.
Il mito ha ancora molto da insegnarci e talvolta,
come uno specchio, è capace di mostrare meglio a noi stessi quello che siamo.
Puntata numero 199: Menelao, il ritorno del re.
Menelao si aggira pensieroso sugli arenili dell'isola di Faro, posta al largo dell’Egitto.
I suoi compagni lottano contro la fame e da più di venti giorni, i venti non li hanno
ancora favoriti per la partenza. Il biondo re li ha mandati a pesca, confidando che
torneranno con qualcosa da condividere… Egli è inquieto, ma non per la fame:
desidera solo riprendere il viaggio e far ritorno alla sua amata Sparta.
Sono passati quasi otto anni da quel maledetto litigio con il fratello
Agamennone sulla spiaggia di Troia. Pieno di rabbia, Menelao ha preso in largo senza girarsi
a salutare il fratello e ora, invece, sogna quasi il momento in cui lo potrà riabbracciare.
Ma è un sogno che gli pare impossibile che si realizzi, visto che non un filo di vento soffia
in direzione del vasto mare. Egli ripensa a tutte le disavventure occorsegli in questo
impossibile viaggio di ritorno verso casa. La sua navigazione è stata funestata da una
tempesta terribile, improvvisa… Menelao quasi si spaura, rivedendola con gli occhi della mente!
Egli ripensa a quei terribili eventi. Davanti a lui,
Aiace Oileo guida la sua flotta, quell’impavido eroe che osò persino
sfidare Poseidone (lo ricordi dal nostro ultimo episodio?).
Il cielo si mostra terso e il mare è come una tavola che promette un viaggio sereno
e veloce. Il vento soffia borioso e gonfia le vele facendo sorridere i rematori;
canti gioiosi accompagnano le chiglie mentre separano le timide onde.
Improvvisamente, nel volgere di un respiro, una tempesta di dimensioni spaventose prende forma
davanti agli occhi stupiti di tutti i marinai. Le navi di Aiace scompaiono, inghiottite in gorghi di
ampiezze mai viste; Menelao giurerebbe di aver visto una folgore colpire la nave ammiraglia,
spezzandola in due… come se fosse stata presa di mira!
Poi… più nulla, solo mille relitti davanti alle sue navi. Non c'è nemmeno il tempo di
spaventarsi che la tempesta si abbatte anche sui suoi legni.
Delle superbe sessanta imbarcazioni spartane partite da Troia,
alla fine ne rimangono solo cinque in grado di navigare, anche se gravemente danneggiate.
Il resto della sua imponente flotta giace silenziosa sul fondo insondabile del mare.
Finalmente termina la tempesta, ma la sua sventura pare non avere fine: nei giorni
successivi forti correnti trascinano le navi sopra il grande mare, portando le cinque imbarcazioni a
toccare la Libia, Cipro, le terre dei Fenici e poi l’Egitto; in Etiopia poi ancora in Libano,
incontrando popolazioni tra le più remote… ma la rotta per casa pare preclusa a quei timoni.
Infine, le vele ormai logore si adagiano mollemente lungo le coste dell'isola di Faro.
Ed eccolo lì, il biondo re, che cammina sulla riva, buio in volto.
Perché gli dei lo stanno perseguitando in questo modo? Quale è la sua colpa?
Egli non lo sa, ma è stato a causa dell’arroganza e delle azioni sacrileghe dei Greci durante il
sacco di Troia, che le divinità si vendicano, disperdendo la flotta e condannando Menelao e
i suoi compagni ad interminabili peregrinazioni. Il re di Sparta,
poi, come ricordi, si è rifiutato di sacrificare agli dei prima di partire…
Mentre i suoi pensieri si perdono nella disperazione, una strana calma sembra avvolgere
quel luogo. Le onde si ritirano silenziose, come trattenendo il respiro, e all’improvviso
una figura eterea emerge dalla schiuma. È Idotea, una ninfa marina, i cui capelli d'alghe fluttuano
al ritmo delle onde; i suoi occhi riflettono il profondo dell'oceano. La sua voce si leva,
dolce e grave, come il mormorio del mare: «Come sei ingenuo, straniero, a crogiolarti
nel dolore vagando su queste rive, mentre il coraggio dei tuoi compagni vacilla!»
«Chiunque tu sia, tra le dee, ti svelerò la fonte della mia angoscia. – risponde
Menelao – Non capisco per quale ragione gli dei trattengano i venti dal favorirmi e mi
impediscano di fare ritorno a casa. Se davvero sei una dea, a te tutto è chiaro: ti prego,
dimmi quale divinità mi ha incatenato e mi tiene lontano dal mio cammino.»
«Ti dirò ciò che desideri sapere. Su queste rive vaga il Vecchio del Mare,
divino profeta immortale: Proteo, servitore di Poseidone. Dicono sia mio padre... Se riuscirai a
tendergli un'imboscata, afferrarlo e trattenerlo, potrai chiedergli qualunque cosa desideri:
ti svelerà cosa hai fatto per meritare questo castigo e ti indicherà un percorso sicuro per
il tuo ritorno. Ti racconterà anche ciò che è accaduto nella tua casa durante la tua assenza.»
Menelao, perplesso, chiede come un mortale possa catturare un dio, e Idotea risponde:
«Quando il sole raggiunge il suo Zenith, Proteo emerge dalle acque per riposare in una caverna.
Intorno a lui si sdraiano le sue foche, che emanano il pungente odore del mare profondo.
All’alba, nasconditi tra loro con i tuoi tre uomini più fidati, e non appena Proteo si stende,
attaccatelo! Resistetegli con tutte le vostre forze, perché cercherà di trasformarsi in ogni
creatura che calca la terra, persino in acqua o in fiamme; ma voi dovete tenerlo stretto.
Solo quando sarà lui a parlare, tornato alla sua vera forma, potrete lasciarlo libero: a
quel punto risponderà a tutte le vostre domande.» Detto ciò, Idotea scompare tra le onde, e Menelao,
con il cuore in tumulto, torna alle sue navi. All’alba, pregando gli dei, si dirige verso
la grotta di Proteo, dove trova Idotea che emerge dalle profondità marine con quattro pelli di foca
appena scuoiate. La ninfa scava delle fosse nella sabbia umida per i guerrieri greci, i quali si
coprono con le pelli, ma l’odore è insopportabile: l’aspro fetore delle foche è insostenibile per gli
uomini! Grazie a poche gocce di ambrosia poste da Idotea sotto il loro naso, riescono a tollerarlo.
Arriva mezzogiorno. Le foche emergono dal mare e si dirigono verso la grotta. Proteo appare
con loro e, dopo averle contate, si sdraia, come un pastore con il suo gregge. Appena si sistema,
Menelao e i suoi uomini gli balzano addosso all’improvviso.
Proteo in un attimo diventa un leone ruggente, poi un serpente che si contorce, quindi una nera
pantera; diventa un cinghiale feroce, poi acqua impalpabile e infine un albero dalle
fronde alte: ma i greci non mollano la presa. «Cosa vuoi da me, figlio di Atreo?» chiede
infine Proteo, esausto e tornato alla sua forma originaria.
«Sai bene cosa voglio, vecchio! Non ingannarmi con domande inutili! Dimmi quale colpa ho
commesso e come posso placare l’ira degli dei per ritrovare la via verso casa!»
Proteo rivela l’origine della rabbia divina e comanda a Menelao di sacrificare
agli dei sulle rive del grande fiume in Egitto, il fiume che discende dal cielo.
«Così farò, percorrerò il cammino che mi hai indicato e offrirò agli dei
i dovuti sacrifici. Ma ora, dimmi dei miei compagni: che ne è stato di loro?».
Proteo consegna a Menelao notizie dolorose su Aiace e Agamennone. Del terzo, Odisseo, conferma
che è ancora trattenuto nel vasto mare, lontano dalla sua Itaca petrosa. Ma gli offre anche una
notizia lieta: Menelao, insieme a Elena, vivrà per sempre nell’isola dei beati, un paradiso eterno.
Dopo aver risposto a tutte le domande del re di Sparta,
Proteo si immerge nuovamente tra le onde, scomparendo dalla vista.
Menelao corre a prepararsi per partire alla volta delle vicine terre egiziane
e nel giro di pochi giorni espleta tutti i dovuti sacrifici nel tempio di Zeus Ammone.
A questa storia si sovrappone un’altra versione che viene dal testo “Elena” di
Euripide. Menelao non sbarca in Egitto ma fa naufragio in Egitto. Egli si
dirige subito a palazzo in cerca di aiuto. L'uomo che siede sul trono è Teoclimeno,
figlio di Proteo, succeduto alla morte del padre nel governo del paese.
Al contrario del saggio re che lo ha preceduto, egli non si prende cura solamente di Elena,
ma la corteggia molto da presso. Elena lo disprezza con tutta l'anima,
ma non può fare nulla contro di lui né tantomeno può respingerlo in quanto la
sua incolumità viene garantita solo dalla benevolenza di questo figuro.
La donna dunque si barcamena, dimostrandosi lusingata dalle sue attenzioni ma al tempo
stesso dichiarando l'impossibilità di potersi concedere a lui in quanto ancora
sposa del re di Sparta. Il re flirta con lei, speranzoso di riuscire a sedurla, prima o poi.
Ti dicevo che Menelao giunge alla corte del re in cerca di asilo, ma non lo incontra,
anzi si imbatte invece proprio in Elena, che sta meditando sulla tomba di Proteo.
Strabuzza gli occhi quando finalmente si rende conto di essere di fronte alla sposa!
Ma come è possibile? Lei gli spiega di essere stata rapita da Hermès che la ha consegnata
a Proteo il quale la ha accolta nel suo regno e le ha dato protezione negli scorsi 18 anni.
Cosa? Elena non è mai stata Troia?
È così, conferma la bionda ex regina di Sparta:
un fantasma costruito da Era con una nuvola ha preso il suo posto e copiando modi e parole,
questa copia ha vissuto tra le mura di Troia come fosse proprio lei!
Egli non crede a una sola parola di questa donna:
la sua sposa che lui ha caricato sulla sua nave quando è partito da Troia, ora riposa
sicura in una grotta poco lontano. Che questa sosia, questa copia ingannatrice che si trova
davanti a lui la smetta con i suoi trucchetti e se ne vada, prima di veder scatenata la sua ira!
Elena è disperata: ha appena ha ritrovato il suo sposo e l'ha già perduto!
Un messaggero arriva a portare cattive notizie a Menelao: Elena,
appena uscita dalla grotta in cui era stata nascosta, si è dissolta in una nube
al primo contatto con l’aria aperta, davanti agli occhi increduli dei naufraghi!
Svanendo ha detto: «Poveri Frigi e poveri
Greci vi siete scannati sulle rive dello Scamandro per una beffa della sposa di Zeus:
credevate che Elena forse con Paride e invece non c'era niente di vero! Il mio tempo si è compiuto,
sono rimasta con voi quanto dovevo. Ora risalgo presso il padre mio Celeste e alla
sfortunata figlia di Tindaro spetta di essere coperta di infamia pur essendo senza colpa».
Menelao comprende che quella che ha davanti è proprio la sua sposa
e senza una parola l'abbraccia e la stringe a sé!
Per Elena è proprio un sogno che si avvera: sfinita dalle attenzioni inopportune del re
d’Egitto, non desidera altro che fuggire con Menelao. Ma come fare?
Teoclimeno vuole sposare Elena, di sicuro non prenderà bene la notizia che il marito
che egli sperava fosse perito tra i flutti si trova invece proprio nel
suo regno! I signori di Sparta elaborano un magnifico piano ai danni del re d’Egitto.
Eccolo qui:
Elena corre da Teoclimeno per portargli una nuova:
si è appena presentato alla tomba di Proteo un messaggero che viene
dai rottami delle navi spartane che hanno fatto naufragio. Questo messo reca con sé
la triste notizia che Menelao è morto e che il suo corpo è stato perso nel profondo mare.
Elena porta i capelli tagliati a lutto: abbassa gli occhi, fingendo un dolore che solo la sua
astuzia può dissimulare. Parla sottovoce…: «Re, ho resistito alle tue proposte per fedeltà
a Menelao... Ma ora, ora che il mio cuore è spezzato e il suo corpo giace tra le onde,
non ho più motivo di negare i miei veri sentimenti. Da tempo ormai, Teoclimeno,
nutro per te una stima profonda.» Una leggera pausa, un sussurro
malizioso. «Permettimi solo di dargli l’ultimo addio, come si conviene... Un
ultimo gesto per il mio sposo perduto, prima di appartenerti completamente».
Imbambolato il re, la trappola viene tesa: secondo l’antico (ma inventato) uso spartano,
in casi come questo, ovvero per un morto in mare, deve essere
officiato un funerale simbolico su una nave a qualche centinaio di metri dalla riva.
Questa tradizione greca, termina Elena, è l'ultimo atto che la lega a Menelao:
una volta espletato questo rito ella potrà essere sua e soltanto sua!
Alla risposta affermativa del re, Elena chiede che la nave sia bardata a lutto,
che vengano trasportati a bordo i pochi resti di Menelao, la sua armatura,
la sua spada, e che sulla nave vengono accolti i fedeli soldati di Menelao,
per assistere e piangere per l’ultima volta il loro re.
Teoclimeno, tutto preso dal desiderio, acconsente a qualsiasi richiesta di Elena.
Fornisce la sua nave più veloce e anche i più valenti rematori per portarla al largo.
Beh, avrai già capito che in mezzo a quei soldati spartani a lutto si trova anche
Menelao… una volta al largo, i rematori di Teoclimeno vengono gettati fuori bordo.
Costoro, tornati a nuoto, riferiscono al re d’Egitto cosa è successo a Bordo:
Elena si è abbracciata con un soldato coperto di stracci, che poi si è rivelato essere Menelao.
Senza più nessun ostacolo, Elena e Menelao veleggiano
verso Troia. Teoclimeno è fuori di sé, ma non prova nemmeno ad inseguirli,
tanto è lontana ormai quella nave… da cui comunque pare giungere l’eco di una risata.
La rivelazione che Elena non è stata a Troia, ma solo una sua copia,
è uno dei momenti più sorprendenti e carichi di significato nell’ “Elena” di Euripide.
Questo ribaltamento della narrazione tradizionale trasforma la guerra di
Troia in una tragedia colma di ironia e inutilità: dieci anni di sangue, dolore e
distruzione sono stati spesi per un'illusione, per una donna che non è nemmeno mai stata lì.
Euripide, qui, sembra volerci suggerire come gran parte delle nostre lotte, persino le più epiche,
sono spesso combattute per chimere, per un’immagine che risulta essere priva di sostanza.
E l'ironia è evidente: migliaia di vite sono state sacrificate per una copia, per un nulla.
Questa rivelazione sembra quasi voler ridicolizzare l'intera impresa bellica, come se
lo scopo stesso della guerra fosse fondato su un errore fatale, ma qui non c’è nulla di cui ridere…
È una riflessione amara sull'inutilità della guerra e sulla cecità degli esseri umani, disposti
a uccidere e morire per ciò che credono reale, ma che alla fine si rivela una semplice ombra.
Ieri come oggi.
Simbolicamente, infatti, questa copia di Elena rappresenta la fragilità delle apparenze.
La guerra di Troia diventa dunque una grande allegoria della condizione umana: ci affanniamo,
combattiamo, ci illudiamo per cose che alla fine sono ingannevoli o prive di valore. In un certo
senso, questa è una critica esistenziale: le nostre lotte, i nostri desideri, possono
essere fondati su inganni che non comprendiamo del tutto fino a quando non è, ahimè, troppo tardi.
Il fatto che siano stati gli Dèi a creare questa copia di Elena, poi,
introduce un livello di complessità ulteriore: c'è una sorta di fatalismo in questo inganno divino,
come se gli uomini fossero destinati a essere manovrati e giocati da forze superiori.
In questo modo, la guerra stessa appare non solo inutile,
ma anche inevitabile, un gioco crudele in cui i mortali non hanno alcun controllo.
La copia di Elena è dunque un simbolo dell’illusione umana. Euripide sembra
chiederci: quante delle nostre guerre e delle nostre battaglie,
tanto interiori quanto esteriori, sono condotte per obiettivi altrettanto vuoti?
Torniamo ai due sposi ritrovati.
Menelao ed Elena tornano a vivere a Sparta, dove trascorrono una vita serena e onorata.
Menelao è ricordato come un re giusto e rispettato,
ed Elena, nonostante tutto ciò che la sua figura rappresenta,
riesce a riprendersi il suo ruolo di regina. In questa visione, appaiono agli occhi del mito
come immuni dalle devastazioni causate dalla guerra di Troia,
come se una volta tornati a casa sia stato per loro possibile lasciarsi tutto alle spalle.
C'è poi un'altra versione, più mistica e affascinante,
che si ritrova in altri autori successivi: dopo la loro morte,
Menelao ed Elena vengono condotti nelle Isole dei Beati (o Campi Elisi), un luogo di eterna
felicità. Questa destinazione è riservata solo a pochi fortunati e riflette il legame semidivino
di Elena, figlia di Zeus, e il rispetto dovuto a Menelao come uno degli eroi della mitologia.
Che storia!
Viene da domandarsi: sono davvero la gloria, la bellezza o l’amore
che definiscono il nostro viaggio? O sono forse il dolore, l’erranza, la perdita che
ci fanno scoprire chi siamo veramente? Le peregrinazioni di Menelao e la sua
ricerca di Elena non sono soltanto un racconto epico di dei e di mortali,
ma un riflesso del nostro stesso cammino, fatto di speranze, illusioni e dure prove.
Come Menelao, anche noi cerchiamo il nostro luogo di pace, il nostro rifugio sicuro,
anche se quasi sempre è diverso da quello che immaginavamo all'inizio del nostro viaggio.
Come amo ripetere, le storie degli eroi antichi ci parlano perché, in qualche modo,
sono anche le nostre. E, come Menelao, forse anche noi, attraverso i nostri
errori e sofferenze, cerchiamo un’isola dove poter riposare, finalmente, in pace.
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