In questo episodio speciale rispondo alle domande che gli ascoltatori mi hanno inviato. ISCRIVITI: http://www.youtube.com/c/AlessandroGelain?sub_confirmation=1 Parliamo della paura della morte nei miti greci e di come queste storie antiche possano ancora insegnarci a confrontarci con le nostre paure più profonde.
Esploreremo anche il desiderio di libertà e la conoscenza degli eroi, temi che continuano a ispirare il nostro mondo moderno.
Suggerirò anche di come adattare i miti più violenti per raccontarli ai bambini, mantenendo intatta la loro bellezza e il loro valore educativo.
🎙️ Ascolta l'episodio e lasciati ispirare dalle storie immortali della mitologia!
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200-Episodio especial: ¡Preguntas y Respuestas al Podcast!
200-Sonderfolge: Fragen und Antworten zum Podcast!
200-Épisode spécial : Questions et réponses au podcast !
200-Episódio especial: Perguntas e Respostas ao Podcast!
200-विशेष एपिसोड: पॉडकास्ट के प्रश्न और
200-Special episode: Questions and Answers to the Podcast!
200-حلقة خاصة: أسئلة وأجوبة للبودكاست!
200-特别集:播客问答!
200-Ειδικό επεισόδιο: Ερωτήσεις και απαντήσεις στο Podcast!
200-Спецвыпуск: Вопросы и ответы к подкасту!
Ciao e benvenuto in questo episodio speciale, il numero 200.
È incredibile pensare a quanto siamo cresciuti insieme esplorando miti e leggende
e oggi voglio celebrare questo traguardo proprio con te.
Questa non è una normale puntata di mitologia, è uno spazio dedicato alle domande,
alle curiosità e ai dubbi degli ascoltatori.
Nel corso del tempo mi hanno scritto in tanti, ponendomi domande sorprendenti e originali.
Oggi ho il piacere di rispondere ad alcune di queste
e devo ammettere che alcune mi hanno davvero messo alla prova.
Andiamo a scoprire insieme angoli nascosti della mitologia,
parlando di eroi meno conosciuti e di storie affascinanti
per rispondere alla solita domanda.
Che cosa possono insegnarci i miti oggi?
Voglio ringraziare tutti gli ascoltatori per il sostegno e la passione
con cui mi accompagnate in questa avventura.
Senza di voi, senza la vostra curiosità e il vostro entusiasmo
di certo non saremmo arrivati fino a qui.
Allora, prima che mi perdi in chiacchiere, iniziamo subito.
Contata speciale 200, domande e risposte al podcast.
La prima risposta è per Sergio, che ama raccontare miti alle sue due figliolette di 2 e 6 anni.
Mi chiede come riuscire a proporre le storie degli uomini e degli dèi
quando accadono fatti cruenti che potrebbero turbare l'animo dei più piccoli.
È una più che legittima preoccupazione.
Quando raccontiamo i miti, i greci, ai bambini, soprattutto ai più piccoli,
dobbiamo fare attenzione a come li presentiamo.
Queste storie, nella loro forma originale, manifestano diversi elementi
poco adatti ad un pubblico giovane,
anche se il loro valore educativo e culturale rimane comunque importante.
Credo che il modo più corretto di proporre i miti ai bambini così giovani
sia di adattare i racconti al loro livello di comprensione,
senza necessariamente addolcirli,
quanto piuttosto rendendoli accessibili.
Possiamo concentrarci sugli aspetti positivi,
come il coraggio, l'amicizia, la perseveranza,
e spiegare le parti più difficili in modo simbolico,
ad esempio descrivendo una battaglia come una grande sfida.
Se ci sono dettagli troppo cruenti, consiglio di ometterli,
specialmente per la bambina di due anni,
mentre per la più grande si possono introdurre con gradualità
elementi più complessi, senza dimenticare di favorire un dialogo
per ciò che può risultare difficile da comprendere.
Trovo di grande utilità il contestualizzare le storie,
spiegando come provengano da tempi molto antichi
e come riflettono un modo diverso di vedere il mondo rispetto al nostro.
Quindi non cambiamo i miti, ma troviamo il modo migliore
per renderli comprensibili ed apprezzabili anche dai più piccoli.
In questo modo prepariamo il terreno per una comprensione più profonda in futuro.
Rispondo qui anche a Luisa,
che mi chiede un consiglio riguardo ai testi per i più piccoli.
Esistono diversi libri sulla mitologia per bambini
e quando passo in libreria mi soffermo spesso a sfogliarli.
Oltre ai testi della Hussborn, citati dall'ascoltatrice,
mi permetto di segnalare le versioni illustrate della serie,
scritte da Luisa Mattia, per la casa editrice Gribaudo,
e i testi di Stefano Bordiglioni, per Einaudi e i ragazzi.
Questi libri offrono versioni adatte ai bambini,
mantenendo l'essenza delle storie senza elementi troppo cruenti.
Francesco, da buon napoletano, ama la sua terra
e mi chiede chiaramente su una intelligante teoria riguardo l'antro di Polifemo.
Victor Berard ha sicuramente proposto una teoria affascinante
collegando l'Odissea a luoghi reali come Nisida e l'antro di Polifemo.
La tese del filologo e archeologo francese
è che i viaggi di Odisseo fossero basati su rotte reali.
Ha dunque cercato di identificare diversi luoghi storici
con quelli descritti nell'Odissea.
Anche altri studiosi hanno sostenuto possibili corrispondenze
tra mitologia e mondo reale,
ma queste ipotesi rimangono ancora oggi meramente speculative.
È necessario infatti ricordare che,
nonostante la precisione geografica di alcune descrizioni omeriche,
il poema epico è principalmente un'opera letteraria,
non un resoconto storico di fatti avvenuti.
L'idea che Odisseo, in questo mare,
abbia anche affrontato le sirene e sia prodato a Nisida
con l'antro di Polifemo identificato in una grotta naturale
allungata successivamente per scopi militari è affascinante,
ma ahimè non ci sono prove archeologiche definitive che possano confermarlo.
Francesco poi parla dei Campi Flegrei,
la vasta area vulcanica in Campania,
con i loro fumi dal sottosuolo e il lago d'Averno
hanno profondamente influenzato la mitologia e la letteratura antica.
Virgilio, ad esempio, ha tratto ispirazione da questi luoghi
per descrivere l'accesso all'Ade nelle Neide.
Ci si può domandare se l'impressione che la ricchezza agricola
della Piana Flegrea abbia potuto evocare un'idea di paradiso per i Greci.
Di certo è vero che la fertilità del suolo vulcanico,
con la possibilità di ottenere raccolti abbondanti,
possa apparire straordinaria.
Come giustamente sottolinea Francesco nella sua domanda
il concetto di paradiso non appartiene tuttavia alla cultura greca classica
che immagina l'Ade più come un luogo neutrale o negativo
piuttosto che un luogo di beatitudine.
Altra cosa che non ha nulla a che spartire con i Campi Flegrei
sono i Campi Elisi,
quella sezione ristretta del mondo dello Tretomba
riservata ai giusti e agli eroi.
Questo luogo beato può avere delle connotazioni
che lo possono avvicinare alla visione di paradiso che possiamo avere noi,
anche se non è un diretto equivalente
del paradiso delle attuali religioni monoteiste.
Luisa vuole avere qualche informazione in più
sul destino di Achille dopo la morte.
Questo è un tema complesso nella mitologia greca
con diverse varianti a seconda delle fonti.
Secondo la tradizione più diffusa,
dopo la sua morte per mano di Paride e Apollo davanti alle mura di Troia,
il corpo di Achille viene cremato
e le sue ceneri sepolte in un tumulo sul promontorio assigeo
mescolate in una urna insieme a quelle del suo amico Patroclo.
Per quanto riguarda il suo destino nell'aldilà,
le due versioni principali si orientano in questo modo.
La prima colloca Achille nel mondo del sottosuolo.
Nell'Odissea di Omero, infatti,
il signore di Itaca incontra l'ombra di Achille nell'Ade.
L'eroe appare infelice della sua condizione,
affermando che preferirebbe essere un servo sulla terra
piuttosto che un grande re tra i morti.
Per la seconda accreditata versione,
invece, Achille vive sull'Isola dei Beati.
Secondo altre tradizioni postomeriche,
Achille viene infatti trasportato in questo luogo di serenità
riservato agli eroi.
La versione che vede Achille nell'Isola dei Beati con Elena
si trova principalmente in fonti più tarde.
Pindaro afferma che Achille viene portato su questa isola
da sua madre Teti.
Apollo d'Oro, invece, è sicuro che Teti abbia rapito
il corpo di Achille dalla pira funebre
e lo abbia poi trasportato sull'isola bianca di Leuce
nel Mar Nero.
Secondo Filostrato di Lemno, infine,
Elena, dopo la morte, raggiunge Achille sull'isola.
I due sono simboli di bellezza perfetta e di potenza divina
e condividono nella pace ultraterrena
queste loro peculiarità ultraumane.
Luisa poi chiede che ne penso di Omero.
È esistito realmente?
Omero per me rappresenta il culmine di una lunga tradizione di poesia orale,
organizzata poi in forma scritta da pochi eccezionali autori
che hanno saputo conservare e condividere coerenza artistica e comunicativa
di ciò che veniva tramandato.
In questa visione, Omero può essere visto proprio come un mito nel mito,
proprio come suggerisce Luisa.
Elena mi chiede qual rapporto ci possa essere
tra alcune particolari vicende del mito
e lo sviluppo della narrazione cristiano-messianica.
Il rapporto tra mitologia antica e narrazione
è un tema complesso e affascinante.
Nonostante le differenze profonde
tra il politeismo greco-romano e il monoteismo cristiano,
è innegabile e evidente come esistono punti di contatto
tra alcune vicende mitologiche e la storia di Cristo,
sia sul piano narrativo sia su quello simbolico.
Sacrificio del giusto, morte e resurrezione
sono eventi che costellano il racconto mitico da Dioniso
che risorge a Prometeo che per amore dell'umanità paga un prezzo altissimo.
È importante sottolineare come il cristianesimo
si sia sviluppato all'interno di un contesto ebraico
con radici molto diverse rispetto alla mitologia greca e romana.
Le narrazioni cristiane si basano sulla tradizione profetica ebraica
che preannuncia l'arrivo di un Messia.
Quando il cristianesimo si diffonde nell'impero romano,
il contatto con la natura greco-romana e i suoi miti avviene inevitabilmente.
E anche se molti studiosi hanno notato similitudini
tra figure mitiche e figura di Cristo,
è un fatto assodato come alcuni temi universali,
come ti dicevo il sacrificio, la salvezza e la sofferenza del giusto,
sono comuni a molte religioni
e possono essere reinterpretati in contesti diversi.
Sul piano teologico, un padre della Chiesa come Sant'Agostino
cerca di conciliare la filosofia greca e la nuova religione cristiana,
ma condanna le divinità dell'Olimpo sia a livello teologico sia morale.
Certo, la lettura allegorica può offrire spunti per una riflessione,
ma i racconti di questi dei incostanti ed immorali
possono arrivare, teme Agostino, a corrompere la mente del popolo
invece che offrire modelli virtuosi.
Una visione quest'ultima che ha contribuito alla scomparsa
di diversi testi antichi, non più tramandati perché non più trascritti.
Alcuni elementi mitici tuttavia sono sopravvissuti,
reinterpretati o trasformati.
Le religioni antiche hanno sicuramente influenzato in parte
l'immaginario e la simbologia del cristianesimo,
ma quest'ultimo, con la sua ultramillenaria presenza,
ha reinterpretato quelle narrazioni alla luce della sua dottrina.
Si evidenzia così come le religioni praticate oggi,
compreso il cristianesimo, abbiano inevitabilmente assorbito qualcosa
dalle culture e dai miti che le hanno precedute,
ma al tempo stesso anche riscritto e rielaborato profondamente
quelle stesse tradizioni per adattarle alle proprie visioni del mondo.
Tommaso, Fred, Nicolò, insieme ad altri su YouTube,
mi chiedono dove recupero i brani musicali che inserisco
sullo sfondo del parlato nei miei episodi.
All'inizio di questa avventura mi sono servito di brani liberi da copyright
e mi sono trovato più che bene con questa formula.
Pian piano mi sono ritrovato poi ad aver sviluppato
un'idea ben precisa sulle sonorità che intendevo inserire nel podcast.
Il catalogo di brani per così dire liberi ha iniziato a starmi stretto
e così ho cominciato a guardare a piattaforme che fornivano brani
dietro il pagamento di un abbonamento.
Esplorati i cataloghi, mi sono abbonato prima ai servizi offerti da Soundstripe
e subito dopo anche ad Envato Elements,
da cui ricavo anche materiale grafico e foto per altri progetti.
Le due piattaforme, per le proposte musicali di genere classico-orchestrale
e orchestra moderna, offrono colorature diverse
per cui di solito scelgo un catalogo o l'altro a seconda della puntata.
Mi è capitato molto di rato di inserire nello stesso episodio
brani provenienti da entrambe le piattaforme.
Per aspiranti podcaster o anche per i curiosi che desiderano solo dare un'occhiata
lascio come sempre nella descrizione di questo episodio
dei link alle due piattaforme.
Nicolò, in più, domanda quando porterò in audio
le storie della mitologia romana.
In molti episodi narro come questo o quel mito sia stato declinato
nel mondo latino, ma lo so, non è certo abbastanza.
Quando ho iniziato non avevo ben chiaro
che avrei raggiunto una cifra considerevole di episodi.
Pensavo in tutta sincerità di esaurire velocemente
gli argomenti che mi servivano per scuola.
Se già non lo sapevi, te lo dico ora, questa incredibile avventura
è nata come supporto audio per i miei allievi.
Adesso sto carezzando l'idea di avere un percorso parallelo
di sola mitologia romana, libera per quanto possibile
da eredità greche. Bisognerà avere pazienza però.
Denisa chiede, in quanto ella come il nome indica
è consacrata a Dioniso, nuove curiosità sul dio strabico,
i suoi riti, chi lo invocava e con quale scopo
e dove il suo culto si è maggiormente diffuso
e altre questioni legate ai lati più profondi
di questa affascinante divinità.
Il culto di Dioniso copre la terra conosciuta dai greci
anche se i luoghi maggiormente influenzati sono la Tracia
da molti accreditata come terra d'origine del dio,
poi Atene e in genere l'Attica dove molto popolari
erano i grandi festeggiamenti rurali dedicati a Dioniso
e infine tutta l'Asia minore, terra di conquista
degli eserciti del dio.
Come molti è noto i rituali Dionisia ci erano caratterizzati
da estasi, ebrezza, liberazione dalle norme sociali.
Le principali forme ritualistiche includevano i canti corali
nella forma lirica che venne poi chiamata di tirambo
e che è legata proprio ai riti orgiastici del dio dell'ebrezza
e poi le orge che erano dei rituali estatici di danza sfrenata
in cui grazie al vino e anche a qualche sostanza lucinogena
si arrivava ad entrare in contatto con la divinità.
Queste danze potevano anche trasformarsi in processioni
in cui venivano inalzati al cielo simulacri del dio
e molti simboli fallici.
Le cerimonie segrete di iniziazione dei giovani adepti
secondo Carchereni prevedevano l'uso di gesso
e una simbolica uccisione per taglio delle carni.
Come forse ricorderai da un'antichissima puntata
i titani mandati da Hera ad uccidere il piccolo Dioniso
si avvicinano a lui di spalle con i volti coperti da bianco gesso
e lo fanno a pezzi ponendo fine alla sua vita.
Giunge Zeus che nella versione che mi piace di più
prima aggiusta la bella e meglio il corpicino straziato
e poi si apre la pelle di un polpaccio
e vi infila dentro il piccolo Dioniso.
Questi guarisce e nasce una seconda volta
partorito si può dire dal polpaccio di Zeus.
Le feste principali in cui Dioniso viene invocato sono tre
e cadono annualmente.
Le grandi Dionisie, feste rurali ma anche cittadine
che si svolgevano verso marzo.
Le antesterie legate alla fioritura e al vino nuovo
e le invernali lenee legate alla torchiatura delle uve.
Bisogna considerare che era di buon auspicio invocare Dioniso
in ogni fase del lavoro della viticultura
specie nella vendemmia.
Per chiudere questa complessa risposta
la figura di Dioniso nato due volte
dio dell'ebbrezza e della trasgressione
rimanda dei concetti in ambito psicologico
particolarmente interessanti
che qui ahimè posso solo citare.
La tensione tra ordine e caos
razionalità e distinto
in una dualità contrapposta
che appare inesauribile.
Poi la trasformazione che viene dalla rinascita
e dal cambiamento
oppure il desiderio di liberazione
da ogni costrizione morale, sociale e culturale
oppure l'estasi che porta alla trascendenza
e al contatto con il divino
e infine il buio
l'ombra dei desideri maggiormente repressi
nella nostra psiche.
Queste caratterizzazioni
sono un arricchimento della psicologia
che è una disciplina assai recente
e non è perciò possibile affermare
che gli antichi greci
avessero esattamente questa visione del dia.
Certo per loro era chiaro
come questa figura
avesse delle connotazioni architipiche
che erano di grande impatto
nella concezione del mistero
che abita il mondo tutto.
Sempre rispondendo a Denisa
traccio velocemente un ritratto
del suo mostro preferito, Echidna.
Metà donna, metà serpente
Echidna, vipera
è una figura madre
in un mondo che sta per assistere
all'alba degli dèi.
Esiodo la descrive così
Metà è una ninfa dagli occhi splendenti
e dalle belle guance
l'altra metà è un serpente mostruoso
grande e terribile
variopinto e crudele
sotto gli abissi della terra divina.
Giovane, avvenente e immortale
abita in una grotta segreta
in cui si unisce con Tifone
altro invincibile mostro
che riesce ad avere la meglio
addirittura su Zeus.
Dall'unione dei due
nascono altri mostri
che abbiamo conosciuto
nel nostro percorso.
Cerbero, il cane a tre teste di Ade
Lidra di Lerna, il leone di Lemea
e Orthro, il cane a due teste
queste tre incredibili creature
vengono uccise da Heracle
la chimera che verrà sconfitta
dal puro bellerofonte
e la spinge
che dovrà affrontare la cume di Edipo
dai piedi forati.
Questi suoi figli
rappresentano le forze caotiche
e pericolose della natura
che gli eroi devono affrontare.
Echidna e la sua prole
simboleggiano perciò le paure
e le sfide
che l'ordine civile greco
ovvero gli eroi
deve superare per affermarsi.
Non ci sono
molte informazioni su di lei
ma il fatto che sia allo stesso tempo
bella madre e mostro pericoloso
che abita il mondo sotterraneo
la fa allineare
con l'ancestrale timore del maschio
rispetto alla femmina.
La donna infatti
con il suo corpo magico
che può generare la vita
si trova molto più vicina
alla natura misteriosa del mondo
di quanto non lo sia l'uomo.
Che densa puntata!
Sono arrivate altre domande
quando ormai stavo già finalizzando
questo episodio.
Cerco di rispondere a tutte
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e Len. Grazie di cuore, di cuore
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