Years of study and work with the fresco technique are exceptionally represented in the documentary "Patrizia Gioia: The Ancient Art of Buon Fresco," co-produced with director and filmmaker Lorenzo Vella. In the film, the author has tried to capture the atmosphere, feelings, and passion that this fascinating technique inspires in those who practice it and those who admire it, in order to showcase this ancient pictorial art form, now taught and practiced by few.
The technique of fresco painting uses simple, natural materials and has remained unchanged over the centuries. The documentary, which is actually a full film production, combines past and present through images of the creation of a fresco on a stone wall, showing the entire production process as it might have been carried out in the second half of the fourteenth century, followed by images from a fresco workshop today.
The documentary presents the "buon fresco" technique in an unusual and engaging way, while a narrator explains the various stages of the process.
The footage was filmed throughout the mural fresco process over 11 days, using optimal natural lighting conditions.
This is not a tutorial, but a real film that tells the complete story of the long fresco-making process—a dedication to the world of fresco painting and a documentary on the fresco technique in a medieval setting that also provides educational insights.
The documentary was presented during the Salone del Restauro 2016 in Ferrara, from April 6th to 8th.
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Qui si mostra con quali modi nel buon tempo antico si lavorasse a fresco.
E con la vista confidiamo di ristorarti lo spirito, così che ti punga vaghezza di provare.
Nella seconda metà del XIV secolo, da Giotto in poi, grazie anche alla diffusione della carta a basso costo,
si diffuse l'uso di realizzare il disegno preparatorio dettagliato del soggetto da dipingere direttamente sul cartone in grandezza naturale.
Il cartone poi veniva forato lungo i bordi del disegno.
L'intonaco era a base di calce spenta, stagionata e sabbia.
Sul muro di pietra si realizzavano più strati di intonaco.
Per primo uno strato grusolano detto rinzaffo, necessario a livellare la superficie.
Poi l'arriccio, dalla superficie ruvida ma meno irregolare.
E per ultimo il finissimo intonachino al momento di dipingere.
La fresco si realizza dipingendo su una superficie di intonaco ancora umido,
mediante l'applicazione di terre naturali, semplicemente macinate e sciolte in acqua.
La tecnica del buon fresco richiede una grande essenzialità nella composizione e nell'applicazione manuale.
Non consente ripensamenti né correzioni a causa dei tempi stretti di realizzazione dettati dal tempo di asciugatura dell'intonaco.
La tavolozza del frescante ha una gamma cromatica limitata rispetto ad altri tipi di pittura a causa dell'interazione con la calce.
I pigmenti ideali pertanto devono essere stabili nel tempo,
non devono reagire fra di loro con la calce altrimenti subiscono una variazione chimica e cromatica.
I colori devono essere preparati, macinati e sciolti in acqua, la calce setacciata.
Realizzare un affresco presuppone una buona e rigorosa capacità organizzativa,
per cui il disegno e il colore vanno studiati in maniera dettagliata,
senza lasciare spazio alcuna alla casualità e all'errore.
Per trasferire il disegno sulla parete si eseguiva lo spolvero e il ricalco,
appoggiando il cartone all'intonaco e battendo con un tampone di polvere di carbone o di terra rossa di silpe.
La polvere penetrava attraverso i fori, lasciando una traccia sulla superficie da dipingere.
La lavorazione di un affresco richiede una grande concentrazione,
la giornata deve essere iniziata e portata a compimento senza interruzioni,
la fase pittorica deve essere eseguita con un metodo, seguendo i tempi di asciugatura dell'intonaco.
L'intonaco fresco è un supporto particolare, è vivo, ha un suo carattere nel prendere o respingere il colore,
durante l'esecuzione il pittore deve cogliere i segnali che determinano il momento giusto per iniziare e terminare il lavoro.
Grazie alle tracce lasciate dallo spolvero sull'arriccio si eseguiva la sinopia,
ovvero si disegnava a secco un abbozzo preparatorio per l'affresco con la terra rossa.
Il soggetto da dipingere veniva studiato profondamente attraverso l'esecuzione di bozzetti e della sinopia.
Anche i colori venivano provati per studiare il modo di ottenere i colori desiderati.
Una difficoltà della tecnica dell'affresco, infatti, consiste nel capire quale sarà la tonalità effettiva del colore una volta asciutto l'intonaco.
Gli affreschi si dipingevano a giornate, ovvero l'intera composizione veniva suddivisa sulla sinopia in porzioni più piccole
che potevano essere realizzate nel corso delle 5-6 ore a disposizione dalla stesura dell'intonaco.
L'intonaco fresco andava a ricoprire di volta in volta la sinopia, pertanto ad ogni giornata doveva essere rieseguito lo spolvero per ottenere nuovamente la traccia della composizione.
La calce contenuta nell'intonaco a contatto con l'aria si asciuga lentamente ed indurisce, inglobando la sabbia e i pigmenti colorati in una sostanza dura e microcristallina, secondo un processo chimico chiamato carbonatazione.
In questo modo avviene che i pigmenti stesi sull'intonaco risultino inglobati fisicamente, diventando parte integrante dell'intonaco stesso.
Bagna lo smalto col pennello, se bisogno n'ha, e tienilo ben bagnato e ricorda non ti indugiare che quello che smalti ti conviene finire in quel dì, perché il lavorare in fresco è il più direttevole lavorare che sia.
I colori di natura terrigna, di cave e non artificiati per archimia, sono buoni da lavorare in fresco, atti a colorire volti e mani e fare belli resti.
Tanto più li macini, tanto più son perfetti e buoni in muro. Sostengono bene il triare e quanto più si tria, tanto più vengono fine.
Colori che si trovano in terra di montagna, là dove sono certe vene come di zolfare, e là si trova la sinopia, il verdeterra, l'ocria e altre miniere di colori.
Le terre naturali sono pigmenti esistenti in natura, che vengono estratti da pietre e terre provenienti da cave conosciute fin dall'antichità.
Il materiale grezzo di cava viene macinato e lavato per eliminare le impurità ed estrarre il colore. Altre tonalità possono essere ottenute per calcinazione, ovvero per cottura ad alte temperature.
Le terre naturali sono i pigmenti ideali per la tecnica dell'affresco a causa della loro natura chimica. Infatti non interagiscono fra di loro né con la calce, rimanendo stabili nel tempo.
L'affresco è una tecnica antica che nasce dall'incontro tra calce e terre colorate, variamente sperimentata nel corso dei secoli al variare delle visioni pittoriche, dei colori disponibili e della loro natura.
Nella malta, come testimoniano vari documenti dell'epoca, potevano essere inseriti elementi diversi, quali stucchi, vetri, pergamene, stoffe, pietre, smalti e lamine metalliche di vario tipo, per ottenere effetti decorativi particolari.
Una volta terminato l'affresco, la superficie lavorata comincia ad asciugare e a indurire giorno dopo giorno. I colori dapprima schiariscono rapidamente e poi, negli anni, riacquistano forza e luminosità.
L'affresco è un'opera eterna dal potenziale espressivo unico, la cui straordinaria durata nel tempo è dovuta a una reazione chimica, la carbonatazione.
Questa reazione avviene tra la calce contenuta nell'intonaco e l'anidride carbonica dell'aria, che portano alla formazione del carbonato di calcio, il costituente principale dei marmi, che ingloba fisicamente i colori, proteggendoli.
Questo processo, detto di maturazione dell'affresco, va avanti per 50-60 anni, man mano che l'aria penetra in tutto lo spessore dell'intonaco attraverso dei micropori della superficie.
La reazione, infatti, inizia velocemente sulla superficie per l'alta concentrazione dei reagenti, per poi proseguire lentamente all'interno dell'intonaco.
Per permettere il completamento della reazione di carbonatazione, la superficie pittorica deve essere lasciata libera di respirare.
È una tecnica pittorica che non permette pentimenti, infatti non si possono effettuare ritocchi una volta che l'intonaco si sia asciugato, quindi, in caso di errori, la giornata deve essere distrutta ed eseguita nuovamente.
Di nessun pittore nei secoli passati possiamo dire con certezza che abbia dipinto solo a buon fresco.
Al contrario, venivano utilizzate tutte le tecniche pittoriche conosciute, al fine di ottenere un risultato eccellente.
Eventuali ritocchi, aggiornamenti di stile o iconografici, erano eseguiti a secco, a tempera.
La tempera è una tecnica pittorica nella quale i colori sono mescolati a un collante di varia natura, che ha la funzione di far aderire il colore al supporto murario asciutto.
È di più facile realizzazione, ma di minore durata.
Spesso le due tecniche furono adoperate insieme, fondendosi e completandosi a vicenda, consentendo di applicare a secco i colori alterabili dalla calce, così da ampliare i toni della tavolozza.
Nelle terre naturali non sono presenti i toni del blu e del verde intenso.
Pertanto, tali colori erano ottenuti con un complesso e lungo procedimento, dalla macinazione di minerali più o meno costosi, quali l'azzurrite, i lapislazzoli e la malachite.
Questi colori non potevano essere utilizzati a fresco, perché insolubili in acqua, e quindi venivano stesi sull'intonaco secco, a tempera, su di una base di rosso o grigio data a fresco.
È un grande patrimonio dell'arte italiana, la tecnica più impegnativa tra le tecniche artistiche, ed è considerata la madre di tutte le tecniche.
Tutte le sue fasi contribuiscono a rendere l'opera in a fresco, eterna ed eccellente.
Adunque cessata la fatica, io già ne ricevetti piacere che il colorire in fresco ogni affanno toglie via.
Manifesta cosa è che le cose temporali tutte sono transitorie e mortali, così è che ciasché d'una cosa la quale l'uomo fa non può durare.
Ma lo fresco è di natura sua eterna, e quest'opera ha fede al giudizio degli uomini e dello tempo.