Why Is Onsight Climbing No Longer A Popular Form Of The Sport?

EpicTV
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3 set 2026
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Per percorrere qualcosa di nuovo tuo, devi sicuramente anche ripercorrere uno stile che c'era all'inizio dell'arrampicata sportiva.
Non mi piace dedicarmi eccessivamente sullo stesso tiro.
Trovo molto ripetitivo, molto a volte stressante questa cosa di ripetere, ripetere, riprovare.
Anche se, come tutti gli arrampicatori, mi piace cercare di spostare il mio limite un po' più in là.
Scalare a vista significa provare ad arrampicarsi su un pezzo di roccia dove non conosci assolutamente come passare.
Nessuno ti ha spiegato i passaggi, non conosci esattamente dove sono le parti dure della via, quindi tu parti da zero.
Quindi mettere la corda in catena ha un significato molto profondo, anche perché il più delle volte, quando scali a vista,
arrivi talmente ghisato che anche moschettonare la catena può essere un'impresa.
Nel passato era molto presente negli arrampicatori, nella comunità, nella cultura verticale, lo scalare a vista.
E poi man mano nel tempo questo approccio, secondo me, si sta un po' perdendo.
Però come siamo arrampicatori che viviamo in una società, quindi seguiamo, per virgolette, un trend generale.
E secondo me, oggigiorno, noi abbiamo sempre più bisogno di certezze, di qualcosa di chiaro, qualcosa che sappiamo come andrà a finire.
Però è il contrario di quello che è l'essenza della vita.
Quando affronto qualcosa di completamente sconosciuto, a volte sono anche contrastato, nel senso nel guardare una via da terra,
perché magari ci sono dei passi che non sai bene come interpretare, quindi magari anche la paura di cadere.
Oppure a volte ci si concentra anche sul moschettonaggio, sulla distanza dei moschettonaggi, quindi anche la stessa paura di farti male perché non conosci l'itinerario.
E tutto questo però molto spesso viene sopraffatto da quello che è l'emozione di scoprire qualcosa di diverso.
Ovviamente se cadi, il gioco è finito.
Non hai altre possibilità, hai un solo sparo.
Ed è un gioco psicologico, secondo me, molto forte, che ti può schiacciare, ma che ti può anche stimolare.
Quindi avere questo aspetto competitivo, anche con me stesso, di riuscire a provare a non cadere, quindi a chiudere la via, è sicuramente una cosa molto stimolante.
Io penso che a vista riesco spesso a tirare fuori il 110%.
In termini di aspettativa, è ovvio che nella scalata lavorata, quando provi la via, il risultato finale che ti aspetti è di riuscire a chiudere quella via.
E molto probabilmente se riesci a fare tutti i movimenti, prima o poi effettivamente quella via potenzialmente la riuscirai a salire.
Nella scalata a vista, almeno per quanto mi riguarda, non ho una vera e propria aspettativa.
Perché la mia ricerca non è per forza salire quella via, ma sperimentare, confrontarmi con qualcosa di nuovo, qualcosa che mi possa stimolare in quel momento lì.
È una ricerca di comunque un'emozione, una sensazione.
Al di là poi che possa portare a un risultato positivo o negativo.
Quando scalo a vista è come se avessi un pilota automatico, è come se il mio corpo entrasse in profondo contatto con il movimento della roccia.
Da sotto posso immaginare come salire una sequenza, ma molto spesso quando arrivo lì è il mio corpo che mi porta ad assumere certe posizioni, a cercare delle prese in certe zone della parete.
E quindi è questo continuo contatto profondo con la roccia, quindi una ricerca dell'equilibrio, una ricerca delle situazioni più economiche dal punto di vista anche della fatica fisica.
In quel momento lì è un po' il riassunto delle tue capacità.
Come dicevo prima, tecniche mentali, psicologiche, fisiche, è riuscire a far confluire in quel momento lì tutta la tua energia.
Secondo me come arrampicatori è giusto, è fondamentale continuare a spingere per migliorarci sui nostri limiti verticali.
