Non è il cervo che attraversa la strada ma è la strada che attraversa il bosco.

Il Cervo (Cervus elaphus Linnaeus)
Incorniciato dai tronchi spicca un imponente cervo con il suo spettacolare palco, adagiato nell’erba, tra i fiori, al limite del bosco, nel silenzio, in un luogo in cui la luce del sole evidenzia la bellezza e la particolarità del suo trofeo, lasciando intuire le notevoli dimensioni dell’animale.
Il verde del prato, il colore dei fiori e alle sue spalle, la penombra del bosco sono una perfetta coreografia in cui il cervo vigile, pronto a balzare in piedi al minimo rumore, si fa ammirare in tutta la sua maestosità. Questo grosso quadrupede subisce due mute del mantello ed è dotato di un trofeo di colore marrone, rappresentato dai “palchi”, formati da tessuto osseo che ogni primavera cadono e si rinnovano in circa 100 giorni.
Originario delle grandi pianure, è oggi confinato in montagna, dove si è ben adattato. Ama vasti complessi boschivi sia di latifoglie che di resinose, ricchi di sottobosco, ampi pascoli e radure. Si nutre prevalentemente di erba, bacche e radici, non disdegna gemme, fogliame, castagne, tartufi, cortecce e ghiande. Nel cervo sono molto sviluppati l’udito, l’olfatto e la vista che gli permette di percepire soprattutto ciò che si muove. Molto veloce, in corsa può raggiungere anche i 60 km/h e salta oltre 2 metri.
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Il cervo è il simbolo della rigenerazione vitale. Per il rinnovarsi periodico del suo palco, assume un valore allegorico di sviluppo e di unione tra le forze superiori e quelle inferiori.
Il suo palco è simbolo della longevità e del ciclo delle rinascite successive.
Da tempi antichissimi nell’area circumpolare questo regale animale è associato al simbolismo del Sole e della luce, incarnandone gli aspetti di creazione e civilizzazione.
È il principio paterno che si scontra con la “civiltà della madre”; la virilità olimpica contro il mito taurino e materno della fecondità. In Grecia i cervi erano consacrati agli déi della purezza e della luce, come Apollo e Athena.
