Nov 29, 2025 VILLA CAFFARELLI Quando l’arte greca fece splendere Roma: un viaggio immersivo ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Dopo il successo della mostra Fidia, i Musei Capitolini presentano “La Grecia a Roma”, secondo appuntamento del ciclo I Grandi Maestri della Grecia Antica. Il progetto espositivo narra la fortuna delle opere greche giunte nella Città Eterna nel periodo tra la fondazione di Roma e l’età imperiale grazie a contatti commerciali, conquiste militari e passione collezionistica. La duratura influenza esercitata dai maestri greci sull’arte romana prende forma nella cornice suggestiva di Villa Caffarelli, dal 29 novembre al 12 aprile 2026. How this was made Auto-dubbed Audio tracks for some languages were automatically generated. Learn more Transcript Follow along using the transcript.
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Musei Capitolini, Villa Caffarelli, un'esposizione per esplorare l'influsso della Grecia a Roma.
Un tema che attraversa tutta la storia urbana dell'urbe, dai primi contatti nel Mediterraneo
fino all'età imperiale, curata da Eugenio Larocca e Claudio Parisi-Presicce.
In mostra sono raccolte oltre 150 opere originali provenienti dal mondo greco, sculture, rilievi,
bronzie e ceramiche.
Alcuni non erano mai stati presentati al pubblico, altri tornano a Roma dopo secoli,
mentre una parte proviene dagli scavi archeologici più recenti.
L'esposizione consente di vedere insieme opere che, dalla Grecia, hanno avuto destinazioni
diverse nei contesti pubblici e privati della città.
Il percorso segue tre momenti fondamentali di questo rapporto, i primi arrivi tra l'ottavo
e il settimo secolo a.C., quando Roma importa ceramiche e piccoli oggetti destinati a santuari
e tombe aristocratiche, le conquiste mediterranee, attraverso cui giungono statue, marmi, bronzi
trasferiti in templi portici ed edifici pubblici, e infine l'età del collezionismo, quando
l'elite romana commissiona opere in stile neoattico e accoglie artisti greci nei propri
atelier.
Nel percorso si riconoscono nuclei importanti come i bronzi capitolini, la stele della Bazzia
di Grotta Ferrata e soprattutto le sculture dei Neobidi, dagli orti salustiani disperse
tra Roma e Copenaghen e ora affiancate di nuovo.
Presente è anche una scultura acroteriale che nel 600 si trovava in città e che rientra
eccezionalmente da una collezione privata.
A questi si aggiungono materiali di scavo come alcune ceramiche antiche rinvenute nell'area
del Colosseo.
La mostra segue anche gli spazi in cui queste opere sono state ospitate, i santuari, i luoghi
sacri, gli edifici pubblici, gli orti dell'aristocrazia romana tra Pincio, Quirinale ed Esquilino
e le grandi ville suburbane di età imperiale, luoghi in cui la presenza di sculture e manufatti
greci non era solo decorazione ma un preciso segnale di stato sculturale.
L'ultima sezione è dedicata agli artisti attivi a Roma dalla Grecia e alla produzione
cosiddetta neoattica, opere che rielaborano modelli arcaici e classici secondo i gusti
dell'elite romana.
Tra gli esempi più significativi c'è la fontana monumentale a forma di riton firmata
da pontios decorata da figure dionisiache.
Il risultato complessivo è un quadro chiaro di come l'arte greca si è entrata a far parte
della vita quotidiana e celebrativa di Roma trasformandone linguaggi, modelli e rappresentazioni,
un percorso che permette di leggere l'incontro tra due tradizioni artistiche non come un
semplice trasferimento di opere ma come un processo lungo e strutturato che ha contribuito
a definire l'immagine stessa della città.