Gli Stati Uniti sono davvero un’economia in declino?

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American Thought Leaders con Jan Jekielek
Jan Jekielek e Jeffrey Tucker, fondatore e presidente del Brownstone Institute ed editorialista economico di Epoch Times, analizzano la realtà economica che l’amministrazione Trump dovrà affrontare.
link originale: https://www.theepochtimes.com/epochtv/an-economic-storm-may-be-coming-heres-what-trump-can-do-about-it-jeffrey-tucker-5759911
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#Trump #JeffreyTucker
Oggi abbiamo Jeffrey Tucker, fondatore e presidente del Brownstone Institute ed editorialista economico di Epoch Times,
per analizzare la realtà economica che l'amministrazione Trump dovrà affrontare.
Jeffrey Tucker, bentornato ad American Total Leaders.
Grazie dell'invito.
Parliamo della realtà economica che questa nuova amministrazione deve affrontare.
È difficile.
Un mese fa, avrei detto che si stava avvicinando una tempesta.
E lo penso ancora, sempre che non ci siamo già dentro, anche se la stampa non lo dice.
Che è dettaglio non da poco.
Prima delle elezioni, la stampa finanziaria ci rassicurava.
Tutti erano felici, tutti stavano bene, i nostri redditi erano in aumento, c'era poca disoccupazione e alta produzione.
Ma la gente capiva che erano tutte fandoni.
Non si vedono tutte queste opportunità di lavoro, il reddito non è sicuramente in aumento, e l'inflazione è paurosa.
Non si riesce a trovare un asilo nido, è inconcepibile traslocare, perché uno ha un mutuo trentennale al 3%, e ora sono al 7, all'8, al 9%.
Quindi c'è proprio la sensazione di essere intrappolati.
Ma la stampa di regime continuava a dirci che c'è una gloriosa ripresa economica.
Questo era il clima preelettorale.
Penso che il risultato che abbiamo visto sia anche un riflesso del fatto che le persone credono ai propri occhi, piuttosto che ai dati ufficiali.
Qui ne abbiamo parlato spesso, di tutto questo, dal 2020, dagli anni del Covid.
Tra gli indicatori e la realtà c'è uno scollamento.
Sì.
Anche se c'è un tentativo deliberato di...
Sì, ma non penso che sia tutto un deliberato tentativo di dipingere tutto a tinte rosa.
Quel moto di orgoglio civico.
Io, guardando quei dati, penso anche che ci siano problemi di raccolta.
Non abbiamo più i sistemi di raccolta dati accurati come prima.
Per cui li rimediamo in qualche modo, e poi li buttiamo lì, e ce ne laviamo le mani.
Ho degli amici che lavorano in queste agenzie, e mi dicono questo.
Da quando ci sono stati i lockdown, le cose non sono più normali.
Siamo tutti un po' all'oscuro su cosa sta realmente accadendo.
Sono in contatto con persone che hanno una conoscenza dei dati migliore della mia,
e ho ricommissionato lo studio che Epoch Times ha riportato in modo perfetto,
in cui chiedevo agli analisti di esaminare sul serio i dati sull'inflazione,
di includere quello che l'indice dei prezzi al consumo esclude,
e di vedere se possiamo trovare un modo veritiero di determinare prezzi,
magari anche includendo nuove commissioni, e vedere se l'inflazione si era ridotta.
Ma non ci sono riusciti.
Ci sono troppe incertezze.
Ma hanno riscontrato tre o quattro contingenze nell'indice dei prezzi al consumo,
e hanno tirato fuori numeri che erano più o meno il doppio dei dati ufficiali.
Poi li hanno confrontati con i dati ufficiali del PIL, li hanno espressi in termini reali,
e hanno tirato fuori un risultato che non mi ha sorpreso per niente,
ovvero che siamo in recessione tecnica dai primi due trimestri del 2022.
E a me torna.
E sembra spaventoso, ma non è più spaventoso della realtà che la maggior parte delle persone si trova ad affrontare.
Una delle cose che è emersa è che gran parte della crescita occupazionale è dovuta a lavori part-time,
svolti da immigrati, che fra l'altro sono occupazioni in declino.
Perché è così importante questa distinzione?
Almeno a partire dal New Deal, i dati sull'occupazione sono importantissimi per capire la tendenza macroeconomica.
Ci sono due aspetti in questo.
Uno sono i numeri di output, che sono associati al PIL,
che devono essere aggiustati rispetto ai numeri di inflazione, per ottenere il PIL reale, non il PIL nominale.
E poi i numeri di posti di lavoro, un dato molto importante per gli economisti sin dalla grande depressione.
E la cosa interessante è che nel 2022 abbiamo avuto due trimestri di calo del PIL reale, solo per l'inflazione.
Non l'hanno chiamata recessione.
Anche se la definizione di recessione, dal manuale di economia, è due trimestri consecutivi di PIL in calo.
Loro dicono che non è una recessione perché i dati sull'occupazione sono ottimi.
Bene, i dati dei posti di lavoro sono stati rivisti un po' più attentamente.
Alla fine del 2021, i numeri dei posti di lavoro hanno iniziato a sembrarmi un po' strani.
Ci sono due sondaggi generali.
Uno riguarda le famiglie. Chiamano una famiglia e chiedono in quanti lavorate in famiglia.
Poi ci sono i dati delle buste paga, cioè chiedono quante persone sta impiegando.
In quanti stabilimenti.
Questi sono i due modi in cui cercano di arrivare a un'approssimazione dei posti di lavoro.
Perché nella realtà non c'è un modo per sapere tutto.
Qui si tratta sempre di stime, chiaro?
Stime soggette a tutte le esigenze e incertezze associate alla normale probabilità statistica.
Venendo al punto, abbiamo visto una divergenza tra i dati delle famiglie e i dati delle aziende.
Una forbice che si allargava sempre di più.
E poi si è scoperto che gran parte della causa era che c'erano lavori conteggiati due o tre volte nelle indagini sulle aziende.
Cioè, licenzi due lavoratori part-time, due a tempo pieno, e poi ne assumi cinque part-time.
Dal di fuori, sembra un'esplosione di occupazione.
E invece no.
Perché, se guardi il numero dei nuovi posti di lavoro a tempo pieno degli occupati nativi,
e quello dei posti di lavoro part-time degli occupati nati all'estero,
non stai guardando un quadro generale, un quadro del benessere,
che è il motivo per cui si fanno tutte queste analisi.
Noi vogliamo sapere se stiamo migliorando come persone.
Nessuno lo dice, ma è così.
Tutto il resto è solo erudizione.
Insomma, avevamo questi numeri sull'occupazione che non sembravano male.
Creazione di posti di lavoro dappertutto.
Ma poi i numeri sono stati rivisti e si è trovato il divario tra le due fonti di dati.
Nessuno sapeva spiegarselo.
Ma poi abbiamo visto il drammatico aumento di titolari di più lavori.
E non è una buona notizia.
Se prima riuscivi a campare con un lavoro, e ora invece te ne servono tre.
Io l'avevo iniziato a notare anedoticamente,
semplicemente girando per i supermercati
e facendo domande alle persone mentre facevo la spesa.
Il numero di persone impiegate nelle consegne a domicilio era enorme,
ma avevano anche delle occupazioni a tempo pieno,
per cui questo lo facevano le notti e i fini settimana.
E chiedevo, perché lo fai?
Non sarebbe meglio essere a casa a guardare Netflix?
Risposta, è certo, ma devo trovare un modo per pagare l'affitto, che continua a salire.
L'altra cosa interessante, e ne scrivo da anni ormai,
gli economisti tendono a guardare i numeri mese per mese.
Ma l'impatto psicologico dell'inflazione è un po' più lento,
non va mese per mese, va stagione per stagione.
Quando le persone vanno al negozio,
magari comprano una certa cosa solo a novembre-dicembre.
Poi tornano a novembre-dicembre successivi,
e se lo ritrovano più costoso e di minore quantità o dimensione.
Ed è allarmante.
Ed è così che il potere d'acquisto del dollaro è stato lentamente massacrato in quattro anni.
E la gente è furiosa.
Io ho perso il conto del numero di articoli sulla stampa finanziaria.
Perché tutti sono così sconvolti dall'inflazione?
È quasi del tutto scomparsa.
Apparentemente, perché l'impatto psicologico sta iniziando a colpire ora la popolazione.
E questo effetto psicologico va peggiorando.
Gli ultimi quattro anni sono stati estremamente disorientanti.
Molti hanno perso la cognizione del tempo.
Abbiamo perso il collegamento con le nostre comunità.
La stabilità della nostra vita è del tutto persa.
Le nostre famiglie sono sconvolte.
Le persone si sono trasferite sui giù per tutto il paese.
Ora che siamo entrati in un periodo di normalità,
in cui siamo tutti più in grado di guardarci intorno e ricordare com'era la vita normale,
siamo scioccati nello scoprire che tutto è più o meno il 40% più costoso rispetto a quattro anni fa.
E questo ti fa infuriare.
Quindi, l'ultimo rapporto sull'inflazione,
che ti dice che nell'ultimo mese abbiamo perso solo il 2,2% del potere d'acquisto su base annua,
non conta niente.
Per te non vale niente.
Quando vedi che hai subito una perdita di reddito del 40% in quattro anni,
con aumenti salariali che non l'hanno compensata,
che te ne fai dell'aumento se i tuoi soldi valgono di meno?
Tutti si arrabbiano per gli aumenti delle tasse.
Ma l'inflazione funziona esattamente allo stesso modo,
esattamente come un aumento delle tasse.
Insomma sei sempre più povero.
Le prendi da ogni parte.
Noi abbiamo parlato dell'umore e dell'opinione pubblica rispetto all'inflazione
e dicevamo che oggi le cause percepite sono diverse rispetto alla fine degli anni 70.
E io sono certo che il motivo è che questa volta è diversa.
La gente ora ne capisce meglio la causa.
Di solito nessuno dà la colpa al supermercato per i prezzi più alti.
E questo è uno dei motivi per cui, secondo me,
la campagna di Kamala Harris ha fallito,
dava la colpa alle speculazioni sui prezzi.
Non mi risulta affatto che le persone abbiano dato la colpa al supermercato.
La gente capisce.
Non so perché lo capiscano oggi,
mentre non lo capivano negli anni 70.
Ma, a prescindere dal perché,
la gente lo capisce che il supermercato deve sostenere costi più alti ora.
Non è la volontà di nessuno in particolare.
Il padrone di casa non vuole aumentarti l'affitto solo per avidità o per speculare.
Altrimenti perché non l'ha fatto 5 o 10 anni fa?
Perché stanno sostenendo costi più alti.
Il costo per far venire l'elettricista a fare una riparazione è più alto.
Tutto è aumentato.
Questa è quella che si chiama svalutazione generale,
rispetto ai beni e ai servizi acquistati a livello nazionale.
Questa è l'inflazione.
E ci ha dato uno schiaffo per la prima volta in una generazione.
È stato molto disorientante.
E la mia impressione è che le persone non stiano dando la colpa ai produttori,
non stanno dando la colpa al mondo degli affari,
anzi, hanno la sensazione che il problema sia a Washington.
Sì, forse è il debito, forse è la troppa spesa pubblica,
forse è la burocrazia che è fuori controllo.
Secondo me, in ultima analisi, è colpa della politica monetaria.
Ma molti intuiscono che chi ha il potere ormai è fuori controllo.
Beh, ormai viviamo anche in una società con un livello di informazione molto più elevato.
Abbiamo accesso a molte cose diverse.
Sì, penso che possa essere questa la ragione.
Che fonti di informazione avevamo alla fine degli anni settanta?
Parliamoci chiaro.
Avevamo dieci minuti di notizie nazionali la sera su tre canali, e fine della storia.
Avevamo i giornali locali, e poi avevamo il Reader's Digest,
che arrivava per posta una volta al mese.
Se ci pensiamo, il mondo era così.
E quindi non avevamo accesso a molte informazioni.
Uno dei miei economisti preferiti,
ho avuto il piacere di incontrarlo prima che morisse,
si chiamava Henry Haslitt.
Nel 1946 ha scritto L'economia in una lezione,
per me uno dei migliori libri di economia mai scritti.
Lo ha scritto dopo essere stato sostanzialmente cacciato dal New York Times
dove aveva lavorato per dodici anni,
perché lui era contrario a molti dei piani economici del dopoguerra.
E poi ha scritto questo capolavoro intitolato L'economia in una lezione,
che rimane ineguagliato ancora oggi.
E non so perché.
Ormai è probabilmente il libro di economia più venduto di tutti i tempi.
Ma comunque, alla fine degli anni 70,
Haslitt stava ancora combattendo
per cercare di istruire l'opinione pubblica sulle cause dell'inflazione.
Continuò a scrivere articoli,
e Reader's Digest li pubblicava sempre.
Ricordo un pezzo esilarante.
Probabilmente dovrei ripubblicarlo io.
Inflazione in una pagina.
Voleva essere il più chiaro possibile.
Ma ormai, pare non serva più.
Forse hai ragione.
Forse ormai siamo circondati da buone fonti di informazione come mai prima d'ora.
Tu hai scritto un pezzo.
Sì, dieci giorni fa.
Sulla recessione retroattiva.
Cioè, a dire che quella vera arriverà nel 2025.
E il mio presaggio.
Sulla base della realtà dei numeri sull'occupazione usciti una settimana prima delle elezioni circa,
che mostravano numeri catastrofici.
Qui è come se stessimo facendo i conti con la realtà.
E lo ripeto, non sono del tutto sicuro che si tratti di corruzione a livello pubblico.
Potrebbe essere anche questo,
ma io penso che man mano che la raccolta dati diventa più onesta,
e ci riprendiamo dal lockdown e dalla crisi,
stiamo semplicemente ottenendo numeri più veritieri.
E fanno spavento.
Secondo me, rivedremo alcuni numeri l'anno prossimo,
e si dovrà ammettere che siamo stati in recessione tecnica per 2-3 anni.
Il tuo articolo è molto interessante.
Il 40% di inflazione negli ultimi 4 anni è tantissimo.
Sì, e recessione tecnica dal 2022.
E vorrei aggiungere che quando ho pubblicato quell'articolo,
mi aspettavo che venisse fatto a pezzi.
E quando ho parlato con i due economisti che lo hanno scritto,
ho detto loro, ho bisogno di citazioni complete di tutto,
in modo che i vostri risultati siano replicabili.
Noi non siamo epidemiologi.
Noi le nostre tesi le dimostriamo.
Frecciatina.
E certo.
E così hanno fatto.
E ti dico, quell'articolo ha ricevuto un'enorme attenzione,
ma non un messaggio,
non un solo accenno di contestazione ai numeri è mai arrivato.
Insomma, l'inflazione è il grande problema
e per la nuova amministrazione non sarà facile da risolvere.
Eh no.
Ovviamente in campagna elettorale tutti dicono,
io farò scendere i prezzi,
ma non c'è un meccanismo su cui il Presidente degli Stati Uniti possa agire.
Possiamo esplorare varie idee.
Va bene.
Io la butto lì.
Una delle promesse di questa nuova amministrazione,
specialmente considerando che Elon Musk è coinvolto,
è l'innovazione,
cioè l'idea di liberare ricchezza attraverso l'innovazione.
Questo dovrebbe sempre in qualche modo risolvere i problemi economici, no?
Beh, in un certo senso sei arrivato alla mia conclusione.
Per me questa è la migliore via per ridurre l'inflazione.
Ma qui si potrebbe pensare che...
Beh, normalmente.
Leggendo la stampa finanziaria negli ultimi 30, 40, 50 anni,
quello che trovi sempre è che l'inflazione è causata da un'economia surriscaldata, o no?
Sì, ma l'ho sempre trovato strano.
Ed io sono un neofita.
Sto imparando l'economia leggendo questi meravigliosi libri che tu suggerisci.
Bene.
Ma non ho mai capito che senso avesse.
Mi fa piacere sentirlo.
Io speravo che saremmo arrivati a questo punto,
perché nel vecchio scenario keynesiano, l'economia era come capovolta.
L'idea è che l'economia si surriscaldi.
Queste metafore dell'economia.
Che significa surriscaldamento?
Inflazione.
E invece non è vero.
Basta guardare alla logica della domanda e dell'offerta.
Se aumenti l'offerta di beni e servizi ma la domanda rimane la stessa,
questo ridurrà i prezzi.
C'è poco da dire.
Avrà i prezzi più bassi, con una maggiore produzione.
Non prezzi più alti.
Questo è banalmente vero.
Per cui, maggiori produttività e crescita.
Avranno un effetto complessivo di pressione al ribasso sui prezzi.
E questa è una buona cosa.
Ma allora su cosa si basa tutto questo discorso del surriscaldamento?
Perché per me non è intuitivo capire il modo in cui...
Allora, si basa sul vecchio modello ISLM chinesiano, dove c'è un grande...
Per me è arabo.
Ti credo.
Guarda, se leggi la teoria generale di Keynes, del 1934 mi pare, ci trovi tutto.
Keynes fondamentalmente ha capovolto l'economia classica.
Ha messo insieme una sfilza di nuovi aggregati che non c'entrano niente tra loro.
E poi ha postulato un nuovo sistema che richiederebbe degli esperti per gestire tutto.
Dall'inflazione, alla disoccupazione.
Con la cosiddetta curva di Phillips.
In modo da poterne abbassare uno, facendo salire l'altro.
Cose folli proprio.
Domanda aggregata.
Offerta aggregata.
E così ha sequestrato varie generazioni di economisti.
E dobbiamo ancora liberarci da quella roba.
Insomma, non regge proprio?
No, per niente.
Quindi dobbiamo ignorarla.
Esatto.
E se c'è una conclusione?
Io direi che la crescita economica mitiga l'inflazione.
Ripeto, per me questo è intuitivo e ovvio.
Sì, il che mi ricorda.
Una delle critiche all'amministrazione Trump che sto sentendo in questo momento.
Non ha abbastanza economisti che lo consigliano.
Uno potrebbe pensare che sia un problema grave.
Ma poi pensi.
Meno male.
Non so se mi spiego.
Sì, ma ha gente entusiasta che vuole costruire.
Se penso al disastrato settore manifatturiero americano
che tutti quelli con cui ho parlato e che considero credibili
mi dicono che deve risorgere.
E anche questo è intuitivo.
Sì, ma il problema manifatturiero è enorme.
Perché è vecchio di 40 anni.
Per 40 anni abbiamo svuotato il paese di decine di settori industriali
dei quali un tempo avevamo tutta l'infrastruttura,
tutta la conoscenza, tutti i talenti e le competenze,
tutti i mercati e le filiere industriali.
E ora è tutto sparito.
È una cosa incredibile.
E se ripenso ai miei vecchi articoli,
con un certo grado di shock,
io credevo al vecchio adagio che
questo è solo il libero scambio al lavoro ed è fantastico.
E ora mi rilego e non riesco a credere di aver scritto io quelle cose.
Perché sono sbagliate.
Ho ristudiato per un po' le opere di David Ricardo e David Hume,
i primi teorici del commercio.
E poi anche di uno che considero un mentore,
Gottfried Haberler,
che è stato in gran parte l'architetto dell'accordo generale
sui dazzi doganali e il commercio,
e degli ultimi anni della seconda guerra mondiale,
che ci hanno dato il mondo del libero scambio.
E nessuno di loro aveva previsto che sarebbe successo qualcosa del genere.
Tutti si aspettavano che ci sarebbe stato un flusso bidirezionale,
in cui importazioni ed esportazioni si sarebbero bilanciate in base al flusso dell'oro,
che avrebbe causato l'aumento dei prezzi in un paese
e scoraggiato le esportazioni.
E poi sarebbero crollati in un altro paese,
per incoraggiare le esportazioni.
E questo flusso funzionava davvero.
Si è rotto nello stesso momento in cui la produzione americana ha iniziato ad andare all'estero,
ossia dopo il 1970-71.
Parlando di flussi, a leggere Robert Lighthizer,
avranno un ruolo molto importante nella politica commerciale,
ma la sua filosofia è semplicemente questa.
Se c'è un deficit commerciale sostenuto nel tempo,
non di breve periodo,
tra due partner commerciali,
qualcuno sta approfittando del sistema,
per cui puoi reagire con i dazi,
ma poi qualcuno ti accusa di essere ultraprotezionista.
Si, quello è un classico.
Ma da come ho capito, il dazio è solo uno strumento.
È uno strumento.
Io lo definirei un cerotto.
Ma è anche inevitabile.
In simili condizioni servono i dazi.
Semplicemente ti blocca quel tipo di deficit commerciale crescente
e ti evita di passare dall'essere una nazione che produce
a un paese di debitori.
Però secondo me,
quello che ti serve veramente è deciso dal mercato.
Ma qui voglio dire che è una situazione innaturale
quella di un paese che,
con tutte le infrastrutture e le competenze,
tutti i mercati, le filiere,
l'innovazione e l'energia,
viene impoverito in questo modo.
Quasi fosse l'invasione di un esercito di mercenari
che è arrivato e ti ha rubato tutto.
Ma non so se abbia senso cercare di ripristinarlo esattamente com'era.
Ma a parte questo,
ci sono vari modi in cui puoi ispirare la creazione
di un nuovo settore manifatturiero.
E noi siamo pronti a farlo.
Non penso che i dazi da soli ci riusciranno.
E ti dirò,
ci sono diverse motivazioni per i dazi.
Una è aumentare le entrate.
E Trump ne ha parlato e,
per fortuna,
ha persino sollevato la prospettiva
di tornare a una situazione degli anni 1880-1890
quando non c'era imposta sul reddito
e tutte le entrate pubbliche provenivano dai dazi.
E a me sembra un compromesso accettabile.
Ma questo richiede un flusso di entrate.
D'altro canto,
l'obiettivo di proteggere le nostre industrie
dalla concorrenza sleale dall'estero
richiede meno scambi commerciali.
Quindi se si applicano i dazi per finanziare le entrate,
potenzialmente a un certo punto
questo potrebbe contrastare la funzione di dazi
o quale difesa per l'industria.
Capisci cosa intendo?
Le entrate richiedono un flusso continuo di scambi commerciali.
Ma l'obiettivo di proteggere la tua industria
dalla concorrenza a basso salario dall'estero
ti impone invece di limitare gli scambi commerciali.
C'è un punto magico in cui ottieni il massimo da entrambi gli effetti,
che immagino sia quello che Trump sta cercando.
Io, non so dove sia.
L'immagine più memorabile per me è quel razzo di 12 piani che atterra.
Sì, sì.
È l'innovazione che è servita per ottenerlo.
Sì, sì.
E il motivo è che c'è una fiorente industria spaziale in America
che è stata protetta dalle pratiche predatorie del regime cinese.
Sicuramente c'entra la politica,
ma c'è anche l'innovazione e la mente di Elon Musk.
Ma qualcosa del genere è successo con l'industria siderurgica
negli Stati Uniti negli anni 1880 e 90.
Ma se parliamo di Cina,
dobbiamo anche non dimenticare la base
su cui la Cina sta espandendo la propria capacità industriale,
con lo scopo diretto di competere con noi con salari bassi.
Il suo modello high-tech è fatto per mangiare le industrie americane
e finanziato dalla sua scorta gigantesca di dollari americani
depositati nella banca centrale cinese.
Attività in dollari sotto forma di debito americano.
Questa è la base del suo modello di produzione industriale.
Ha copiato l'intero schema dal Giappone.
In entrambi i casi serve come garanzia per espandere la sua base industriale,
per la sua forma di pianificazione industriale.
Ed è un modello semplice e banale.
E cosa sta facendo l'America?
Si fa mangiare.
Come con tutta questa storia dell'energia verde.
Con Biden, e prima,
gli Stati Uniti hanno deciso di rinunciare a giocattoli,
costruzioni navali, utensili, acciaio, vestiti, elettrodomestici e semiconduttori.
Peccato.
Ma ora possiamo avere pannelli solari e altre cose associate all'energia pulita e verde.
Quelle belle turbine eoliche eccetera.
Sarà pure divertente, finché dura.
Ma non durerà a lungo.
Perché la Cina è dappertutto.
Ed è folle.
Non è sostenibile.
E poi ricordiamoci che tutte quelle industrie negli Stati Uniti
sono interamente sovvenzionate dal governo federale.
E ora voglio proprio vedere cosa farà Trump.
Ci sono anche i veicoli elettrici,
che hanno visto molta innovazione.
È notevole.
Si, ma non come in Cina.
A quanto pare.
Non so.
E anche questo mercato è stato ridimensionato a causa della mancanza di acquirenti.
Elon è proprio l'unico che guadagna in questo settore.
E sto cercando di capire dove andrà a parare l'amministrazione Trump su questo.
Io penso che sia una buona idea quella di staccare la spina a tutta quella roba,
che sta in piedi solo coi sussidi pubblici.
Lui vuole trivellare senza limiti.
Ma non si tratta solo di petrolio,
che per noi è oro liquido.
Io sono originario del West Texas.
E quando torno a casa,
guidando per tutte quelle miglia per ore e ore e ore,
sapendo per certo che ci sono oceani di petrolio sotto i nostri piedi,
a perdita d'occhio.
E vedendo il paesaggio interamente popolato da quelle turbine eoliche,
mi sono detto, che stiamo facendo?
Abbiamo turbine eoliche dappertutto che uccidono gli uccelli eccetera.
Ma ci sono oceani di energia sotto i nostri piedi.
Sembra quasi fatto a sfregio.
È ovviamente una pazzia.
Ma Trump l'ha detto chiaro.
Penso proprio che staccheremo la spina Grimm.
E insieme staccheremo la spina anche al mercato cinese.
Ma davvero è tutta una sciocchezza?
Alcuni dicono di no, che è solo esagerazione.
Ovviamente dicono così.
Come dire che se è sovvenzionato, è per una buona causa?
Non so. Io ho i miei dubbi sulla pianificazione centrale.
Sul fatto che Washington sappia che tipo di energia dobbiamo usare.
Ma allo stesso modo ci sono persone che credo esagerino i meriti di petrolio e gas.
I cosiddetti combustibili fossili.
Insomma, è facile lasciarsi trasportare.
Io credo nel mercato.
Lasciamo che sia il mercato a decidere.
Sovvenzioniamo il meno possibile.
E vediamo cosa emerge naturalmente come produzione più efficiente.
Ma non credo proprio che gli Stati Uniti andranno avanti a eolico e solare.
In realtà l'amministrazione Biden ha iniziato a rendere i combustibili fossili molto più disponibili.
Non credo che molti lo sappiano.
Forse hanno voluto nasconderlo alla base.
Anche, ma soprattutto per calmare la furia della gente per il prezzo della benzina.
Non so se siano arrivati alla trivellazione, ma ormai tocca all'amministrazione Trump.
Il che solleva un altro punto.
E qui potrei criticare molta della retorica della campagna elettorale di Trump,
secondo cui l'inflazione è stata causata dal disastro sui mercati energetici,
che hanno fatto salire i prezzi e quindi i costi di produzione,
scaricando poi questi costi su tutti gli altri prezzi.
Questo va bene per la campagna elettorale.
Ma non è un'analisi rigorosa della causa dell'inflazione.
Cioè, liberare i mercati petroliferi e trivellare non farà, da solo, scendere l'inflazione.
E direi che i critici sbagliano a pensare che i dazzi faranno salire l'inflazione.
Sempre questa litania.
Attenzione.
Trump scatenerà l'inflazione con i suoi dazzi.
Ma non aumenterà l'inflazione.
Aumenteranno i prezzi dei beni e servizi relativi di quei beni che sono colpiti,
ossia le importazioni.
E questo non determina l'inflazione.
Non è così che funziona l'inflazione.
L'inflazione è un aumento del livello generale di tutti i prezzi,
dovuto alla svalutazione del dollaro.
Non è l'aumento dei prezzi relativi di questo o quel prodotto.
Quattro o cinque mesi fa, guardavo l'indice dei prezzi al consumo per le importazioni,
rispetto all'indice dei prezzi al consumo per i beni basati sul dollaro che,
separando l'indice dei prezzi al consumo per gli input,
è aumentato solo di una piccola frazione rispetto a circa l'8% in quattro anni,
contro il 40% della produzione e del consumo basati sul dollaro a livello nazionale.
Insomma, i prezzi delle importazioni non sono aumentati,
quindi non influiscono sull'inflazione.
E il motivo è che l'inflazione ha influenzato il dollaro,
ma non ha influenzato il valore del dollaro rispetto ad altre valute.
Se hai dollari, puoi decidere cosa vuoi farne.
Risparmiarli, spenderli, acquistarci altre valute.
Cioè, l'inflazione misura il valore del dollaro in relazione ai beni e ai servizi che acquisti con esso.
Ma se decidi di acquistare valuta estera, hai un sistema di prezzi completamente diverso.
E in questo senso il dollaro è aumentato di valore, soprattutto di recente.
Le elezioni hanno fatto impennare il dollaro.
Ma è normale fraintendere queste cose.
Se uno apre la stampa finanziaria e dice, il dollaro sale, il dollaro scende.
Capiamoci bene, il dollaro è forte.
Di cosa parlano?
Dipende tutto da cosa vuoi comprare.
E devo anche dire, a proposito della religione del libero scambio, che è una dottrina centrale dell'economia da secoli,
che io concordo che il libero scambio sia estremamente importante.
Ma tutto può essere esagerato.
Non deve essere assolutizzato.
Sì, e Lighthizer dice che serve avere relazioni commerciali giuste.
Certo, potremmo assolutamente avere il libero scambio, se lavorassimo con le stesse regole.
E tu non volessi sempre fregarmi.
In uno scambio, entrambe le parti devono essere contenti.
Sì, il problema è che hai gli Stati Uniti che giurano di fornire liquidità al mondo come valuta di riserva mondiale.
E giurano che noi saremo la valuta più forte.
Ma tutti i modelli commerciali mostrano che, finché sei la valuta dominante nel mondo,
e il dollaro è selvaggiamente sopravvalutato rispetto a tutte le altre valute,
il risultato sono importazioni massicce.
È conseguenziale.
Per cui, prima o poi, dovremmo rivedere il ruolo del dollaro nell'economia mondiale.
E questa storia del dollaro USA valuta di riserva mondiale non sta funzionando per noi.
Magari avessimo una valuta regolare. Una valuta vera.
Quindi per me non c'è problema rispetto ai BRICS.
Ma questo non significa che puoi restare una grande potenza militare e avere una grande influenza sul mondo.
Gli Stati Uniti d'America possono essere grandi anche senza essere obbligati a essere la fonte di liquidità monetaria per l'intero pianeta.
Non ci serve.
Però, ti permette di sanzionare invece di andare in guerra, per esempio.
Sì, ma anche questo ha un prezzo.
Perché guarda cosa è successo quando gli Stati Uniti hanno demonetizzato i beni russi alcuni anni fa.
È stato uno shock per il mondo.
Questo è come un patto sociale.
Se accetti di essere la valuta di riserva mondiale, non puoi chiudere il rubinetto in base alle tue preferenze politiche.
E così è stato.
Beh, Jeffrey Tucker, è stato come sempre un piacere.
Grazie Ian.
Grazie a tutti per esservi uniti, a Jeffrey Tucker e me, in questa puntata di American Thought Leaders.
