Benvenuto alla prima puntata della serie speciale sul Cavallo di Troia. ISCRIVITI: http://www.youtube.com/c/AlessandroGelain?sub_confirmation=1 Un racconto avvincente di inganno, tradimento e destino che segna il culmine della leggendaria guerra tra Greci e Troiani.
In questa emozionante puntata, ti immergerai nei dettagli dell'ingegnoso piano ideato dal genio stratega Odisseo e dal saggio indovino Calcante per porre fine a un decennio di conflitto. Dal presagio enigmatico di Calcante alla costruzione neanche tanto segreta del gigantesco Cavallo di Legno, esploreremo ogni intricato passo di questa trama.
Scoprirai come gli Achei, stanchi di anni di combattimenti infruttuosi, abbiano abbracciato l'idea di un inganno divino per ottenere la vittoria. Mentre i Troiani festeggiano la firma di un trattato di pace, ignari del tradimento che si cela dietro le promesse di Antenore, gli Achei tessono la rete che li condurrà alla vittoria finale. Un viaggio attraverso la storia, la mitologia e l'ingegno umano, che ti porterà fino al momento culminante: il misterioso Cavallo di Troia che si erge imponente davanti alle mura della città. Ma cosa nasconde questo maestoso artefatto? E quali saranno le conseguenze del suo presunto dono per gli abitanti di Troia? Preparati a essere catturato dall'epica narrazione e ad esplorare la vera storia dietro il Cavallo di Troia, solo qui, nel tuo podcast preferito.
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Ciao! il termine “Cavallo di Troia” è così radicato nel nostro linguaggio quotidiano
che ormai non ci domandiamo più a cosa faccia riferimento questo modo di dire. Trojan Horse
è il nome di un tipo di virus informatico che, dissimulandosi in una email o in un programma
eseguibile, in realtà penetra nel tuo computer e distrugge i tuoi dati, oppure li ruba… in
ogni caso mina la tua sicurezza digitale. Un esempio tra i più dannosi è “ILOVEYOU” degli
anni 2000 che, fingendosi un innocente allegato di una email, ha devastato la rete provocando
danni in oltre 45 milioni di computer. Il primo ad usare lo stratagemma di
dissimulare platealmente le proprie cattive intenzioni facendole sembrare innocenti,
non è stato un informatico a cavallo tra gli anni 80 e 90 del secolo scorso: è stato un
re greco di 3200 anni fa, che ha concepito un astuto piano per conquistare una città nemica…
Prima di iniziare, ti chiedo un favore: molti amano il mio lavoro ma non tutti
fanno click sul mi piace e si iscrivono! Per cortesia ricorda di farlo: è un gesto
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Voglio ringraziare gli amici che su Tipeee supportano questo podcast:
Giacomo e l’amica anonima. Grazie anche a Gail, Daniela, Pasquale e Fabio! Diventa anche tu parte
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Bene, allora siamo a cavallo! Prometto che qui terminano
miei giochi di parole riguardo il cavallo di Troia. Buon ascolto!
Questo che stai ascoltando è Mitologia: le meravigliose storie del mondo antico.
Sono Alessandro Gelain, insegnante di Filosofia,
Psicologia e Scienze umane. Se vorrai stare in mia compagnia,
ti offrirò le storie più interessanti della mitologia greca e romana.
Il mito ha ancora molto da insegnarci e talvolta,
come uno specchio, è capace di mostrare meglio a noi stessi quello che siamo.
Puntata numero 188: Il Cavallo di Troia: Mito, Mistero e Tradimento; Il cavallo - La costruzione
Per il nostro racconto, unisco diverse fonti in una sola: devi aver sempre presente come le fonti
divergano spesso su diversi punti. Nella prima parte della puntata di oggi seguiamo
il racconto di Ditti di Creta e verso la fine ci appoggiamo maggiormente a Quinto di Smirne.
Ci siamo lasciati con i tavoli di pace che si sono chiusi felicemente per i greci come per i troiani.
Davanti agli occhi dei due eserciti viene effettuata una grande cerimonia
in cui i rappresentanti si stringono in abbracci di pace apparentemente sinceri.
Diomede e Odisseo per gli achei e Antenore per i troiani sacrificano a Zeus giurando
che si atterranno agli accordi presi. E che il Re degli Dei sia loro testimone:
non cambieranno idea e quanto stabilito avverrà.
I troiani esultano e abbracciano gli achei con gioia per la siglata pace.
I sudditi di Priamo ignorano che questo subdolo giuramento,
che è stato siglato oggi davanti ai loro occhi, è l’ultimo atto dell'oscuro tradimento di Antenore.
Gli accordi stretti tra il nobile troiano e i rappresentanti greci, infatti, riguardano
non la pace quanto la distruzione di Troia! Davanti a tutti essi hanno giurato il vero:
Troia verrà rasa al suolo e i suoi abitanti sterminati o messi in schiavitù.
Ufficialmente questi sono i termini per questa finta pace:
dietro il pagamento di un grosso indennizzo, gli achei ritorneranno nelle loro terre,
lasciando in pace la città di Priamo. Elena, poi, nuova sposa di Deifobo, non tornerà col primo
marito Menelao ma rimarrà a Troia. Incredibile a sentirsi,
vero? Troppo bello per essere vero!
Eppure l’inganno è stato così ben congegnato che nessuno sospetta nulla.
Con la pace siglata, gli alleati di Troia abbandonano i loro accampamenti
e ritornano ai propri paesi. I greci badano bene a che non
avvengano tafferugli e che tutto proceda nel più pacifico dei modi…
Ma ora facciamo un passo indietro
Diversi giorni prima dell’inizio dei lavori per il trattato di pace,
Calcante ha avuto un presagio, e da questo sono scaturite diverse decisioni di Agamennone.
Calcante ha avuto in dono da Zeus il riuscire ad interpretare nel
volo degli uccelli i disegni del re degli Dei.
Convocata l’assemblea, così parla ai comandanti: «Non serve ormai più logorarsi negli attacchi alle
mura, o comandanti! Un nuovo piano dovete meditare, coraggiosi achei,
un inganno che porti vantaggio alle nostre fila. Ieri stesso ho avuto un presagio:
ho visto un falco che inseguiva nei cieli una colomba, ma questa gli sfuggiva, trovando infine
rifugio in una stretta tana tra le rocce, così stretta che il falcone non riusciva ad entrarci!
Ho visto allora il predatore nascondersi in un cespuglio; quando l’avventata colomba,
credendo che il falcone fosse lontano, è uscita dal suo nascondiglio,
essa è perita di tremenda morte dal falcone che le è piombato addosso!
Ecco quel che gli dei ci indicano di fare: sconfiggere Troia con un inganno!»
Tutti i comandanti greci hanno ascoltato con estrema attenzione le parole di
Calcante e annuiscono, ammirati per questa sua perorazione. L’indovino attende una risposta,
ma il silenzio regna sovrano: il problema è che nessuno ha un'idea su come mettere
in pratica questo eventuale inganno grazie al quale avere la meglio sulla città di Priamo.
Poi, dal fondo, qualcuno si schiarisce la voce. Tutti si girano a guardare Odisseo che,
appoggiato ad una chiglia, con la testa bassa,
quasi se stesse chiacchierando con tra sé, inizia a parlare:
«Sia tu che io onoriamo gli alti dei del cielo, Calcante, e perciò io credo in
quel che hai visto! Se è destino che noi si vinca questa guerra con l’inganno, così sia!
Costruiamo un cavallo con il legno delle nostre navi ormai inutilizzabili e legno
nuovo di queste terre, e ricaviamo nel suo ventre uno spazio per almeno trenta audaci
uomini armati. Questo cavallo dovrà superare in altezza l’architrave delle porte Scee…
Che tutte le navi, cariche di uomini e di armi partano presto; bruceremo le nostre tende e
abbandoneremo il nostro accampamento. Le navi si recheranno all’isola di Tenedo, fuori dalla
vista delle vedette troiane: dai golfi di quelle terre rimarremo in attesa di piombare su Troia.
Un giovane ardimentoso, nascosto sotto ad una zampa del cavallo,
dovrà attendere che i troiani, sicuri di essere in pace, escano dalle mura.
Allora, supplice, chiederà la loro ospitalità: costui dovrà raccontare di essere stato scelto
per essere sacrificato come auspicio di buon viaggio di ritorno, di essere
riuscito a fuggire per poi nascondersi dove noi greci mai l’avremmo cercato,
proprio sotto la statua del cavallo presso cui sarete dovuto morire.
Infine dovrà dire che quel cavallo noi lo abbiamo costruito per onorare Atena,
per placare la sua ira nei nostri confronti per non aver saputo conquistare Troia imprendibile…
In questo modo i Troiani inizieranno ad adorare quel cavallo e a desiderare di
portarlo in città. E se il cavallo sarà abbastanza grande non riuscirà
ad oltrepassare le porte di Priamo. Non oseranno tagliare la testa al
cavallo sacro: preferiranno di certo abbattere quelle insuperabili porte!
Nella notte, mentre ubriachi riposeranno, usciremo dal ventre del cavallo e vi chiameremo
con dei segnali, affinché la distruzione di Troia abbia finalmente inizio! »
Calcante approva l’idea dell’astuto re di Itaca e perora la via dell’inganno.
Neottolemo sbotta:
«Calcante, i veri combattenti sul nemico si gettano a viso aperto, i vili invece,
dietro le mura, sulle torri, affrontano di lontano la battaglia poiché il loro cuore
è oppresso dalla paura! Non voglio ascoltare parole di inganno gli stratagemmi: gli uomini
si rendono migliori con l'impegno e con la guerra e i coraggiosi sono preferibili nella battaglia!»
Interviene Odisseo:
«Possente figlio di Achille, tu parli come si conviene ad un uomo perfetto e nobile; hai
affrontato con coraggio la battaglia confidando sempre nell'azione! Ma nemmeno l'invincibile padre
tuo, di impavida virtù, è riuscito a distruggere la città di Priamo, e tantomeno noi che pur ci
affatichiamo su queste terre da dieci anni! Cosa attendere ancora? Avviamoci alle navi
e costruiamo il cavallo grazie all'arte di Epeo, che è il migliore costruttore fra tutti i greci:
egli lavora senza posa, e in quest’arte, per certo, è stato sempre ispirato da Atena!»
In verità anche Filottete è contrario alla strategia dell’inganno. Lui, come Neottolemo,
è appena giunto a Troia e tutti e due egualmente bramano gli scontri. Entrambi,
poi, sono divinamente ispirati, nel petto:
uno dal fantasma del padre e l'altro dalla benedizione divina di Eracle.
Il loro richiamo ad un virtuoso scontro diretto, come c’era da aspettarsi, cade nel vuoto.
Nonostante questo, i due audaci nuovi arrivati,
ordinano alle loro truppe di dare un nuovo assalto alle mura di Troia.
I soldati di Neottolemo e Filottete non riescono nemmeno ad avvicinarsi a quelle magnifiche mura:
dal cielo un violento turbinio di nubi grigie e nere scaglia sulla terra decine e decine di
fulmini: è Zeus che in questo modo vuole portare a termine gli scontri una volta per tutte!
Egli è irato perché i due comandanti non hanno dato ascolto alla profezia di Calcante che ha
invece correttamente interpretato la scena del falcone e della colomba!
Impauriti da quei lampi così vicini, i Mirmidoni e gli arcieri di Magnesia
perdono tutta la loro audacia e si ritirano correndo verso l’accampamento. Così, pur
non condividendo il progetto, anche Filottete e Neottolemo si piegano e danno ascolto a Calcante.
Dalle mura di Troia, occhi curiosi assistono a questa costruzione,
effettuata con impegno e perizia, con tanto di controlli di robustezza, sartiame
utilizzato per legare insieme le parti, un sistema di ruote utili per spostare agilmente il cavallo.
Sapendo di fare tutto in bella vista, Epeo ordina di assemblare
i vari pezzi secondo una certa sequenza… Egli desidera che sia mantenuta nascosta
alla vista dei troiani una certa dissimulata botola… Questa permette di accedere ad un
primo spazio ricavato nel ventre e ad un secondo nella testa del cavallo:
è qui che dovranno rimanere stipati, muti e immobili, quei trenta di ardimentosi greci!
Epeo ha un grande ingegno e, come Odisseo ha lucidamente intuito,
è ispirato da Atena nel disegnare questa immane costruzione.
Lasciando il suo trono nell’Olimpo, infatti, la dea nata dalla testa di Zeus è scesa nella tenda
di Epeo, assumendo le sembianze di una giovane fanciulla. Avvicinatasi al greco dormiente, si
è posta sopra il suo capo e gli è apparsa in sogno rassicurandolo sul suo sostegno in questa impresa.
Epeo si sveglia di soprassalto e, riconoscendo la dea nella fanciulla che gli sta di fronte,
giura di abbandonare qualsiasi altro lavoro e di dedicarsi solamente a questo: la sua arte,
egli balbetta, verrà usata solo per dare gloria alla volontà della dea!
La costruzione viene presto terminata e dopo gli ultimi accordi, diversi eroi
salgono per la stretta scala nel ventre del cavallo. Il primo ad entrare è Neottolemo,
poi Menelao, Odisseo, Stenelo e Diomede; Filottete e Aiace Oileo,
Podalirio, Teucro e molti altri. L’ultimo a salire è Epeo che con abilità tira su
la scala sistemandola in un apposito cavo del ventre del cavallo e chiude
la botola, facendola divenire invisibile, occultandola nell’intrico di travi e corde.
Agamennone, cui è stato sconsigliato di entrare nel cavallo, dirige le operazioni della falsa
partenza degli achei. Durante la notte tutte le navi greche abbandonano la rada di Troia,
puntando verso sud-ovest, apparentemente
in direzione di casa: le navi approdano, secondo il piano di Odisseo, in una zona
occultata alla vista sulle spiagge di Tenedo, una isola pericolosamente prossima a Troia.
E rimangono in attesa.
La rada di Troia, ora, è un paesaggio lunare. All’alba del primo giorno senza i greci
alle porte, ai troiani pare impossibile camminare senza timore fuori dalle mura.
L’enorme costruzione a forma di cavallo si erge
solitaria sulla terra battuta che fa da strada verso la città di Priamo.
Si avvicinano con circospezione alcuni soldati,
solo il rumore del vento e lo stridio dei gabbiani riempiono l’aria.
Poi, da sotto una zampa, esce un flebile lamento umano.
Subito le guardie si fanno avanti e tirano fuori dal suo nascondiglio un greco,
impolverato e con segni di percosse sul corpo e al volto.
«E tu chi sei?» Chiede imperioso un soldato
E l’altro:
«Cari Troiani! Il mio nome è Sinone e voi mi avete appena salvato la vita!»
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