Marco Olmo grandissimo atleta di resistenza che vanta nel suo Palmares podi importanti come la Marathon de Sables, 2 vittorie al UTMB 2006 e 2007 e altre gare in giro per il mondo. Ma soprattutto una storia fuori dal comune inizia a correre a 27 anni quando molti atleti promettenti smettono. Vince l’UTMB, la gara trail più importante del mondo a 59 anni e oggi che a 76 anni partecipa a tantissime gare.
00:00 Intro 02:10 Il segreto di Marco Olmo 03:31 Utra Trail del Monte Bianco 06:40 Marathon Des Sables 12:25 La gara più dura di Marco 15:00 Allenamento 19:30 Tecnologia 23:20 Alimentazione 27:45 Longevità 34:31 Consigli
#trailrunning#podcast#corsa ▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬ Your Personal Best è un Metodo di Allenamento, Preparazione Atletica e Coaching per sport di Endurance quali Running, Triathlon , Trail e OCR.
Partire con, come diceva un telefilm, nessuna aspettativa, nessuna delusione.
Io ho iniziato con le marce alpine in Gualsusa, poi ho passato a corsa in montagna, poi ho
passato a tre, facendo la stessa cosa, cosa del tredo, la terapia del tredo, che se la
facciano i ventenni, che poi se si peccano qualcosa sono vent'anni.
Tu se vedi a duecento metri un quarantenne, un sessantenne a corsa, le vedi a di terra.
Immagino un 76ero, io adesso metto un orologio con le lancette, quindi sono un po' indietro
con la tecnologia, non ho le tracce, non ho niente, non ho mai avuto niente, non ho mai
fatto né stretching, né palestra, niente, sono un pelandrone che corre e basta.
In effetti io dico sempre, i professionisti non hanno una grande vita perché devono fare
risultati, io invece non devo rendere conto quasi a nessuno, magari piuttosto sono quelli
che non vinci, che vai male, che tribuli senza senso, per uno come me che faceva la corsa
della domenica, provarmi ad andare a un marathon del sabio, tutto pagato, sai che salto di
qualità.
Prima di tutto non esinare sul cibo perché poi sei fame, nessuno ti dà niente perché
tutti hanno tutto calcolato, quindi è inutile che vai a rivistare nelle pazzumiere che non
c'è niente.
Ho cambiato abbastanza la vita perché poi passi in televisione, servizi, anche in paese
sono resi conto che correvo.
Prima non lo sapeva nessuno.
Non è che si era forse da soli, c'erano 2500 partenti, quindi schiumiamoli pure a 100,
ma 100 di forti c'erano.
Adesso corro un'ora e mezza e sono stanco, non ci penserei neanche a fare una grande
50-60 km per vincere ogni tempo.
Benvenuto Marco, oggi con noi Marco Olmo, un grandissimo sportivo, un grandissimo atleta
che ha una storia davvero eccezionale.
Tre podi alla Marathon des Sables, due volte vincitore dell'Ultratrail del Montepianco,
la gara più importante dei tre dal mondo e tantissime altre vittorie in giro per il
mondo.
Quindi Marco, la prima domanda un po' per rompere il ghiaccio che ti faccio è qual è
il tuo segreto?
Non credo di avere segreti, credo di avere un buon fisico, una buona testa che mi ha
permesso di allenarmi, la costanza, la perseveranza, di continuare.
Molti pensano che io corra solo da quando ho fatto la prima Marathon des Sables, io
correvo già da molto prima, avevo già un curriculum di gare con l'Outsider, nelle gare
in montagna, nelle gare di Silicondo, a livello locale.
Però dalla Marathon des Sables di qua ho cominciato a fare antropo, allenarmi intensamente
da 33 anni.
Era già qualche giorno che correvo.
Hai fatto delle imprese eccezionali, tutti ti conoscono, come detto anche te Neo, per
la Marathon des Sables, per l'Ultratrail del Montepianco, forse la cosa più di rilievo
è che tu hai vinto l'UTMB a 58 anni, che non è una cosa banale perché gli altri avevano
più o meno la metà della tua età, quindi ti chiedo Mario di raccontarci un po' quel
periodo e quelle due gare, perché sono una cosa spettacolare.
In quel periodo ho una forma e una sicurezza, anche una resistenza che non so come ho fatto
perché adesso che sono invecchiato di quasi 20 anni, sono passati 18 anni, il declino
dai 60 anni in poi è grande, adesso ho 76 anni, quindi adesso corro un'ora e mezza
e sono stanco.
Non ti penserei neanche a fare una gara di 50 o 60 chilometri, anche perché ho vinto
l'UTMB.
Però in quel tempo stavo bene, avevo una certa sicurezza di partire e arrivare, che
è una cosa un po' difficile, avere una sicurezza, una credenza da partire con calma,
da gestire la gara bene.
Forse quando non hai tanta potenza cerchi di gestirla bene con quello che ti rimane,
questo è quello che mi ha fatto vincere l'UTMB.
Ma secondo te qual è stato l'aspetto che ha fatto la differenza, perché sicuramente
la gestione ti ha aiutato, però magari rispetto a tutti gli altri, la cosa che ti ha dato
una marcia in più?
Diciamo che erano anni che non c'erano i professionisti, poi dopo di me è diventata
una gara da professionista, quindi è cambiato tutto l'UTMB.
Quegli anni lì ero un po' il pioniere, sì c'era quello più sponsorizzato, già avevo
uno sponsor tecnico, lo si chiamava Capopiedi, lo stesso Marchi naturalmente, però la gara
non è che allora non c'era nessuno, c'erano 44 nazioni, quindi qualcuno c'era, la seconda
mia vittoria c'erano i tre americani, George, Dick Garnate, Karl Messler, quindi personaggi
di un certo rilievo, non è che poi c'erano i soliti degli anni prima.
Anche il tempo è stato di tutto rispetto, non è che se ne adobiano.
Non è che si era forse da soli, c'erano 2.500 partenti, quindi schiumiamoli pure
a 100, ma 100 di forti c'erano.
C'erano, c'erano, assolutamente.
È stata un'impresa eccezionale anche perché, come ti ripeto, con 58 anni la gente di solito
va in pensione, te invece stavi lì a darti battaglia con 28 anni, 30 anni, insomma, quindi
dai.
Un'altra cosa invece, poi ci torniamo anche sul Monte Bianco, come ti è venuto in mente
di finire sul deserto e fare queste gare, te che comunque vivi in montagna, come ti
è venuto in mente di finire sul deserto a fare la Marathon del Sable?
Il deserto in Nord Africa mi piaceva, ero stato come turista, poi è capitata che in vita
avevo fatto degli zaini, volevano fare degli zaini bilanciati con una parte anteriore
da provare, avevano fatto una squadra per la Marathon del Sable, mi hanno ingaggiato
per questa squadra.
Per uno come me che faceva la corsa della domenica, provarmi ad andare alla Marathon
del Sable, tutto pagato, sai che salto di qualità, quindi benvenuto, una notte in bianco
quando mi hanno chiamato la sera.
Così perché le grandi emozioni poi non ti lasciano anche dormire.
Quindi è stata un'opportunità, diciamo, che ti ha cambiato un po' la vita perché
da lì dai.
La vita da atleta diciamo, infatti io non mi sono diventato atleta, mi sono diventato
un direttante perché ho sempre lavorato per vivere e corso così, quindi da lì mi ha
cambiato abbastanza la vita perché poi passo in televisione, servizi, anche in paese
mi sono resi conto che potevo.
Prima non lo sapeva nessuno.
Quando passi in televisione ti cambi un po'.
Te alla prima edizione che hai partecipato sei arrivato terzo, quindi sei partito subito
col botto.
Le difficoltà principali di una gara di quel tipo?
Le difficoltà principali, io ho avuto la fortuna di uno della mia squadra Mario Malerbo
che mi ha dato un po' le dette per il cibo, per quello che c'era, mi ha fatto vedere
dei filmati delle altre gare prima, quindi grazie a lui sono partito già con un po'.
Poi naturalmente ho modificato tutti gli anni, ho sempre venuto via modificando qualcosa.
Ne ho fatti 22, due anni con le stesse cose e non sono mai partito, quindi qualcosa si
cambia sempre, perfezioni, magari cambi qualcosa nel cibo, più che altro nel cibo durante
la gara, quello che devi mangiare mentre corri, non è facile.
Chiaro, chiaro, per chi non lo sapesse la Maratona de Sable è una gara nel deserto
di 230-240 km a tappe, quindi è una roba bella impegnativa.
Hai portato dietro tutto, sac a pelo, materassino, tutto quello che ti serve per sei giorni
di gara, quindi devi partire con uno zaino di 7 kg, 7 kg è qualcosa, essendo bravo a
centellinare.
Certo, certo, ma negli anni la tecnologia, anche l'attrezzatura è cambiata tantissimo,
quindi adesso rispetto a quando è iniziato Dunari è anche un po' più semplice.
Il cibo comunque lo devi portare, il corpo non sta in piedi, quindi potrei avere uno
zaino, a parte io ho sempre avuto zaini leggerissimi perché modificavo e sono un minimalista che
cerca di sistemarsi tutto, personalizzare tutto, quindi non l'ho mai avuto, a parte
il primo anno che avevo uno zaino un po' più grande, un po' più, poi anche il cibo
me l'ho partito un po' con forse troppo, poi sono sempre stato uno dei più leggeri
della gara, nei dieci zaini più leggeri della mia.
Un consiglio a chi vorrebbe partecipare a questo tipo di gara, cosa consiglieri a parte
prepararsi bene perché immagino che serve.
Prima di tutto non esinare sul cibo perché poi sei fame, nessuno ti dà niente perché
tutti hanno tutto calcolato, quindi è inutile che vada a rovistare nelle pazzoniere che non
c'è niente.
Che cosa si mangia su una gara del genere?
Anzi sono iodifizzati, ormai ti vuoi di tutto, poi ti devi portare del gel, berezza per mangiare
al campo, un po' di frutta secca, noci o cose simili, cose che danno piare.
Diversamente negli ultimi dieci anni penso andavo solo più sul gel, nei primi anni andavo
solo da rete energetica a base di frutta, poi erano un po' difficili le cose perché
ti tieni in bocca, viaggi con una cicca tremenda che non va giù e devi bere proprio per farla andare.
Invece i gel sono più semplici, metti un gel per 40-50 minuti vai, poi ne butti di un altro.
Non so per il fisico se vi fa bene questo.
È una prova estrema però in quei casi come dici tu devi sopravvivere, non è che puoi
farti la pasta asciutta.
Abbiamo parlato di l'Ultra 3 del Montevianco, una gara che adesso è arrivata a 70 km con
10.000 metri di slivello, quando l'hai fatta tu forse era qualcosina meno, comunque è
una roba estrema.
L'hai fatta a 163 km.
Quindi è una roba estrema.
Abbiamo parlato della Marathon des Sables che è 230-240 km a tappe.
Ma tu hai fatto anche altre gare, tra cui la Badwater Ultra,
che è un'altra gara che dicono è la gara più dura al mondo.
Quindi ti chiedo, qual è stata secondo te la gara più tosta che c'è in giro per il mondo?
Non saprei dirti, tutti i giorni escono gare nuove.
Le gare più toste sono quelle che non vinci, che vai male, che è terribile, senza senso.
Di quelle che hai fatto tu, di queste qui o se ce ne sono altre, quelle che hai fatto
tu, quale ti ha messo un po' più alla prova?
La prima Desert Cup che ho fatto in Giordano è di 168 km, che era un po' una novità
per me.
Ero arrivato a 110 km in Libia, però i 168 km erano 160 km in più.
Erano 100 di sabbia e 60 più o meno pista, un'ultima parte di pista, un po' di montagna
da camminare.
Poi partivi il mattino, avevi la notte alla fine, invece tipo l'UTMB che parti la sera,
la notte ce l'hai subito, poi di giorno hai meno problemi.
Nella notte il nostro metabolismo non è che funziona molto bene, quindi se ce l'hai subito
la notte, poi arrivavo al mattino verso le 6-7.
L'ultima che ho fatto sarebbe una delle cinque, perché avevo fatto un tempone molto meglio.
Avevo fatto una media dei 9-4.
È una gara, insomma, impegni a Dio.
L'ho fatta per tre edizioni in Giordano e un'edizione in Mali, che ho vinto tutte e
quattro.
E poi era sempre l'organizzazione della Marathon des Sables, ma non riuscivano a fare i numeri
che facevo.
Quindi quando fai questo per business, perché poi se sono costosi da organizzare, devi anche
avere una certa clientela.
È andata a perdere.
Peccato.
Forse perché l'ho fatto.
Eh, non gli hai fatto pubblicità.
Prima avevi detto una cosa che secondo me è importante.
Te non sei un professionista, nel senso che non hai fatto, soprattutto durante la partagonistica,
non sei stato stipendiato per allenarti.
Tu avevi il tuo lavoro e poi, diciamo, ti allenavi e partecipavi alle gare.
Questo ti fa un grande onore, ma soprattutto è difficile conciliare, perché adesso chi
fa il professionista fa quello e basta e ha la routine, insomma, tutta organizzata, massaggi,
riposi, alimentazione, eccetera.
Tu l'hai fatto da lavoratore.
Raccontaci un attimo di come ti sei gestito, soprattutto, perché poi il mio canale, il
nostro canale parla principalmente ad amatori che lavorano e poi nel tempo libero si cercano
di togliere delle soddisfazioni.
Quindi te sei l'esempio massimo di questo aspetto.
Ho avuto la fortuna di lavorare.
Sì, avevo un lavoro pesante che lavoravo in una casa, in una macchina terapeutica.
Poi iniziamo alle sei, certo ti alzi alle cinque, però alle due avevo finito allenamento
subito nel pomeriggio e poi riposo per recuperare i liquidi che hai perso in allenamento.
Poi dormire alle nove, perché poi devi anche dormire, devi anche riposarti.
La cosa importante è anche il riposo.
La corsa deve essere non una massa di fatica oltre quello che fai.
Devi avere un suo posto e riposarti.
Sei già stanco o già stressato e diventa un peso.
In effetti io dico sempre che i professionisti non hanno una grandella vita perché devono
fare i risultati.
Io invece non devo rendere conto quasi a nessuno, a parte gli sponsor che mi pagano la maratona
di sabato.
Oppure sì, però non è perché ti pagano la maratona di sabato che devi morire in allenamento
o in una gara.
Non avevo questi contratti lì, neanche non avevo pagato a podi o come era.
Ho corso da lì, però questo mi ha aiutato abbastanza.
Meno pressioni sicuramente.
Vengono all'UTMB, vengono a vivere lì per allenarsi sul percorso.
E poi se non vinci diventa tosto.
Invece io non avevo mai provato neanche un momento dell'UTMB, andavo là e basta.
Anzi te lo sei goduto, hai anche scoperto dei posti nuovi.
In un certo senso sì, però non questo stress di partire.
Poi se va bene va bene, se non va bene è un buon curriculum.
Ho una certa età che se arrivo nei 10-15 va bene lo stesso, quindi questo forse mi
ha aiutato a gestire meglio e non avere stress.
Quanto più o meno ti allenavi in questi anni nel tuo picco di forma?
Quante ore dedicavi alla corsa?
Due orette al giorno, partendo molto a discesa e salita.
Una specie di discesa dritta per i quadricipidi, perché poi i quadricipidi in quelle gare sono
molto importanti, perché se ti acciacchi in discesa poi non vai più.
Quindi hai quasi 9.000 metri da scendere.
Dopo 2-3.000 metri sei cotto, addio.
Poi un lungo di 8-7-8 ore ogni 8-10 giorni.
Più che altro gli allenamenti duri li facevo nelle due ore.
Nei lunghi sì, facevo magari in 8 ore un 3.000 di dislivello, 2.500.
Attività in palestra mai fatte tu?
Non ho mai avuto niente, non ho mai fatto nè stretching, nè palestra, niente.
Sono un pelandrone che corre e basta.
Ne conosco diversi esempi come te che dedicandosi solo alla parte di corsa hanno fatto dei risultati eccezionali.
Quindi poi se ti sconosci, ti sai ascoltare, a volte non serve far altro.
Quindi te ne sei un esempio.
Poi la miglior palestra per il trail è quella, salita e discesa.
Ti faccio un'altra domanda, so già la risposta ma te la faccio lo stesso.
Ti faccio un'altra domanda sulla tecnologia.
Perché ad oggi la tecnologia, gli orologi, i GPS sono andati avanti, ti misurano di tutto, anche troppo, tutti gli algoritmi.
Secondo me si è perso anche un po' il bello della corsa.
Te hai utilizzato qualcosa e guardi qualche tipo di parametro quando corri, quando correvi oppure no?
Praticamente no.
Adesso negli allenamenti porto il telefono dietro, metto Geotrack che mi dà i chilometri e il dislivello.
Tanto il telefono lo porto per sicurezza.
Adesso metto un orologio con le lancette, quindi sono un po' indietro con la tecnologia.
Non ho le tracce, non ho niente.
Spero sempre le gare che faccio.
Se mi invitano alle gare faccio sempre la più corta che c'è, al massimo sui 20 chilometri.
Te hai mai fatto dei test dell'attato, dei test massimo consumo d'ossigeno?
Ti è capitato oppure non hai mai fatto niente neanche di questo?
In realtà io faccio una visita all'anno per avere certificato medico.
Non è che quando soffio troppo che mollo un po' e mi regolo così.
È bello perché ci riporti a una realtà più normale, perché ormai anche chi inizia ha il dispositivo da 1000 euro
che misura anche quanto si muove durante il giorno.
Quando in realtà te sei arrivato a quei livelli e hai l'orologio con le lancette.
A volte bisogna ridimensionare un po' questa realtà, perché c'è marketing dietro.
Fa comodo, come dici tu.
Ti aiutano anche.
Vedo gente che mette sui social che ti dice se stai caricando troppo, stai avendo troppo intensivi.
Forse io li faccio troppo intensivi vista la mia età, ma possiamo stare così.
Ormai penso che ti conosce abbastanza rispetto ad altri, tanto è quello.
Io lo strumento ce l'ho, ormai mi conosco, so 20 anni che corro, per cui anche se non lo guardo so quello che sto facendo.
100 volte più di me sai quello che stai facendo, se stai facendo fatica, se ti stai divertendo.
Lo strumento è una cosa in più, bella, utile a volte.
Come dici tu, la gente vive per caricarsi su Strava, per far vedere chi ce l'ha più lungo.
Chi è forte veramente, come te, ha le lancette e magari va al triplo degli altri.
Spero che chi ascolti questo messaggio si goda un po' più la corsa e si lasci perdere questa sfida.
La tecnologia comunque serve per caricare.
Oggi ha aiutato, aiuterà molto gli atleti veramente professionisti che corrono sul tiro del rasoio, ha le pulsazioni giuste.
Qualcosa serve, altrimenti non lo userebbero tutti.
Io sono rimasto un po' indietro, io sono sempre indietro.
Sulle gare non tanto.
Aiuta anche sul trail, adesso ci sono le mappe.
Anche per una questione di sicurezza, come dici tu, aiuta molto lo strumento.
Non bisogna esagerare con l'attenzione che gli si dà adesso.
Cambiamo un po' argomento.
Un'altra cosa che di te già so, però la faccio dire a te perché mi interessa, è il discorso alimentazione.
Come mangi, cosa mangi, anche nella vita quotidiana, ma anche durante le gare, durante gli allenamenti.
Io sono vegetariano per una scelta fatta quasi 40 anni fa.
In realtà non sono fissato, non sono di quelli che vogliono mangiare troppo trotterini, troppo carboidrati.
Io mangio il basso, per mangiare il più naturale possibile, se si può ancora dire naturale.
Niente di particolare, come dico sono un selvaggio anche lì, non è un diettologo.
L'ho già sentito parecchio e poi faccio sempre di testa mia.
Quale potrebbe essere una giornata dibo di alimentazione tua?
A mattina da un po' di anni adesso mangio i fiocchi d'avena, dopo l'allenamento.
Poi pasta asciutta, tranto, niente di particolare.
Pane, frutto, magari a merenda.
A sera a cena, non so, a volte un'insalata.
Adesso c'è la stagione dei cavoli, che ho dei cavoli neri che metto io.
Ogni tanto la sera si mangia l'insalata di cavolo bollito con due patate bollite dentro.
Magari con l'olio rosso da dentro.
Niente di particolare, un hamburger vegetale o un po' di insalata.
Formaggi, uova ne mangi?
Uova sì, perché il vegetariano è il vegano che non mangia le uova.
Chiaro, ma poi magari c'è chi è per scelto, perché non li tolera, perché ha fastidi.
Diciamo quasi ospanti.
Formaggi anche?
Formaggi vado su un parmigiano fatto con un caldo vegetale che fa un'azienda qui che ho anche stato testimonio.
Poi non li servivo più e comunque...
Però te lo mangi lo stesso?
No, vado sempre a contarlo da loro perché è un buon formaggio.
Praticamente è un parmigiano che con quel caldo lì a otto mesi gli ha perso tutta la casina,
perché il caldo vegetale è molto più aggressivo del caldo animale.
Almeno non uccidono i vitellini per fare questo formaggio.
Sappiate che il caldo viene preso dai vitellini sotto il mese, allo stomaco dei vitellini.
Questi fanno un'azienda qui nel Tunese.
Le mucche sono sempre così, però sono mucche di al massimo 30 chilometri,
le mucche sono allevate in stale, naturalmente sono in stale, non è che sono a pasto.
Un alpine che ha un latte molto grasso.
Fanno anche altri formaggi, però questo qui, il granchinara che fanno, è un parmigiano buonissimo.
E invece durante gli allenamenti, gare così, vai più su barrette gel o ti porti a qualcosa di più naturale?
Normale sulle gare che faccio al massimo prendo un gel.
Tipo la Maratona del Sal, magari portavo anche nella tappa lunga un pezzo di questo parmigiano
per cambiare un po' dal dolce delle barrette.
Dopo 4-5 ore ti porti giù, sono 50 grammi di parmigiano, hai dei sali, proteine,
ti sazia anche, toglie un po' il sapore del dolce.
Era un mio amico che era venuto e si succhiava il cordino del salame.
Quando era troppo indisperato succhiava anche il cordino del salame per sentire il sapore del salame.
In quei casi immagino che...
Quanto sembra almeno sia la Maratona del Sal.
Mamma mia, adesso che abbiamo tutto a portata di mano,
quando ti metti in quelle situazioni veramente apprezzi il mangiare, mi sa.
Una cosa invece, adesso torno su un concetto che per me è fondamentale,
il mio obiettivo personale è correre più a lungo, nel senso che più avanti con l'età possibile,
quindi mi piacerebbe arrivare a 70-80, anche di più magari è correre,
ma non per la prestazione, come dici tu,
che significa che ti sei mantenuto bene, che sei in grado di poterlo fare
perché la corsa è un'attività naturale che l'essere umano non può fare a meno
che se la conosce e se la sa utilizzare.
Quindi torno un po' a questo concetto, visto che te sei un esempio vivente,
che hai 76 anni e corri 20 km di trail e di spacci come anche poca cosa,
ti chiedo cosa hai fatto o su cosa presti attenzione
per arrivare a questa longevità come atleta?
Io penso di essere un fortunato perché sono arrivato a 69 anni
prima che mi cedesse un ginocchio, poi mi è ceduto,
ho praticato un po' e l'ho operato e adesso va benissimo.
Insomma non è detto che bisogna correre perché l'uomo non ha mai corso in passato,
camminava ma non ha mai corso, sono arrivati negli ultimi 40-30 anni,
20 che tutti vogliono correre, l'uomo non è fatto per correre,
quindi chi corre ha sempre acciatti, chi cammina non ha mai niente.
Io sono contrario a correre alla mia età, però mi piace e lo faccio.
Secondo me corri rigido perché mi vedo nelle foto, nei filmati,
corri come Pinocchio perché sei rigido, sei un pezzo di regno.
Tu se vedi a 200 metri un quarantenne o un sessantenne a correre,
vedi la differenza, immagina un 76ere,
quindi l'elasticità la perdi, i muscoli non reagiscono più bene
e nonostante tutto cerco di correre perché mi piace.
Però non è che consiglio di correre fino a 75 anni,
si può camminare, si può fare passeggiate un po' dure da far andare sul cuore.
Questo è quello che ci serve, tenere il cuore a posto, i polmoni a posto,
a ventilare, non una rampa di scala per arrivare sul coltiatone.
Al massimo arrivi coltiatone, io arrivo coltiatone perché sono tre,
dopo mi scaldo e continuo ad andare.
Una rampa di scala regola più uno di quello che si è allenato e uno non ha allenato.
La cosa importante è quella di tenersi in forma,
anche per le questioni di colesterolo, di non ingrassare,
non perdere i muscoli perché a una certa età si perde i muscoli alla grande.
Magari salita, scalinate, non prendere l'ascensore,
tutte queste cose lì che ci aiutano nella giornata.
Poi chi vuole andare in palestra, se ne venga, chi ha la volontà di farlo.
Tenersi la muscolatura è importantissimo.
A livello di prevenzione hai mai fatto qualcosa?
Adesso va di moda anche la pratica del freddo, del ghiaccio.
Già lo stretching mi hai detto che non lo fai.
In Romania ho trovato che a 38 gradi il nostro corpo si rilassa,
che non ha bisogno di scaldarsi, che è il top.
Adesso siamo arrivati ad andare sotto zero per essere a posto.
Io spendo un sacco di riscaldamento.
Ci sta, poi ognuno deve trovare il suo comfort.
Abbassate la gioventù.
Una stufa in casa e vai bagnato da scuola,
a cambiarti anche per l'anno e ti metti vicino alla stufa.
Alzati al mattino con la casa fredda,
era normalissimo perché i seramenti passavano anche in camion.
Adesso che posso godermi una casa calda,
è una certa età.
Chiaro.
Probabilmente, quello che vedo io,
le generazioni passate hanno avuto il vantaggio che nel discomfort,
nella fatica, nella situazione, nella difficoltà,
comunque hanno rafforzato il proprio corpo.
Adesso i ragazzini stanno con tutti i comfort, con il cellulare.
Mi dispiace tutto quello che hai detto adesso, lo smentisco tutto,
perché i nostri montanari morirono a 35-40 anni di polmonite.
Perché bastava bagnarsi e non cambiarsi e stare bagnato,
perché erano polmonite, non c'erano gli antibiotici,
non c'era nessuna cura.
Se riuscirono a passare i sette giorni erano salvi,
se no passavano di là.
Quindi se tu vuoi vedere nei cimiteri della gente che è morta cento anni fa,
buona parte morirono di inverno, di polmonite.
No, a livello sanitario assolutamente, d'accordo.
Sicuramente i medici non vivono tanto a lungo.
Adesso sì, vai nel ghiaccio,
poi non è che stai nel ghiaccio,
quando esci vai nel caldo per riscaldarti.
Poi non so se non si beccano le polmonite o lo sapranno loro.
In estate mi faccio la doccia fredda,
adesso dovrebbero spararmi per farmi una doccia fredda quando andrò ad allenarmi.
Mi faccio la doccia calda,
poi mi passo lo spruzzino sulle gambe,
freddo un attimo,
fine.
Do la terapia del freddo che se la facciano i ventenni e poi si beccano qualcosa,
almeno vent'anni.
È un caldo.
A livello di massaggi, automassaggi e pratiche di questo tipo neanche, zero?
Se non ho nessun problema passo dei mesi senza farmi toccare da nessuno.
non è che frequento tanto il massaggiatorio bene anche anche questo
secondo me è un bel messaggio perché comunque ascoltandosi si riesce a star
in qualche problema osteopati e cose però non è che non bisogna pensare di
faccio una gara di 100 chilometri e domani vado all'ambigio terapista e parto da zero
non sei una macchina che cambi l'odio fai il tagliato e di nuovo noi non siamo
il recupero ci vuole il buon senso ha. Faccio un paio di domande per chi ci
ascolta allora ti chiedo prima un consiglio per chi vorrebbe iniziare a
correre o a correre in natura quindi un soggetto magari sedentario che vede la
corsa solo come fatica vede la corsa solo come sofferenza o non trova quello
stimolo di iniziare che ha paura di farsi male che ne so. Tu cosa consiglieresti
a una persona che magari vedi che vorrebbe ma sta sul divano? La corsa è
sofferente solo che nella corsa produciamo endorpine e adrenalina che
ti fanno star bene sia durante la corsa quando si è ben caldi e non si sta
inseguendo e non si è inseguito e si corre rilassati c'è un momento che
bellissima la corsa. La gara no perché la gara o insegui o sei inseguito quindi sei
al limite la gara è una parte dell'evoluzione poi
l'allenamento è un'altra cosa che confronta l'allenamento. Tanto iniziare a
correre bisogna iniziare gradualmente se non si arriva ad altri sport se si arriva
a una base di esperienza. Correre in natura sì è bello tutti dicono è bello
passare al trail però il trail è anche molto più pericoloso che la corsa su strada come
ciacchi in discesa come cadute come sentieri impegnativi quindi anche lì bisogna
partire da gare un po' più semplici. Quando si vede il percorso tecnico bisogna
leggerlo come un percorso brutto. Chiaro perché sennò uno poi finisce che si
mette in difficoltà. Invece di essere una cosa piacevole si inizia a prendere un
percorso tecnico salite discese single track e dopo non corri più.
Come si trova in discesa nei cambi di ritmo
tutte le varianti che c'è in un trail, una gara in montagna. Il trail è solo la corsa in
montagna. Adesso racchiude anche la corsa su sentiero naturale che può essere la
collina può essere maricchianti può essere ecco meno montagna un po' più
accessibile come dici tu però è così alla fine corsa in natura corsa in
montagna quello è cambia nome. Io ho iniziato con le marce alpine in
Susa poi ho passato a corsa in montagna poi ho passato a trail facendo la stessa cosa.
Quello è marketing. L'anno prossimo fra dieci anni cambia nome un'altra volta
quindi quello è marketing però si è vero funziona sempre. Vedi quando è uscita la
bici da montagna di Rampicchino nessuno se l'ha filato. E' diventata mountain bike
l'hanno venduta. Il trail adesso sta facendo dei numeri negli ultimi anni pazzeschi. Tu dicevi
già quando hai fatto tu l'Ultratrail del Montebianco i numeri erano un po' più ridotti
adesso per partecipare lì lotterie, prendere le stones, una serie di cose che diventa impegnativo
dal punto di vista economico, di tempo, di pratica. Per cui il trail sta crescendo anche
perché c'è tanto marketing, tanta pubblicità. Fortunatamente si segue di più. Prima non era
uno sport molto seguito. Anche professionisti, soldi, sponsor. Anche perché tutte le aziende
hanno investito lì perché nel trail ci vuole molto materiale molto costoso e uno sport deve
essere costoso. Anche se parti da uno sport povero, puoi diventare costoso e diventare un
business. Adesso per un completo tra bacchette, zaino, scarpe, integrazione, parte uno stipendio.
Invece se fai la corsa alla pochissima, con la carottiera di complettura della società,
le scarpe magari te le compri e cuori tutta l'estate con un paio di scarpe, hai speso
pochissimo. Poi se vai a fare queste gare importanti tipo Letò, Montebianco, Rovaredo,
quelle importanti, anche le trasferte, alberghi e tutto. L'iscrizione è salita
parecchio. E' un investimento, per carità. Se ti piace uno lo fa anche volentieri. Poi
siamo fortunati che in Italia abbiamo delle gare tra le più belle al mondo, quindi non ci
dobbiamo spostarne anche tanto rispetto ad altri posti. Però è una bella spesa rispetto alla
bodistica che come dici tu 10 euro, vinci prosciutto o il salame e ti danno il ristoro. Al fine si può
fare. E invece un consiglio a chi pratica, già pratica, fa trail, è esperto, per cui già è nel
settore ma vorrebbe fare il salto di qualità, quindi vorrebbe fare meglio, vuole fare qualcosa
in più. Cosa consigli? Cercarsi un preparatore, non Marco Olmo, perché Marco Olmo non è un
preparatore. Non posso dare consigli di come facevo io, ormai sarevo soletti. Non saprei
cosa dire di allenarsi di più, no. Devi allenarti bene, ormai ci sono tutte queste tecniche che io
non ho mai usato, non ho mai fatto niente, quindi mi sarei annoiato. Avevo già un lavoro che mi
impegnava, quindi quando ho usato il lavoro la cosa deve essere una liberazione. Secondo me è un bel
messaggio, perché a volte si sottovaluta. Tutti danno consigli, tutti parlano di running, ma di
tutti i settori. C'è chi fa l'esperto divino, però a volte, come dici tu, bisogna aver studiato,
bisogna avere esperienza per sfruttare al meglio determinati tipi di allenamento, per fare una
programmazione. Te sicuramente sei un esempio che con l'esperienza ci si arriva, però è una vita
di corsa la tua. Uno che inizia, uno che vuole fare un salto di qualità, piuttosto che fare mille
errori, mille prove, mille sbagli, prendersi una persona competente ti riduce il rischio di perder
tempo, spercare soldi, farti male. Io lo ripeto sempre. Non è che bisogna sempre vedere il salto
di qualità, di quanto vuoi farlo. Il gioco se vale la candela. Per esempio, se uno ha tre ore in
maratona e si rompe, si rompe, si rompe per fare 250, non credo che valga la pena. Infatti è anche
un discorso di sostenibilità, cioè se lo devi fare, magari ti fa aiutare per raggiungere un
traguardo in maniera sostenibile, perché se no, come dici tu, per migliorare, ti alleni di più,
ti alleni di più, ti alleni di più, ti spacchi e dopo i soldi li dai al tisio della pista e non
li dai all'allenatore o non la dai alla gara che organizza, però sembra che è una spesa e non sei
soddisfatto. Se sei uno che ambisce a vincere, allora ti serve far tutto per tutto. Se sei nel
gruppone, perché vincere è solo uno, dietro c'è il posto per tutti gli altri, come diceva uno che
gestiva un team di atleti, vince uno e dietro c'è il posto per tutti gli altri. Quindi se sei
non nei primi tutti gli altri, ma nella pancia della gara, distruggiti per fare 5 minuti in
meno su una maratona, non vale la pena. Se ti distruggi per fare dei temponi, allora è un altro
allenatore, un dietologo, un massaggiatore, di fare tutto per tutto. Però quello è un
professionista, non bisogna stare a guardare cosa fa il professionista. Diversamente fai,
ti diverti e se viene il risultato viene, come nel mio caso. Se non viene, hai corso e sei
divertito, sei passato la vita. Uno poi deve fare anche i conti con le proprie possibilità,
perché se insegui un qualcosa che non è raggiungibile e vuoi fare l'atleta d'elite ma
non lo sei, rischi e ti fai male, frustrazione, spendi soldi, sprechi soldi, non è sostenibile.
Quindi bisogna fare anche un esame di coscienza e dire ok, io posso fare magari la maratona in
tre ore, non la posso fare in due ore e trenta, non la posso fare in due ore e dieci. Quindi mi
do un obiettivo che mi dà una gratificazione, però non vado a rovinarmi la vita a inseguire
delle cose che non sono alla portata. Sei stato anche fortunato che geneticamente hai avuto un
dono, perché sennò non è che vincevi questo tipo di gare. Poi l'hai sfruttato, però c'è gente che
nasce con il motore della Ferrari e altri con quello della Panda. Io ho un motore da 34
pulsazioni sopra l'elettrocardiogramma, quindi è una cosa da pochi già. Poi quello che bisogna
partire con, come dicevo in un telefilm, nessuna aspettativa, nessuna delusione. Perché se parti
per vincere quello che viene all'UTMB, si allena lì due mesi, per poi vincere la gara parte con
un peso sulle spalle non indifferente. Infatti quest'anno all'UTMB i dieci papavi la prima
morte sono saltati tutti, anche perché c'è la webcam che riprende. Per la questione di immagini
di sponsor devono stare in testa. Sono partiti come se facevano un diecimila, si controllavano,
parti per una gara che ti devono venti ore, come fai a gestirla in quel modo? E' stressante.
La mezz'ora fai i veloci neanche, 28 minuti, 27, quindi puoi fare la corsa sull'uomo. Una gara
così devi fare la corsa su di te, non sui avversari. Gli avversari sono lì, però la corsa è la tua.
Se il tuo meglio è meglio del meglio degli altri, vinti, se no non vinti. Non puoi attaccarti a uno
più forte di te per stare in testa o gestire la gara stressandoti così. Che poi è la strategia
che hai usato tu sul Montevianco alla fine, perché piano piano ti sei riavvicinato, hai fatto il tuo.
La corsa in testa è pesante, quando passi in testa hai tutto da perdere, quindi più
tardi passi in testa meglio è. L'importante è il traguardo.
Questo sono d'accordo, tanto ormai fa tutto lo sponsor e quindi uno come dici tu è costretto
magari a fare la strategia che non avrebbe fatto, quindi non può stare coperto, non può stare
dietro, deve stare avanti, deve attaccare e poi la gara è lunga. Abbiamo visto un sacco di cose e
secondo me ci sono stati tanti spunti, per chi inizia, per chi è più avanzato, ma anche spunti
riflessioni su quello che è lo sport. Ha detto un sacco di verità, mi avviso, che a volte bisogna
prendersi meno sul serio, bisogna fare quello che il corpo ci permette di fare, quindi il nostro
fare e così via. Credo che per chi ama questo tipo di gare, gare lunghe, gare estreme, su percorsi
naturali eccetera, tu sia un grandissimo esempio e per me una leggenda, quindi io ti ringrazio
questa condivisione che in primis a me fa stra piacere e sono sicuro anche a chi ci ascolta.
Io starei qui a parlare per ore, però come ci siamo detti, cerchiamo di stare nei tempi anche
per dare un contenuto che sia facilmente ascoltabile, quindi Marco io ti ringrazio
perché veramente sei stato super disponibile e genuino, che le due cose che apprezzo di più.
Saluto e ringrazio tutti quelli che erano a pazienza di ascoltarmi, un in bocca al lupo a
tutti per la loro gare, corti o lunghe o piazze, l'importante è correre un po'. Ciao a tutti.