Tuscany Camp - La casa dei campioni di running

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1 Visualizzazioni video·3 gen 2025
Perché loro sono tutti e quattro fratelli, Giacobbe Criprimo, Victor Criplangate, Oscar Cerimo e Robert Cemonius, e Albert è un loro vicino di casa, quindi tutti e cinque vivono lì nel Quern, in Uganda, e lì il problema qual è stato?
Si riesce a lavorare molto di più e molto più intensamente rispetto a prima, quindi l'atleta è più allenato, riesce a fare molto più carico, anche lavori specifici e anche molti più chilometri senza avere problematiche che c'erano in tempo.
Quindi non si può distrarre. Comunque anche lui deve lavare i panni, lavare i piatti, anche se è tornato dai mondiali con la medaglia, non cambia nulla. Lì dentro sono tutti fratelli, sono tutti in una famiglia.
E dall'altra parte i ragazzini vedono il campione, il suo idolo come qualcosa di normale, una persona normale e quindi come raggiungibile e quindi ci provano con tutte le loro forze a raggiungerlo.
Ciao a tutti, oggi con me Giuseppe Giambrone, ideatore, allenatore e fondatore del Tuscany Camp. Giuseppe, rompiamo subito il ghiaccio chiedendoti di raccontarci di questa bellissima realtà.
Questa è una realtà nata ormai 11 anni fa da un mio sogno, delle situazioni favorevole affinché gli atleti possano correre più velocemente possibile e avere un servizio al top.
andando in Africa all'avventura con una macchina in affitto senza sapere nemmeno una parola d'inglese e piano piano da lì lavorando in connubio con la federazione ugandese perché è partito tutto dall'Uganda,
Piano piano questa cosa è cresciuta e ora siamo arrivati fino a qui insomma con ormai la vittoria in diversi campionati del mondo di 23 medaglie e tantissimi record nazionali, di grandi soddisfazioni insomma con tanti ragazzi.
Noi abbiamo preso per loro in affitto questa porzione di villa quindi loro cucinano loro, fanno i turni per lavare, per tutto, si autogestiscono.
Dove c'è un percorso sul prato, la pista interrabattuta di 400 metri e tutti i percorsi che anche il comune ha tabellato in tutta la zona circostante dove vivono gli atleti.
Nella Valdimerse con tanti percorsi ogni 500 metri tabellati l'hanno rinominata Olympic Road, proprio per la storia che c'è sul territorio di questa Valdimerse.
Poi naturalmente abbiamo il supporto fondamentale degli studi medici qui di San Roccapilli con tutti gli specialisti che ognuno di loro ha un proprio studio medico, collabora con noi e ci offre un servizio quotidiano per i ragazzi.
Fino a poco tempo fa era al 100% gratuito, ora con un po' di supporto ma comunque con grandi esperienze.
Questo è un progetto che è potuto partire proprio per la solidarietà di tutti, abbiamo messo tutti qualcosa perché non avendo soldi, risorse e strutture ognuno ha messo del suo.
Ognuno ha collaborato per la causa perché comunque ci credevamo tutti in questo progetto e quindi ognuno ha fatto quello che poteva.
Quando ho conosciuto la vostra storia ho apprezzato fin da subito proprio quello spirito di solidarietà, di aiuto.
Facciamo un passo indietro, ti chiedo quando sei andato in Africa, com'è andata? Com'è stato l'approccio per trovare dei giovani talenti, convincerli e magari portarli in Italia? Immagino che non sia stata una passeggiata.
All'inizio è stato molto duro. Io sono andato la prima volta a Gennaio 2014 per capire come funzionava e sono andato in Kenya e lì sono rimasto un pochino sconvolto da corruzione, da problematiche di diverso genere.
Era il periodo che stava venendo fuori tutto il casino del doping, quindi non mi è piaciuto l'ambiente. Non era mia intenzione lavorare lì, però ho avuto conferma di non andare in Kenya.
Avendo la possibilità di scoprire un'altra nazione ho aiutato un ragazzo che era alcolizzato, un ex campione ugandese e questo mi ha aiutato a iniziare a capire come fare entrare in Uganda.
Quindi sono andato la prima volta lì, sempre a Gennaio 2014, dopo il Kenya, in una gara di cross, dove ancora non c'era una tradizione di corsa, una mentalità professionale, non c'era nulla.
Mentre per quanto riguarda le ragazze lì invece il concetto è un po' diverso, nel senso che le ragazze lì vengono praticamente date in doto, vendute, chiamiamolo come ci pare, per poche mucche, due pecore,
insomma c'è una certa negoziazione tra i genitori in cui il genitore del maschio deve dare in dote queste mucche, queste pecore per avere la figlia in sposo o comunque in promessa sposa.
Quindi capite bene che questo va in contrasto con il nostro progetto, nel senso che le difficoltà più grosse sono state proprio con le ragazze, perché i genitori non te le facevano avvicinare perché vedevano una perdita reale di questa dote.
Quindi questo è stato lo scoglio più forte. Poi invece piano piano andando nei villaggi, andando a parlare con i professori delle scuole, iniziando a educare, anche a parlare con i genitori, piano piano si sono aperte.
Quindi anche questo muro dopo circa un anno, un anno e mezzo è caduto e quindi si è passato all'opposto, nel senso che il genitore veniva e diceva mia figlia è fortissima, portala via, perché vedevano anche una sorta di guadagno da questa attività.
Gli spiegai tutto, ci è voluto dei giorni tramite le professore della scuola elementare del luogo, che ha interagito con lui anche per convincere eccetera, alla fine ha consentito, si è affidato come dire.
Dopo la scoperta di questi grandi campioni è cambiato un po' tutto, però le resistenze iniziali erano prettamente sociali, di mentalità, molto arretrate.
Una volta per dire per fare 70 km ci si è messo quasi due giorni, perché è veramente un'avventura andare lì, si è rischiato la vita fare volte, non è stato facile.
Te hai iniziato ad allenare già lì oppure li hai portati in Italia?
Il tempo tecnico di fare i documenti li ho portati, per esempio Giacobbe Più Primo e Victor, lo scoperto era a metà novembre e a fine dicembre sono venuti in Italia.
Se vi ricordate la prima gara di Giacobbe Più Primo che ha fatto in Italia è stata la World Run in Roma ed è arrivato terzo, dietro al francese e a Daniele Meucci, sono arrivati praticamente in volante.
Bellissima storia perché ti sei inventato una cosa secondo me davvero eccezionale, mi immagino non sia stato facile perché è un continente completamente diverso dal nostro.
No, non è stato facile per niente, però la passione vuole far superare tutto, perché poi non avevamo nemmeno soldi, non avevamo smonto, quindi è stato tutto tanto volontariato e poi con quei pochi guadagni che io avevo ho investito in questa cosa.
Dobbiamo fare una crono scalata, per dire qui abbiamo una salita di 12 km, dipende da quello che dobbiamo fare, circuiti, potenziamento, ripetute in pista, ci spostiamo verso queste località che il 99% di queste località sono attorno alla villa.
Di nuovo si sistemano, preparano per la cena e poi di solito verso le dieci vanno un po' a dormire.
Si allenano in gruppo principalmente con gli stessi lavori oppure c'è una differenziazione anche in base al tipo di gare e alla pianificazione?
C'è una differenziazione che varia sia per tipologia di gara, sia per età e sia anche per livello e anche per sesso naturalmente.
Ci sono diversi gruppi in modo che diventa molto personalizzato il lavoro per ognuno e naturalmente chi va a scuola con romini, milanesi, ragazzino di Torino o altri ragazzi che frequentano la scuola, loro si allenano di pomeriggio.
La mattina giustamente vanno a scuola.
Quanti sono ad oggi più o meno i ragazzi al camp?
In totale sono circa 25.
Dico circa perché adesso siamo in una fase del fine anno, stiamo facendo una selezione di altri nuovi ragazzi e ci sarà un piccolo cambio di allenamenti, ragazzi che invece finiscono.
Siamo in una fase un attimino di risistemazione.
Come tutte le società, tanto adesso è calciomercato.
Hai parlato anche di allenamento della forza che ormai nell'atletica è diventato indispensabile.
Ho visto anche da alcuni video che siete attrezzati, avete una palestra, avete macchinari all'avanguardia.
Ci puoi dire qualcosa di più su come si allenano e come sfruttano il lavoro contro resistenza?
Loro fanno parecchio lavoro di potenziamento a corpo libero nel bosco, con le salite eccetera.
Questa è la maggior parte, anche come esercitazioni di circuiti di potenziamento modificati.
Si lavora moltissimo su questo.
Poi fanno anche un po' di lavoro in palestra a Siena, al campo scuola.
Abbiamo fatto un accordo per farmi dare una mano anche da allenatori più specializzati di me su questo fronte.
Vanno a Siena a fare questo lavoro più specifico, sia per il discorso del rinforzamento,
sia anche per gli aspetti più tecnici degli ostacoli, per esempio per i sepisti, la tecnica.
Sto iniziando a collaborare sempre di più anche con altri colleghi che magari sono più preparati di me su questi aspetti.
Poi sul discorso della forza, a corpo libero, su lavori di tecnici eccetera,
mi ha dato e mi dà una mano importante anche Federico Leporati, che è responsabile del settore Mezzofondo,
che su questo è molto preparato.
Sto cercando anche di imparare un po' da chi è più bravo di me su questi aspetti.
Magari mi sento più preparato su altri aspetti, su questi qui un po' meno.
Quindi è importante, come è sempre stato, il team di lavoro.
La collaborazione anche tra varie figure, che può essere la scienza emotoria, lo schiopatra, l'ortopedico, il fisiologo,
ci dà una mano anche come consigli il professor Bonifazi.
Poi mi consulto anche sempre con il mio ex allenatore, che mi ha cresciuto, Tommaso Ticali.
Insomma, c'è una collaborazione tra varie figure.
Molte volte quando c'è un problema si cerca di fare proprio un meeting tutti insieme,
e ognuno mette la sua parte d'esperienza per cercare di capire la problematica e poi anche la soluzione eventuale.
Mi aggancio a questo concetto per parlare anche del recupero.
Ormai anche questa è una variabile importante.
Hai parlato di massaggi, hai parlato di trattamenti.
Quali altre pratiche portate avanti?
Non so se c'è la terapia del freddo, piuttosto che ovviamente il sonno, il riposo.
Su cosa punta il Tuscany Camp a livello di recupero?
Fanno sia la vasca del ghiaccio, ce l'hanno proprio in casa loro.
Nella loro casa dove vivono, in autonomia, hanno la disponibilità di questa vasca o il macchinarino che gli ghiaccia l'acqua.
Poi i massaggi, tutto quello che serve con lo schiopato.
Tanti fanno un lavoro anche di massaggi tra di loro.
Si aiutano molto anche tra di loro e il 99% dei massaggi lo fanno in autonomia,
quando si tratta semplicemente del massaggio di scarico perché sono stanchi.
Quindi questo per noi ci leva a un grande lavoro, oltre che una grande spesa in meno, naturalmente.
E poi praticamente gli altri aspetti sono quelli dovuti alla tecnologia.
Secondo me è fondamentale la scarpa.
Come sponsor abbiamo la ON, con cui facciamo anche da centro di sviluppo del materiale.
Questa cosa è positiva perché riusciamo ad avere un feedback diretto con gli ingegneri, con chi proprio progetta la scarpa.
Quindi i feedback sono direttamente dati dall'atleta e da me come allenatore, direttamente con chi poi le deve fare le scarpe.
Sia chi le produce e chi le progetta, chi le disegna, eccetera.
Secondo me quello è un grande vantaggio perché comunque la scarpa aiuta tanto nel recupero.
Io mi ricordo quando correvo io, magari facevo un lungo, avevo tre giorni, mal di gambe.
Ora praticamente il mal di gambe non esiste più, è dovuto quasi per niente, è dovuto agli impatti.
E quindi questo qui è il vero sviluppo, il vero futuro.
Questo ha una grande importanza da un punto di vista metodologico perché è da vedere come densità di lavoro.
Significa che si riesce a lavorare molto di più e molto più intensamente rispetto a prima.
Quindi l'atleta è più allenato, riesce a fare molto più carico, anche lavori specifici e anche molti più chilometri.
Senza avere le problematiche che c'erano in tempo.
Secondo me questa è la strategia più importante, lavorare sulla tecnologia per aiutarci a evitare le problematiche.
Per fortuna l'azienda da questo punto di vista ci aiuta moltissimo.
Parlando di tecnologia, utilizzate anche dei test?
Ovviamente va molto di moda il test dell'attato, massimo consumo d'ossigeno, piuttosto che l'HRV per il recupero.
Utilizzate qualche test sugli atleti?
Questo tantissimo, tra l'altro noi abbiamo ormai da 4 anni un accordo con l'università di Verona,
l'università di Siena, con il professor Schena di Tampere di Verona,
dove periodicamente facciamo tantissimi test sugli atleti che servono da una parte a loro per la ricerca scientifica
e dall'altra parte per capire meglio i nostri atleti.
Quindi c'è una grande collaborazione tra lo scienziato e l'allenatore
che devono lavorare tutti insieme affinché si raggiungono gli obiettivi.
Poi i test dell'attato sono all'ordine del giorno, le misurazioni dell'attato
o comunque alcuni test anche direttamente con la corsa stesso,
con delle esercitazioni anche pratiche, come dicevamo prima sulla forza,
o che ne so, ci sono dei test per esempio che fa lo schiopera anche in maniera preventiva,
i balance per capire se per dire ci sono degli squilibri, delle cose,
quindi si interviene via anche proprio con delle schede di esercizi personalizzati
che poi loro anche in autonomia fanno diciamo,
quotidianamente le fanno tranquillamente da soli dopo essere stati adeguatamente istruiti.
Quindi diciamo che c'è molta personalizzazione del lavoro
e questi sono i metodi normali che si usano per questo, per recuperare prima.
Poi l'integratore, anche quello influisce tanto, più che altro in gara secondo me è importante,
oppure nel post lavoro immediatamente dopo.
Per quanto riguarda tutto il resto io non sono un grande fan di prendere tanta roba,
secondo me basta mangiare bene, stare serene, allenarsi con priorità e con progressività,
tante cose non servono.
Basta mangiare bene, stare serene e riposare, quella è la cosa fondamentale.
Mentre in gara e nel post lavoro importante, in quel momento lì è importante anche l'integrazione.
Bene, mi collego al tema alimentazione, come viene trattato?
Mangiano i ragazzi tutti le stesse cose, è differenziato?
Qual è l'organizzazione della giornata a livello alimentare?
Allora loro vanno a fare la spesa loro stessi, naturalmente la spesa la paghiamo noi,
però la fanno loro, sono in autonomia massima.
In linea di massima la nostra dietologa gli ha dato delle istruzioni, delle linee guida,
però poi dopo loro in autonomia cucinano loro direttamente,
quindi diciamo che le abbiamo educate.
Più che controllarle le abbiamo educate in partenza, faccio un esempio banale,
gli africani non usavano l'olio d'oliva, l'estravergine d'oliva,
non usavano la pasta per esempio, perché lì non c'era.
Abbiamo fatto capire che queste due cose per loro sono importantissime.
Per fare un esempio, una volta istruiti ed educati a una corretta alimentazione,
loro naturalmente sono autonomi e fanno un'alimentazione classica mediterranea a tutti,
più o meno tutti lo fanno, giustamente qualcuno con qualche tradizione particolare,
qualcosa può aggiungere, si cucina a volte qualcosa di differente,
però in linea di massima mangiano più o meno tutti la stessa cosa,
anche perché come dicevo prima si organizzano loro,
quindi capite bene che se sono magari in vente a mangiare non è semplice anche cucinare,
quindi si organizzano, c'è chi lava i piatti,
questa cosa è anche positiva per educarli,
non è solo un discorso di risparmio economico,
ma ha una funzione sociale ed educativa e anche di natura tecnica o di formazione psicologica
su cui io punto molto su questo aspetto qua,
perché comunque il campione in un certo senso deve mantenere i piedi per terra
anche dopo che vince, perché comunque i ragazzini hanno fame di arrivare
e quindi non si può distrarre,
e comunque deve anche lui lavare i panni, lavare i piatti,
anche se è tornato dai mondiali con la medaglia, non cambia nulla,
lì dentro sono tutti fratelli, sono tutti in una famiglia,
e dall'altra parte i ragazzini vedono il campione, il suo idolo,
come qualcosa di normale, una persona normale e quindi come raggiungibile,
e quindi ci provano con tutte le loro forze a raggiungerlo,
e anche poi hanno un esempio di umiltà,
voglio dire che vedere anche il campione che comunque deve lavare i piatti,
deve lavare i panni, è anche educativo, formativo
e mantiene un certo livello di umiltà in tutti
e di educazione che secondo me è anche la base dei successi,
perché molte volte si è per raggiungere successi,
ma soprattutto dopo per mantenere un certo standard,
è importante avere una fermezza anche mentale,
un'educazione, una pacatezza anche nel gestire la loro vita futura,
questo purtroppo come sapete è una piaga molto forte,
molto grossa per quanto riguarda soprattutto i ragazzi africani,
che almeno prima succedeva molto di più,
ora per fortuna un pochettino meno,
però quando hanno molto successo arrivano tanti soldi,
iniziano i problemi seri,
quindi l'alcolismo principalmente in Africa è una delle peggiori piaghe che c'hanno,
secondo me è la peggiore,
oltre a tutte le altre,
però questo è proprio quello che li porta alla morte,
e poi vabbè le donne e tutto quello che ne consegue,
e come avete visto anche ultimamente tanti omicidi anche in Kenya o in Africa
sono dovuti molto spesso proprio a questa conseguenza,
non è quello il motivo principale,
ma poi alla fine ci si arriva sempre che quello è il motivo,
quando arrivano i soldi, arrivano i problematici, i tradimenti,
le vendette o incidenti perché hanno bevuto troppo,
alla fine come vedrete è tutto collegato in questo,
invece educarli a queste situazioni li salvaguarda,
e poi anche per un loro futuro imprenditoriale,
perché i soldi che loro riescono a guadagnare non sono pochi,
se sono educati in un certo modo quando finiranno creeranno imprenditorialità
sul loro territorio e quindi faranno lavorare tante altre famiglie
che magari non hanno il loro talento per emergere,
ma magari sono bravi a coltivare il tè,
quindi loro possono creare imprenditorialità,
e abbiamo anche degli esempi di nostri ex atleti
che ormai sono grossi imprenditori lì in Africa
e fanno lavorare tanta gente.
Questo è un mio gruccio per aiutare un po' tutti,
non avendo mai avuto i soldi da poter erogare,
ho detto meglio erogare l'educazione e anche semplicemente
insegnargli a fare i conti, l'alfabetizzazione, l'excel,
sono cose che a noi sembrano quasi banali,
ma invece sono fondamentali per il loro futuro.
Questo è un bellissimo messaggio e un bellissimo lavoro
che state facendo, per cui ho piacere di condividere
il più possibile e far passare questa cosa,
perché è importante come dici tu,
perché un'atleta magari che non ha nulla,
una persona che non ha nulla,
arriva ad avere successo e non è facile,
lo vediamo anche in Italia, a figura di in Africa.
Colgo l'occasione per farti un'altra domanda,
sempre sul discorso del gruppo,
perché te parli molto del gruppo, della figura dell'educatore,
quanto è importante, abbiamo visto recentemente
il successo di Giappinelli,
che ha fatto il record italiano in Maradona,
quanto è importante questo gruppo
che avete creato per l'atleta?
Secondo me è fondamentale,
perché non è solo da vedere da un punto di vista tecnico,
se io mi alleno da solo riuscirò ad ottenere un tot,
quindi nel gruppo la fatica si sente meno,
si riesce a lavorare molto di più e tutto,
però questo secondo me è un aspetto importante,
ma non fondamentale,
anche se è molto importante da un punto di vista tecnico,
ma invece da un punto di vista umano, psicologico,
eccetera, è fondamentale,
e Ioannis è uno di questi esempi,
che comunque è arrivato da noi in una condizione psicologica
oltre che fisica di disastrosi,
dire disastrosi è poco,
quindi il gruppo alla fine, come dicevo prima,
sono come i fratelli,
quindi se uno ha un problema si aiutano tra di loro,
cercano di aiutarsi,
di darsi forza uno con l'altro,
questo gruppo alla fine dà la forza di passare anche i momenti difficili,
questo è fondamentale,
perché poi alla fine se non stai bene con la testa,
non stai bene con te stesso, con gli altri e tutto,
non riesci nemmeno a correre bene e allenarti bene,
quindi secondo me l'aspetto tecnico viene dopo,
quindi questo è veramente fondamentale,
e di questo sono contento perché i ragazzi si aiutano tutti,
e lì sono tutti fratelli,
perché in gara ognuno diventa avversario,
non esiste gelosia di quello che va forte,
perché sta andando forte,
queste cose sono veramente belle,
perché se uno va forte gli altri gioiscono,
perché io soffermo allora tu devi andare male,
perché comunque è una ruota.
Vedendo anche quello che fanno,
che uno si impegna quando si allena,
sotto gli occhi anche degli altri,
immagino che uno è soddisfatto anche per il collega,
per l'amico, per lo sportivo di fianco,
quindi secondo me è un bellissimo messaggio
che traspare anche guardandovi da fuori,
quindi c'è un'etica, una correttezza,
un impegno collettivo, quello emerge da esterno.
Ti faccio un'altra domanda,
a 2025 quali sono gli obiettivi più importanti
che avete in programma?
Gli obiettivi principali sono i mondiali,
quello è l'obiettivo primario,
e per quanto riguarda naturalmente i più grandi.
Per quanto riguarda i giovani,
ci saranno due impegni estivi importanti,
sono gli europei under-23
e poi ci saranno anche i campionati europei under-20,
che noi puntiamo pure quello,
per quanto riguarda i più giovani.
Io per questi obiettivi vi faccio un grandissimo bocca al lupo intanto.
Mi piace sempre concludere l'intervista
con dei consigli a chi ci ascolta,
considera che ci ascoltano moltissimi amatori,
chi magari sta iniziando a correre,
chi è un po' più evoluto,
che vuole fare magari il suo personale
piuttosto che raggiungere i propri obiettivi.
Per cui ti chiedo due consigli,
un consiglio per chi sta iniziando,
per magari motivarlo a correre,
perché tanti hanno proprio la paura del far fatica
e quindi si negano un po' alla corsa.
L'altro consiglio invece
a un atleta un po' più evoluto
su come fare un po' il salto di qualità.
Su quelli che iniziano
mi sentirei di dire di avere pazienza,
perché la corsa sembra inizialmente dura o difficile
o quasi impossibile,
invece passando quel primo periodo di difficoltà
quando diventa interiore questo gesto,
diventa quasi una meditazione,
e lì si raggiunge il benessere,
come dire, c'è proprio anche interiore
del piacere di correre,
soprattutto agli amatori,
di divertirsi,
quindi di abbinare magari
la vacanza con la famiglia,
alla maratona o alla gara.
Queste sono motivazioni importanti
dove creano un'unione
anche tra famiglie, amici,
la gita, eccetera,
e allo stesso tempo si fa una cosa per la salute.
Quindi di pensare principalmente
a quello più che alla prestazione cronometrica.
Poi quello piano piano viene anche da sé.
Questo piccolo muro
bisogna superarlo all'inizio,
anche se sembra dura,
prima di non esagerare,
anche camminando,
mischiando cammino e corsa,
pur di piano piano adattarsi
a questo nuovo sforzo.
E poi vedrete che
sicuramente vi divertirete
e farete delle grandi esperienze.
Per quanto riguarda
quelli più evoluti,
mi sentirete dire
a quelli che magari
sono un po' più avanti negli anni,
che però ci tengono comunque a correre forte,
di fare un compasso indietro a volte
e di lavorare anche un po' più
sulla forza,
che con l'età si inizia a perdere,
quindi perdendo il lavoro di efficienza muscolare
si corre peggio
e quindi aumenta il costo energetico,
aumenta la probabilità di infortuni,
quindi la forza di non trascurarla,
anzi, più si va avanti,
magari è meglio fare qualche chilometro in meno
e qualche esercizio di rinforzamento di più.
E poi anche sul discorso cardiaco,
quindi di fare magari qualche sprint in salita in più,
perché le aiuta molto
a livello della gettata cardiaca,
sulla tecnica di corsa
e sulla forza specifica.
Quindi con un semplice sprint in salita
anche di 40-50 metri
e con un recupero
che permette al cuore di abbassare i battiti,
cioè di recuperare bene,
questo è di grande aiuto,
soprattutto,
ripeto, a chi lo fa in maniera amatoriale,
ma non solo, anche i campioni
lo utilizzano molto.
Però magari nel giovane
questi adattamenti sono proprio dovuti all'età
e al fatto che
siano giovani
quindi hanno meno bisogno
e sono naturalmente
molto più preparati.
Quindi andando avanti con l'età
invece queste caratteristiche
si iniziano a perdere per primi
e quindi
perdendo questa tipologia di caratteristica
poi si pregiudica un po' tutto.
Quindi di fare qualche chilometro in meno
con magari un po' più di qualità
e alternandoli anche a questi tipi di lavori
di efficienza muscolare
e di lavoro anche sul cuore
con questi sprint in salita.
Questa è una cosa che
funziona molto.
Bellissimo spunto.
La forza è un tema che sta uscendo molto
purtroppo l'amatore
per un motivo o per un altro
ha poca voglia di farla
quindi spero che con queste interviste
e questi interventi si capisca.
C'è qualcuno che lavora
e ha poco tempo
e due serie da 6-8 volte di sprint in salita
è anche piacevole
e già lì fai un bel mix
tra forza molto specifica
e tecnica di corsa
e l'abbinamento con
l'aspetto anche cardiaceo.
Quindi alla fine
quella è una cosa che non impegna
non devi scriverti in palestra
non devi perdere tempo a fare pesi
però è già un buon lavoro.
Ecco questo.
Grazie per lo spunto
ti ringrazio veramente
perché ci hai dato tantissime informazioni
su questa realtà
che secondo me merita tanta visibilità
per cui io cercherò di fare il possibile
per comunicarlo a chi ci ascolta
e ti ringrazio nuovamente
per la tua disponibilità
e vi auguro davvero
con tutto il cuore
degli ottimi risultati per questo 2025.
Grazie mille
e buona sera a tutti.
Ciao.
